Tesser: «Qui per riportare la Reggiana il più in alto possibile. Servono unità e impegno»
Il nuovo allenatore granata si presenta: «Ho scelto Reggio per la passione della gente e per l'ambizione del club. Non prometto di vincere, ma di provare a essere competitivi per ottenere il massimo. Portanova è duttile, Rozzio un elemento valido»
È ufficialmente iniziata l'avventura di Attilio Tesser sulla panchina della Reggiana. Il tecnico veneto è stato presentato oggi nella sede di via Brigata Reggio alla presenza del presidente Carmelo Salerno, del responsabile dell'area tecnica Doriano Tosi, del direttore sportivo Marco Bernardi e del direttore generale Ivano Vacondio. Accolto con parole di grande stima dalla dirigenza, Tesser ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare la proposta granata, indicando nella compattezza di tutto l'ambiente uno degli elementi fondamentali per affrontare la nuova stagione. Nel corso della conferenza stampa il nuovo allenatore ha parlato anche degli obiettivi del club, della costruzione della rosa, delle caratteristiche di alcuni singoli e delle difficoltà che attendono la Reggiana nel prossimo campionato di Serie C.
Mister Tesser, cosa rappresenta per lei questa nuova avventura alla Reggiana?
«Per me è un piacere e un onore essere qui a Reggio Emilia ed essere stato scelto come allenatore della Reggiana. Il presidente ha usato parole fin troppo generose nei miei confronti, che spero di meritare almeno in parte. Credo che la cosa più importante sia avere una squadra compatta, una società unita e tutte le componenti che lavorano nella stessa direzione. Ringrazio la dirigenza per avermi voluto qui. Tutti insieme possiamo collaborare nel migliore dei modi. Devono remare dalla stessa parte la società, lo staff, i giocatori, la tifoseria e anche la stampa, con critiche costruttive che sono sempre ben accette. I calciatori vivono anche delle letture dei giornali e, nella giusta misura, il contributo dei media può essere importante. Faremo di tutto per far andare le cose nel migliore modo possibile».
Cosa l'ha convinta ad accettare l'offerta del club granata?
«La trattativa è stata molto veloce, si è conclusa nell'arco di pochi giorni. Ho accettato perché, avendo vissuto qui vicino, ho sempre seguito i risultati della Reggiana e conosco bene la passione che c'è attorno a questa squadra. Arrivo in una piazza dove il calcio si può fare nel migliore dei modi».
Lei è il recordman di promozioni dalla Serie C alla Serie B, ma negli ultimi dieci anni soltanto tre squadre sono riuscite a tornare subito in cadetteria dopo una retrocessione. È una sfida che la stimola?
«Speriamo di essere i quarti. Ho scelto Reggio perché ho trovato una società ambiziosa. Le premesse sono quelle di provare a essere competitivi per ottenere il massimo, sapendo però che molte altre realtà faranno lo stesso ragionamento. Dobbiamo guardare in casa nostra e dare il meglio di noi stessi. Non posso promettere la vittoria del campionato, ma posso garantire coscienza del lavoro, impegno e determinazione. Sappiamo di rappresentare una comunità importante e una società che investe. Il nostro obiettivo è portare la Reggiana il più in alto possibile».
Si è già fatto un'idea della squadra e dell'organico a disposizione?
«I giocatori li conosciamo bene. C'è una lista di calciatori sotto contratto e da quella base partiremo per capire cosa riusciremo a fare insieme alla società. La conoscenza dei giocatori è totale e stiamo facendo tutte le valutazioni necessarie».
La retrocessione è stata spesso attribuita anche a una mancanza di armonia all'interno dello spogliatoio. Intende parlare singolarmente con tutti i giocatori? E come vede elementi importanti come Portanova e Rozzio nel suo sistema di gioco?
«Come ho detto prima, bisogna essere tutti compatti. Portanova è un giocatore estremamente importante e di grande qualità. Può ricoprire diversi ruoli e stiamo valutando come inserirlo al meglio nel 4-3-1-2 che utilizzo da anni. Se riusciremo a costruire la squadra secondo determinate caratteristiche, potrà giocare da trequartista, da seconda punta oppure da interno di centrocampo. Rozzio, invece, magari è più abituato a giocare in una difesa a tre, ma ha esperienza e qualità tali da poter giocare tranquillamente anche in mezzo a una linea a quattro. È un giocatore valido».
Se la Reggiana dovesse essere inserita nel girone B, la concorrenza sarebbe particolarmente elevata. Questo può complicare anche la costruzione della squadra?
«I dati dicono che quest'anno ha vinto i playoff una squadra del girone B (l'Ascoli, ndr) e che l'anno scorso le finaliste furono Pescara e Ternana, entrambe provenienti dallo stesso raggruppamento. Potrebbero esserci tutte e tre le retrocesse dalla Serie B e questo rende l'idea del livello del campionato. Sarà sicuramente un girone difficile, ma starà a noi costruire un organico competitivo per la categoria e affrontare la stagione senza alibi, pensando soprattutto a fare bene il nostro lavoro».
Tesser e Ancelotti, un allenatore che ha scritto una pagina importante della storia granata, condividono la stessa data di nascita, il 10 giugno…
«Intanto faccio gli auguri a Carlo. Abbiamo giocato insieme nella Nazionale Olimpica e abbiamo anche avuto un infortunio importante nello stesso giorno. È una persona speciale, un modello sia come uomo sia come allenatore».
Dopo le difficili esperienze vissute a Trieste, sente il desiderio di una rivalsa personale?
«Sono stati tre anni particolari. Nello scorso campionato abbiamo compiuto un'impresa, perché quando sono arrivato la squadra era sul fondo della classifica e alla fine siamo riusciti a salvarci ai playout. Quest'anno ci siamo trovati nuovamente a fare i conti con delle penalizzazioni. Per amore verso quella maglia ho voluto riprovarci, ma recuperare così tanti punti di penalità era davvero una montagna da scalare…».
A Modena ha avuto la sensazione di non aver ricevuto tutta la gratitudine che meritava? E pensa di aver avuto meno opportunità del dovuto in Serie A?
«Ognuno ha quello che si conquista nella propria carriera. La mia si è sviluppata prevalentemente in Serie B. Al Modena sarò sempre grato perché abbiamo vinto un campionato grazie alla bravura di tutti e anche a un pizzico di fortuna, ma quella esperienza ormai appartiene al passato. Oggi sono alla Reggiana. Cerco di essere una persona seria e credibile e mi fa piacere ricevere ancora oggi tanto affetto in piazze come Cremona, Avellino o Terni».
Dopo aver vinto il campionato con il Modena spese parole molto importanti nei confronti della Reggiana, dicendo che meritava un destino diverso...
«Per quello che aveva fatto vedere sul campo e per i numeri che aveva ottenuto, quella Reggiana avrebbe meritato di vincere il campionato. Nel calcio un po' di fair play, ogni tanto, non farebbe male».


