La Reggiana porta a casa un punto contro l’Avellino in una partita dai due volti. Se nel primo tempo la squadra spinge e crea occasioni, trascinata dalle giocate di Rover e dal guizzo di Portanova, nella ripresa l’atteggiamento si fa più prudente. I granata soffrono la pressione irpina, ma mantengono ordine e concentrazione. Non è una gara spettacolare, ma la difesa si conferma compatta: Micai e Papetti restano attenti almeno fino allo svarione finale, mentre Rozzio e Bonetti garantiscono sicurezza. Resta la nota dolente dell'attacco, dove Girma e Novakovich non riescono ad accendersi e i subentranti non spostano gli equilibri. È un pareggio che lascia sensazioni contrastanti: un punto guadagnato, ma con ampi margini di miglioramento e con alcune decisioni dalla panchina che lasciano più di un dubbio.


Alessandro Micai 6 - Nel finale gli scappa un pallone dalle mani per lo scontro con Papetti, ma Tutino grazia i granata. Il tiro di Enrici che vale il pareggio irpino è potente e angolato, il numero uno granata lo vede partire all’ultimo tra una selva di gambe. Sicuro nelle uscite alte. Una domanda: sull’unico calcio d’angolo a favore, cosa ci faceva a centrocampo?

Andrea Papetti 6 - Compito ingrato, quello di prendersi cura di Biasci, al quale l’ex difensore del Brescia non concede praticamente nulla. Chiude in riserva, stanchissimo, dopo una partita ruvida in cui rischia poco, ma nella quale da quarto di difesa in fase di possesso, si sgancia poco in appoggio alla manovra offensiva. Nel finale, scontrandosi con Micai, rischia di fare la frittata, ma Tutino non ne approfitta.

Paolo Rozzio 6,5 - Ennesima buona prestazione del capitano, che stavolta non spicca per particolari salvataggi: è attento sul tiro di Tutino nel recupero, ma nulla di miracoloso. Prima su Sgarbi e poi su Patierno non concede azioni pericolose. I cross dell’Avellino sono tutti suoi, sia di testa che di piede, con cui riesce a fare un paio di anticipi importanti. 

Simone Bonetti 6,5 - Bravo, ordinato, sempre puntuale negli anticipi sugli avanti biancoverdi. Ruvido quando serve, ma capace anche di uscire pulito appoggiandosi sui compagni di squadra. Nella ripresa va più in difficoltà, senza però alzare mai bandiera bianca.

Matteo Rover 6,5 - Torna ad essere il “Land” che sgomma sulla fascia destra, aiutato anche da un atteggiamento tattico della Reggiana che, specialmente nella prima mezz’ora, lo porta ad esplorare la metà campo irpina, servito attaccando lo spazio. Cala vistosamente con il passare dei minuti, ma negli occhi restano il tiro che genera il tap-in vincente di Portanova e la corsa palla al piede box to box che avrebbe fatto crollare lo stadio in caso di gol (dal 33’st Lorenzo Libutti 5,5: non ha le caratteristiche di Rover, e quando entra la squadra dovrebbe guardare l’area dell’Avellino, invece guarda… quella granata).

Matheus Charlys 5 - Inizia benino, come tutta la Regia, poi un paio di interventi fallosi lo penalizzano e nella ripresa un cartellino giallo dopo pochi minuti gli costa l’uscita dal campo per il rischio di doppia ammonizione. Non incide, e non lo farà anche a La Spezia causa squalifica visto che era diffidato (dal 17’st Luca Belardinelli 5,5: come Charlys, da mezzala di copertura va anche bene, da mezzala offensiva quando esce Portanova non lascia traccia).

Tobias Reinhart 6 - L’unico che, a sprazzi, riesce a strappare a centrocampo con alcune incursioni personali nella trequarti della squadra irpina. A inizio ripresa avrebbe la chance di calciare in porta, ma preferisce il servizio in profondità su Portanova che non controlla. Non la versione migliore del centrocampista argentino: forse è arrivato in riserva in questa fase di campionato.

Manolo Portanova 6 - Il sesto centro stagionale è un concentrato di rabbia e voglia di vincere che scaraventa in fondo al sacco. Il gol lo rinfranca nella mezz’ora positiva della Reggiana, insegue ogni calciatore con la maglia biancoverde, poi un po’ alla volta si spegne, probabilmente anche per stanchezza dopo l’infortunio delle ultime settimane. In occasione del pareggio ospite si beve la finta di Enrici con troppa facilità (dal 33’st Leonardo Mendicino 5,5: un giocatore d’ordine quando serviva coraggio per provare a vincere. Non lascia traccia).

Andrea Bozzolan 5,5 - Non tantissime, ma diverse opportunità di andare all’uno contro uno per le quali, in tempi diversi, il terzino scuola Milan sarebbe andato a nozze. Invece è sempre un passo indietro, adattandosi all’andazzo generale della squadra. Alza bandiera bianca all’intervallo per un infortunio al piede destro, rimediato sul finire del primo tempo nel tentativo di scartare un avversario: speriamo non sia nulla di grave… (dal 1’st Alessandro Tripaldelli 5,5: lo stesso piatto servito da Bozzolan, senza alcun gusto. Tiene bene dietro, ma davanti non fa nemmeno il solletico).

Natan Girma 6 - Un voto a metà tra l’essere stato il migliore della Reggiana in fatto di opportunità create e tiri verso la porta dell’Avellino - almeno un paio - e la qualità oggettiva di queste conclusioni, terminate fuori dallo specchio. Fa la sua partita, ondeggia sulla trequarti e oltre alla triangolazione con Rover che manda in gol Portanova, sembra sempre pronto a regalare un assist o una giocata vincente. Il problema è quel “sembra”. 

Andrija Novakovich 5 - Passi la mancanza di rifornimenti, ma stavolta fa tanta fatica anche a livello fisico con un difensore come Simic che gli sta francobollato e non gli lascia lo spazio nemmeno per respirare. L’arbitro, oltretutto, non lo premia quasi mai con un calcio di punizione a favore. Maluccio anche di sponda.

Mister Lorenzo Rubinacci 5,5 - Ben ripagata la fiducia riposta in Rover, finalmente lanciato in profondità con palloni nello spazio e non palla al piede. La scelta di scommettere sull’ex Südtirol e su Portanova come mezzala offensiva è vincente per venticinque minuti in cui la Reggiana spadroneggia, ma il gol subìto alla mezz’ora scombussola tutti i piani del mister e dei giocatori in campo, che piano piano abbassano sempre di più il baricentro, dando coraggio all’Avellino. Obbligato il cambio di Bozzolan, sacrosanto quello di Charlys al limite della doppia ammonizione. Libutti e Mendicino sono le soluzioni conservative per non perdere l’equilibrio (e pazienza se la squadra guarda all’indietro invece che avanti), ma nel finale, con un pelo di audacia in più, si poteva fare qualcosa: il tecnico granata lascia un cambio in panchina, quello del coraggio, quello di pancia, quello dell’irrazionalità. Lambourde e soprattutto Fumagalli restano spettatori, con Novakovich e Girma a sciropparsi 95 minuti a testa. Un peccato.


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