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Il punto di vista

La vera sconfitta è quella di non essere riusciti a vivere la B tutti insieme. Ma ritorneremo

La retrocessione della Regia è dura da digerire ma dopo ogni brutta caduta ci si può sempre rialzare

Gian Marco Regnani Gian Marco Regnani
08.05.2021 12:00

Riuscire a fare un commento lucido a poche ora da una retrocessione arrivata appena 289 giorni dopo la promozione in B non è semplice, ma ci proviamo. 

IL SOGNO. Partiamo dal 22 luglio: impossibile dimenticare le emozioni provate quella sera, sia per chi si trovava allo stadio, in tribuna o in campo, sia per chi ha vissuto quei 90 minuti davanti alla TV e assieme agli amici si è riversato in piazza per festeggiare. La rete messa a segno da Kargbo ha coronato un sogno lungo più di due decadi e ha messo la ciliegina sulla torta a una stagione trionfale in un campionato di Serie C che all'inizio non era neppure previsto. Il primo grande sforzo della società nell'estate del 2019 è stato proprio quello: permettere alla squadra di completare i passaggi richiesti per il ripescaggio e successivamente allestire una formazione all'altezza per affrontare il campionato di terza serie. Poi è arrivato mister Alvini: con la sapiente e oculata regìa di Doriano Tosi, il tecnico di Fucecchio ha plasmato una squadra a sua immagine e somiglianza e partita dopo partita è entrato nel cuore dei tifosi e nella storia della Reggiana. Non è banale che dopo una retrocessione il popolo granata, o almeno una buona fetta dei supporter, stia ancora al fianco del suo allenatore. Le emozioni esternate ieri davanti alle telecamere testimoniano tutta la passione e la determinazione che Alvini ha messo dentro e fuori dal campo negli ultimi nove mesi per cercare di regalare un secondo “miracolo” a Reggio e ai suoi tifosi.

LE COLPE. Non è in questa sede che analizzeremo nel dettaglio gli errori commessi da società, allenatore e giocatori - che ieri hanno fatto mea culpa in sala stampa - ma è bene sottolineare che gli sbagli sono di tutti. Ci sono stati errori a monte già a partire dall'estate in fase di costruzione della squadra, ci sono stati errori a gennaio nel mercato di riparazione e hanno commesso errori i protagonisti con la maglia granata sul rettangolo verde e chi li ha guidati dalla panchina. Le parole di Rozzio prima e quelle di Rossi poi sono la cartina di tornasole del clima che si respira all'interno dello spogliatoio: c'è grande amarezza per non aver raggiunto un traguardo che era alla portata e allo stesso tempo la consapevolezza di avere dato tutto. Poi c'è il Covid, un nemico invisibile che ha fatto male dentro e fuori dal campo e che ha preso di mira in modo particolare la Reggiana lasciando una macchia indelebile sul campionato. La stagione però non è ancora finita: c'è ancora un quartultimo posto da conquistare - il presidente è stato chiaro - che potrà portare qualche soldo in più nelle casse granata. Rimandiamo quindi una disamina più completa alle prossime settimane.

LA VERA SCONFITTA. Che sarebbe stato un campionato surreale lo si sapeva fin dall'inizio, ma la speranza di tutti era quella di riuscire a rivivere almeno per qualche giornata le atmosfere che fino a pochi mesi fa ci sembravano scontate. Invece non è stato così. A parte qualche sporadica presenza sugli spalti a inizio stagione, la Reggiana ha vissuto il ritorno in Serie B nel silenzio tombale del “Città del Tricolore” e di tutti gli altri stadi, vicini e lontani, in cui ha messo piede. La colpa non è certamente della squadra di Alvini o dei tifosi ma del momento difficile che tutto il mondo sta vivendo. Però rimarrà sempre il rammarico di non essere riusciti a gioire e a soffrire tutti insieme come era giusto che fosse. Questa è la vera sconfitta per il popolo granata che attendeva il ritorno in Serie B dopo 21 anni, una ferita difficile da rimarginare.

RIPARTIRE INSIEME. «Dalle grandi delusioni e dai fallimenti, e questo non lo è, nasceranno cose migliori. Ai tifosi dico di continuare a volere bene alla Regia: volevo portarli a Parma ma non ci sono riuscito però ci andranno in futuro perché hanno una società forte». Ha usato queste parole mister Alvini per concludere la sua conferenza stampa, forse una delle ultime da allenatore della Reggiana. Il futuro del tecnico di Fucecchio è in bilico, così come lo è quello di tanti giocatori sotto contratto, ma una certezza c'è: la società. Amadei e Tosi hanno preso per mano la nuova Reggiana in Serie D, una società costruita con grande cuore e fatica da Quintavalli e dagli altri soci fondatori, e l'hanno accompagnata fino in Serie B. Ora il club granata ha davanti a sé delle settimane difficili nelle quali dovrà programmare una ripartenza, ma tenendo i piedi per terra e la testa alta siamo convinti che riuscirà a garantire la continuità ad alto livello del calcio a Reggio Emilia. E' bene non dimenticare ciò che accadeva di questi tempi tre anni fa, quando la Regia da lì a poco avrebbe toccato il baratro del dilettantismo. Memori di quei momenti vissuti sulla nostra palle crediamo che la società del presidente Salerno abbia le carte in regole per ripartire nel migliore dei modi anche in Serie C, un campionato che sappiamo essere pieno di insidie. Forse non basterà una sola stagione come accaduto per il Perugia - la speranza è quella che non debbano passare altri 20 anni - ma siamo convinti che prima o poi la Regia tornerà a giocare in Serie B. Dobbiamo crederci così come dobbiamo continuare a tifare Reggiana. La seconda certezza - e non in ordine di importanza - sono proprio i tifosi: erano presenti in D a Lentigione e ci saranno anche tra qualche mese quando ritorneremo a Carpi e a Salò, speriamo sugli spalti pieni di bandiere sventolanti. Forza vecchio cuore granata.

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