foto Gianni Munarini
foto Gianni Munarini

Il 3-0 al Masone passa in secondo piano. Al termine del secondo allenamento congiunto estivo, Attilio Tesser si presenta davanti ai microfoni con un volto decisamente contrariato. A finire sotto accusa non è tanto la prestazione tecnica, quanto l'approccio mostrato dalla squadra nel primo tempo, tanto da costringerlo ad alzare la voce durante l'intervallo e a lanciare un messaggio chiaro, soprattutto a chi non sta onorando la maglia granata con il massimo impegno. Nell'intervista il tecnico di Montebelluna affronta anche il tema del mercato, soffermandosi sugli innesti attesi per completare una rosa ancora sbilanciata, soprattutto nel reparto offensivo.


Mister, un altro passo avanti?
«No, un passo indietro. Un passo indietro nell'atteggiamento: quello del primo tempo è inconcepibile. Non si può approcciare una partita in questa maniera. Bisogna dare un segnale forte fin dall'inizio, deve cambiare questo trend di leggerezza e superficialità. Nel primo tempo mi sono particolarmente arrabbiato, non in campo ma nello spogliatoio sì. E nel secondo tempo, fin dal primo secondo, in un minuto abbiamo creato più di tutto quello che era stato fatto prima».

Un po' troppa leggerezza da parte dei protagonisti in campo?
«Non ha funzionato niente. Gioco e atteggiamento sono stati inaccettabili».

Può capitare in ritiro, no?
«È un bene che sia avvenuto adesso, perché è un segnale forte. Così è inaccettabile».

È la prima volta che i suoi giocatori hanno sentito alzarsi la sua voce?
«Penso di sì».

Quindi si arrabbia anche lei?
 «Ma certo che mi arrabbio, tante volte. Molto di più di quanto pensiate».

Difatti si è visto che nel secondo tempo qualcosa è cambiato...
«Direi molto, fin dal primo secondo. In un minuto siamo arrivati davanti al portiere due volte, abbiamo fatto gol e creato tante situazioni. Nel primo tempo ricordo solo la traversa al quarantesimo. Camminando non si gioca a calcio: bisogna correre, bisogna andare negli spazi. Servono fame, voglia e la consapevolezza che il treno non passa due volte: bisogna salirci sopra velocemente».

E questo non c'entra con i giocatori che vogliono cambiare destinazione?
«Può anche essere il motivo, ma non è giustificabile lo stesso. Bisogna essere professionali, c'è una maglia da onorare e una società che ti paga».

Le gambe pesanti non hanno inciso?
«No, ci mancherebbe. Qualcuno è rimasto in campo e il diverso atteggiamento tra primo e secondo tempo si è visto chiaramente. Io critico l'atteggiamento, poi gli errori ci possono stare. Quando al primo minuto della ripresa si vede un cambiamento così evidente, vuol dire che è una questione mentale».

La mancanza di un finalizzatore di ruolo nei primi 44 minuti ha inciso?
«Se qualcuno non fa quello che deve fare, forse manca. Però non è una questione di finalizzatore: la palla nel primo tempo viaggiava a un chilometro all'ora, nel secondo almeno a dieci».

Il messaggio che lancia alla squadra va oltre gli obiettivi stagionali?
«Camminando non si gioca a calcio. Bisogna correre, essere propositivi, avere voglia e motivazioni. La giornata negativa può capitare durante il campionato, ci mancherebbe. L'atteggiamento, invece, no. In questo momento stiamo costruendo e gli atteggiamenti devono esserci. E se qualcuno non ha piacere di stare alla Reggiana, deve essere professionista e mettersi da parte».

Ha chiesto alla società di far arrivare al più presto altri giocatori?
«La situazione è ben nota fin dall'inizio. Da allenatore chiedo di forzare certe situazioni, sia in uscita che in entrata. Bernardi sta lavorando molto bene, facendo tutto quello che può: le tempistiche, però, non le dettiamo noi. Se si vuole rispettare un determinato budget, la situazione è questa. C'è però anche la consapevolezza che alla fine riusciremo a fare qualcosa di importante. A tutti gli allenatori piacerebbe avere la rosa al completo fin da subito, soprattutto in attacco, dove è evidente che manca qualcosa. E spero che questo possa succedere a breve».

L'organico è molto disequilibrato, le carenze in attacco sono evidenti...
«È così. Al di là della buona volontà di Cavaliere e Banse, se vogliamo essere competitivi davanti ci sono delle necessità da colmare».

Ai tifosi bisogna chiedere di portare pazienza?
«Io spero che l'organico possa completarsi a breve. Quando arriva un giocatore magari si è allenato con un'altra squadra, poi bisogna inserirlo e trovargli una precisa identità di gioco. Sono fiducioso che gli innesti arrivino prima della Coppa Italia (16 agosto, ndr). Poi magari rifiniremo la rosa negli ultimi giorni di mercato. L'importante, adesso, è avere una punta di riferimento da mettere davanti».

A livello di registi può servire un innesto?
«Ora ne abbiamo due. Reinhart lo conoscete meglio di me. E anche se dovesse andare via, delle alternative le abbiamo. Suarez lo sto vedendo da dodici giorni e non mi sta dispiacendo: vedo un ragazzo ben predisposto e con tanta voglia di lavorare. Numeri alla mano è quello che percorre più chilometri di tutti, sia in allenamento che in partita. Man mano che si alza il livello, crescono anche le sue prestazioni».

Ai giocatori in uscita è stata data una "scadenza"?
«No, è impossibile. Forse qualcuno di loro rimarrà. Io tengo alla maglia e al comportamento: siamo uomini e professionisti e dobbiamo dare il massimo. Il bene comune viene prima di tutto. Se uno non se la sente, lo dice alla società e si fa da parte. Se vogliamo alzare il livello della squadra, però, deve aumentare anche la qualità».

In allenamento, invece, l'atteggiamento non manca?
«No. Ai ragazzi ho detto che, da questo punto di vista, sono più che sufficienti».

Come sta andando il ritiro, ora che siete entrati nella seconda settimana?
«Fino a oggi è andato molto bene. Sul primo tempo di oggi, meno. Del secondo tempo invece sono soddisfatto».

Una sua riflessione sulla Reggiana che svolge la preparazione nel proprio territorio?
«Sono molto felice di farlo qui vicino, dove i tifosi possono venire ad assistere agli allenamenti e stare al nostro fianco. Poi ci sono squadre che fanno ritiri lontani per tradizione, perché certe località offrono strutture particolari. Però, se vicino casa trovi posti altrettanto belli e impianti adeguati come questo, non vedo perché vi sia la necessità di andare lontano».

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