Reggiana, parte il nuovo corso. Amadei ha le idee chiare: «Proviamo a tornare subito in Serie B»
Nella sede di Immergas a Lentigione il patron granata ha illustrato il nuovo assetto dell’area sportiva. Fico: «Ci assumiamo tutte le responsabilità della retrocessione». Sullo sfondo resta aperto il tema del futuro societario.
La Reggiana riparte da Doriano Tosi, Ivano Vacondio e Marco Bernardi. Nella sede di Immergas a Lentigione, quartier generale dell’azienda fondata dal patron Romano Amadei, è stato presentato ufficialmente il nuovo assetto dell’area dirigenziale e sportiva chiamato a guidare il club dopo la retrocessione in Serie C. Ad affiancare i nuovi dirigenti c’erano il patron Amadei, il presidente Carmelo Salerno e il vicepresidente Giuseppe Fico, protagonisti di una lunga conferenza stampa nella quale si è parlato non solo di futuro ma anche degli errori che hanno portato alla discesa di categoria.
Amadei: «Serviva cambiare qualcosa»
È stato Romano Amadei a ricostruire la nascita del nuovo progetto: «Con Carmelo Salerno e Giuseppe Fico ci siamo confrontati e abbiamo deciso che era necessario cambiare qualcosa. È stato Fico a proporre Ivano Vacondio come figura da coinvolgere nella gestione del prossimo campionato. Successivamente è arrivato anche il giudizio favorevole su Doriano Tosi, che conosce molto bene la Reggiana». Dopo il confronto con Vacondio si è arrivati rapidamente alla definizione del nuovo organigramma: «In una situazione difficile come quella che stiamo vivendo dopo la retrocessione bisognava fare il meglio possibile per avere qualche possibilità di tornare in Serie B. Doriano si è mosso subito, indicando Marco Bernardi come direttore sportivo e Attilio Tesser come allenatore. Cerchiamo di fare bene e poi vedremo se riusciremo anche a vincere il campionato». Parlando del ritorno di Tosi a Reggio, Amadei ha sorriso: «L’ho ritrovato come sempre, un povero malato di calcio».
Fico: «Abbiamo sbagliato noi»
Il vicepresidente Giuseppe Fico ha rivendicato il percorso che ha portato all’arrivo delle nuove figure dirigenziali, ricordando come la decisione finale sia stata assunta direttamente dal socio di maggioranza: «Negli ultimi anni il patron aveva lasciato a noi il compito di fare e disfare. Questa volta ha deciso personalmente di scegliere le persone che guideranno la Reggiana dal punto di vista sportivo. Avendo il 75% delle quote è giusto che sia stato lui ad assumersi questa responsabilità». Fico ha poi affrontato il tema della retrocessione: «Dispiace per come è finita. Volevamo un risultato diverso. Ci sono state situazioni non belle e non siamo stati abbastanza pronti a gestirle. Chiedo scusa ai tifosi, agli sponsor, ai giornalisti e soprattutto a Romano Amadei che ci ha dato fiducia. Abbiamo sbagliato noi e facciamo mea culpa».
«La Reggiana va messa in sicurezza»
Uno dei temi centrali della conferenza è stato quello relativo al futuro proprietario del club. Amadei ha risposto con la solita ironia che lo contraddistingue alle indiscrezioni sulla possibile cessione della società: «Finora si è fatto avanti qualcuno interessato a vedere i nostri conti, che noi presentiamo regolarmente ogni anno. Però non abbiamo mai visto i suoi…». Più approfondita l’analisi di Fico: «Il socio di maggioranza ha quasi 87 anni e non si può pensare di andare avanti così per sempre. Dobbiamo pensare a mettere in sicurezza la Reggiana. Credo che l’intenzione sia quella di trovare, prima o poi, qualcuno che possa garantire un futuro al club. Quando e come lo deciderà Romano Amadei».
Salerno: «Nessun imprenditore locale si è fatto avanti»
Sul tema è intervenuto anche il presidente e amministratore delegato Carmelo Salerno, che ha evidenziato una difficoltà comune a molte realtà del calcio italiano.«Nessun imprenditore locale si è fatto avanti. Guardiamo l’Emilia-Romagna e vediamo che nella maggior parte dei casi i proprietari non sono imprenditori del territorio ma gruppi o investitori esterni». Secondo Salerno una delle ragioni è legata anche al clima che spesso si crea attorno alle società calcistiche: «Mi sono dato una spiegazione: un imprenditore locale non vuole uscire dallo stadio scortato dalla polizia. È successo anche a noi dopo l’ultima partita casalinga e credo sia una riflessione che tutto il calcio italiano dovrebbe fare». Il presidente ha poi lanciato una provocazione: «Finché avete qualcuno da insultare, tenetevelo stretto. Se un giorno arriverà un fondo, magari sarà rappresentato da un numero o da una sigla. Non avrà un volto, non avrà un cuore e non avrà un legame con il territorio».


