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Diana: «Veniamo da settimane di festa, a Salò però mi aspetto una gara seria. Bisogna tornare a essere animali da campo»

«Abbiamo diverse defezioni, sarò obbligato a cambiare qualcosa. La favorita? Il Catanzaro per quello che ha fatto vedere, ma queste sono gare a parte. Il mio futuro? Ne parleremo, resto comunque sereno e sono pronto per mettermi alla prova in B»

05.05.2023 16:00

«Nelle ultime settimane la testa è andata da un’altra parte ma è stato bello cosi perché vuol dire che abbiamo raggiunto il nostro obiettivo – sottolinea mister Aimo Diana alla vigilia del debutto della Reggiana nella Supercoppa di Serie C contro la FeralpiSalòQuesta settimana però abbiamo serrato i ranghi cercando di preparare la gara al meglio. Sappiamo perfettamente che nessuno vuole fare figuracce, ho visto Catanzaro-Feralpi ed è stata una partita vera e combattuta. Noi dovremo fare altrettanto. C’è qualche problema a livello di giocatori non al meglio, ma 20 convocati come al solito ci saranno».

Rivedremo in campo Libutti?
«Lui si allena con noi da due giorni e nell’arco delle prossime partite avremo modo di vederlo all’opera, anche perché Guiebre ha accusato una piccola frattura al malleolo in allenamento, quindi ha concluso anticipatamente la stagione».

Ha già in mente la formazione da mandare in campo?
«Sarò un po’ obbligato a cambiare qualcosa: Rozzio e Cauz mancheranno, ci sono un paio di giocatori con febbre e allergie e qualche acciaccato come Nardi e Kabashi. Ma, come avevo anticipato, darò spazio a tutta la rosa nelle ultime due partite».

Tra i giocatori c’è voglia di rivalsa dopo l’amaro epilogo della passata stagione arrivato proprio contro i gardesani?
«Un po’ ci deve essere… Ma è meglio che sia in questa gara in cui non ci sono punti importanti in palio».

Con la Feralpi come si è lasciato dopo la sua prima esperienza in panchina?
«Bene, sarò sempre riconoscente a quella società. Loro mi hanno fatto lavorare nel Settore Giovanile quando mi sono ritirato, prima con i ragazzini poi con la Berretti e infine in prima squadra facendo un buon campionato».

Tra le tre contendenti qual è la squadra che ha maggiori chance di portare a casa la Supercoppa?
«Se guardiamo al campionato fatto, chiaramente il Catanzaro ha stradominato il suo girone a suon di record: è l’unica squadra che ha dimostrato di poter vincere il titolo già a febbraio. Però queste sono gare a parte dove c’è un po’ di concentrazione in meno. Io ho chiesto ai giocatori di fare altre due settimane al top e nessuno ha obiettato: chi sta al meglio fisicamente farà una buna partita. Mi aspetto una gara seria da parte dei miei ragazzi, dobbiamo tornare ad essere degli animali da campo». 

Ci sono novità sul suo futuro?
«Ho poco da dire perché con la società non ci siamo ancora seduti a un tavolo per discutere, ma avremo modo di farlo più avanti. Io comunque sono molto sereno».

Rimarrà solo se si parlerà di Serie A?
«Quando ho usato quella frase era per far capire che mister e società vogliono fare le cose per bene perché l’ultima retrocessione può avere insegnato qualcosa. Poi il desiderio di ogni allenatore è sempre quello di arrivare in alto».

Può spiegare meglio cosa intendeva dire in Sala del Tricolore quando ha affermato di essere finalmente riuscito a capire il significato di allenare a Reggio Emilia?
«Vedere l’entusiasmo in città e tra i tifosi, ma soprattutto vedere le famiglie impazzite di gioia. Io questi festeggiamenti li ho visti in piazze di Serie A e anche chi ha visto i video e non conosce la realtà reggiana è rimasto impressionato. Il prof. Anitua, per esempio, ha mandato i video in Argentina e gli hanno chiesto se avessimo vinto la Champions League. È stato inoltre bellissimo vedere lo stadio pieno, io mi sono emozionato tantissimo. Vivere la festa in maniera spensierata in piazza è stato fantastico e ha messo un punto su quello che abbiamo fatto e che questa gente aspettava da tanto tempo».

Avrà un peso sulla sua decisione di rimanere?
«Assolutamente sì».

Ora si considera un vincente e non solamente un fabbricatore di punti?
«Una stellina me la sono messa anche io, spero sia la prima di una lunga serie. Io devo comunque rimanere un fabbricatore di punti, solo quello può portare altre stelline».

Per fare bene in Serie B cosa serve a questa Reggiana?
«Ci sono tanti giocatori qui che la B l’hanno vissuta sul campo e chiaramente la possono fare. Ho guardato parecchie partite della serie cadetta e mi sono aggiornato: secondo me si nota subito una differenza fisica e di struttura ma d’altronde la Serie C ti porta a giocare con squadre di livelli diversi, in B tutte le formazioni sono strutturate e non hanno minutaggi particolari da dover rispettare. Sento dire che B e C si assomiglino, ma non sono d’accordo: ci sono differenze a livello di intensità e fisicità e sul piano tecnico. La classifica conta e le differenze tra prime e ultime ci sono anche in B».

Dovrà anche cambiare mentalità trovando la capacità di accettare le sconfitte?
 «Una sconfitta non bisogna mai accettarla. Sappiamo che esiste come la paura ed entrambe vanno affrontate. Le nostre sono state sconfitte difficili da digerire perché arrivate in momenti che non ci aspettavamo. Come in tutti i campionati la fase difensiva è fondamentale, magari non fare tante reti ma prenderne pochi è importante. Noi abbiamo sempre avuto un buon equilibrio anche se quest’anno sono stati segnati meno gol rispetto al precedente».

Il suo modo di fare calcio cambierà in Serie B?
«I princìpi di gioco si cerca di tenerli lo stesso, mi piacerebbe però confrontarmi con il direttore sportivo per capire dove si può cambiare. La mia forza deve essere quella di crescere, aggiornarmi e avere altre visioni. La difesa a quattro, per esempio, è un concetto che io ho sempre portato avanti ma un campionato vincente come il nostro non mi ha dato l'occasione di metterla in pratica».

Aimo Diana sarà una novità anche per la Serie B?
«Si perché sarà innanzitutto la mia prima volta. Mi viene riconosciuto il fatto che con me si vede qualcosa di diverso, ma non dimentichiamo che sono i calciatori i protagonisti che ti portano a fare qualcosa. Io punto sulla curiosità del calciatore, a volte anche insegnare qualcosa di diverso a quelli un po’ più “vecchi” li porta a divertirsi maggiormente». 

È curioso di misurarsi a quel livello?
«Assolutamente sì, l’abbiamo rincorsa per tanto tempo». 

E se qualcuno dalla Serie C dovesse bussare alla sua porta?
«Io ho un contratto, quindi non dovrebbero neanche passare da me».

La notizia del giorno è indubbiamente lo scudetto del Napoli di Spalletti: può essere un esempio anche per lei?
«Io al Napoli feci due gol, uno al San Paolo e uno a Brescia quando lottavamo entrambe per non retrocedere. Loro si sono meritati in maniera assoluta lo scudetto perché hanno fatto vedere un calcio importante in Italia e in Europa. Complimenti a Spalletti che tante volte è arrivato vicino al tricolore: per noi allenatori giovani è un punto di riferimento per la sua storia e perché ha sempre portato a casa l’obiettivo. Vincere dopo 33 anni un campionato a Napoli significa entrare nella storia del club azzurro per sempre».

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