Rubinacci: «A Bari serviranno tanta energia e capacità di adattamento. Non alleniamo la paura»
«I biancorossi dopo il ritorno di Longo giocano con un’identità più precisa. L’aspetto emotivo è fondamentale: chi sarà più forte mentalmente e più resiliente potrà portare a casa i punti. Difesa a quattro? In queste ultime partite serve duttilità»
A 48 ore dalla delicata sfida del “San Nicola” contro il Bari, mister Lorenzo Rubinacci fa il punto sulla situazione della Reggiana. Il tecnico granata parla della settimana di lavoro, delle condizioni della rosa e delle possibili soluzioni tattiche in vista di una gara importante in chiave salvezza che si inserisce in un finale di stagione complicato e ricco di scontri diretti.
Che settimana è stata quella che vi porta alla delicata sfida contro il Bari?
«È stata una settimana tipo, ed era da tanto che non la facevamo. Abbiamo potuto programmare il lavoro senza accelerazioni, seguendo i protocolli. Oggi abbiamo fatto anche un ottimo allenamento e sono contento. È una settimana importante che ci porta a una partita importante».
Ci sono state ulteriori defezioni?
«Siamo sempre un po’ a rincorrere, però oggi ho lavorato con tutta la squadra e con tutti quelli che sappiamo possono esserci. Questo mi rende soddisfatto».
Avete lavorato di più sulla difesa, visto che nelle ultime due partite sono arrivati sei gol, oppure sull’attacco, dove fate ancora un po’ fatica a tirare in porta?
«Io credo si debba lavorare sui giocatori. Migliorare chi rientra da infortuni, gestire chi ha giocato tanto. Il lavoro tecnico-tattico è un percorso continuo che parte dalle partite e dalle correzioni da fare. La cosa più importante è avere più interpreti possibili a un buon livello. Chi è fermo da 10-15 giorni non può essere spinto troppo: bisogna portarlo gradualmente a una buona percentuale».
Considerando i tanti assenti, ha in mente di cambiare qualcosa da un punto di vista tattico, a cominciare dalla difesa?
«I vestiti sono fatti dagli interpreti. Ci sono situazioni imprevedibili: ci sono mancati due titolari durante il riscaldamento in due partite consecutive e a Venezia abbiamo rischiato di cambiare ancora. Servono lucidità e qualità, ma anche capacità di adattarsi».
Capita a tutti di avere tanti infortunati e tanti problemi muscolari: è sempre di questa idea?
«Sì. Non conosciamo tutte le situazioni delle altre squadre, ma credo sia un problema diffuso. Ci sono tanti impegni, campi pesanti e tante partite ravvicinate: i giocatori vengono molto sollecitati e queste cose succedono».
Come valuta il Bari?
«Da quando è rientrato Longo mi sembra migliorato e con un’identità più precisa. La Serie B però è così: è difficile mantenere sempre lo stesso livello di concentrazione e di rendimento. Le prime in classifica possono perdere con le ultime e questo dimostra quanto sia complicato il campionato».
Dal punto di vista tattico puoi dirci di più? E quanto peserà l’ambiente caldo del “San Nicola”?
«Il Bari è quello visto nelle ultime partite, una squadra con un’identità precisa. Poi non so se l’allenatore cambierà qualcosa. L’aspetto emotivo sarà fondamentale: chi sarà più forte mentalmente e più resiliente potrà portare a casa i punti».
Vicari quando lei è arrivato aveva fatto qualche convocazione, poi è uscito dalla lista. Cosa ha di preciso e quando potrà tornare?
«Ci sono infortuni che sembrano banali ma diventano lunghi, soprattutto a livello muscolare. Finché le risonanze non sono chiare bisogna avere pazienza e seguire il protocollo. Non è un problema muscolare gravissimo, ma bisogna gestirlo con attenzione».
I tifosi granata dovranno fare il tifo anche per i canarini contro lo Spezia? Con così tante squadre in pochi punti guarderete anche gli altri campi?
«Io da allenatore granata guardo solo Bari-Reggiana. Siamo a caccia di punti e basta. Poi una domenica i risultati degli altri saranno favorevoli, un’altra meno. Ci sono tanti scontri diretti e tanta confusione in classifica, dietro e davanti: noi dobbiamo fare la nostra quota».
Con l’assenza forzata di Rozzio e senza un’alternativa come Vicari non viene a meno il discorso del regista difensivo nella difesa a tre, senza dimenticare l'assenza di esterni offensivi come Paz e Bozzolan? In questa logica non state valutando di difendere a quattro?
«Posso fare una contro domanda: abbiamo terzini di ruolo adatti? Questo non vuol dire che non si possa studiare la difesa a quattro. Il punto è che il 90% delle squadre gioca a cinque con esterni molto offensivi e quindi bisogna allenare bene certe uscite e certe distanze. I dettagli fanno la differenza».
Quindi potrebbe essere costretto ad adattare qualcuno nel ruolo di regista difensivo se si continua a giocare a tre?
«Oggi il regista difensivo serve soprattutto a comandare la linea. In fase di costruzione ormai partecipano tutti: il calcio è cambiato, i difensori giocano molto di più il pallone. Spesso chi gioca a tre, ha tre giocatori che sanno impostare».
Quindi serve soprattutto duttilità?
«Esatto. In questo momento dobbiamo adattarci. Siamo in pochi, ci sono problemi, ma non è una questione di lamentarsi: è una questione di trovare soluzioni. In queste ultime partite non possiamo essere rigidi, dobbiamo essere duttili».
Bari-Reggiana sembra forse una partita tra due squadre che hanno più paura di perdere che voglia di vincere?
«Sento sempre parlare di paura di perdere o di vincere. Noi non alleniamo la paura o la depressione: alleniamo l’energia. Poi se non riusciamo a esprimerla è un altro discorso, ma non mi piacciono parole come paura di vincere o paura di perdere. Noi siamo i primi tifosi della Reggiana e lavoriamo su energia, volontà, ambizione e consapevolezza. Sappiamo che ci aspettano partite difficili e che dobbiamo recuperare giocatori, ma la strada è questa: mettere energia e fare più punti possibili».


