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Alessandro Iori: «In Serie B nessuna favorita. La Reggiana ha scelto di percorrere la strada giusta»

La voce rubierese di DAZN domenica sera accompagnerà il debutto dei granata in B. «Ritrovo la Regia dove l'avevo lasciata. La parola d'ordine per la squadra di Alvini deve essere "calma"»

22.09.2020 14:00

Il campionato di Serie B è alle porte e noi abbiamo chiesto ad Alessandro Iori, celebre firma del giornalismo sportivo reggiano e modenese nonché commentatore delle partite della serie cadetta per DAZN (unica piattaforma che trasmetterà tutte le partite del campionato in diretta), di aiutarci a decifrare quello che - a detta di molti addetti ai lavori - potrebbe essere uno dei campionati più indecifrabili degli ultimi anni.


Alessandro, quella che sta per iniziare sarà la stagione più impronosticabile degli ultimi anni in serie B. Cosa ne pensi?
«Sono d’accordo. La Serie B è per definizione un campionato indecifrabile, quest’anno lo è ancora di più perché il mercato è molto compresso e la scorsa stagione è finita solamente un mese fa, non lasciando il tempo necessario alle società per programmare al meglio quella nuova. Questo aspetto mescola ulteriormente le carte, a mio avviso non ci sono squadre decisamente favorite - a parte forse il Monza - ma nemmeno squadre che partono dietro alle altre. Ci sono tantissime incognite, probabilmente il vero campionato partirà in ottobre dopo la sosta quando il mercato sarà chiuso e le squadre avranno già iniziato a lavorare a ranghi completi da diverse settimane».

Le neopromosse Monza e Reggina hanno speso cifre faraoniche per tentare subito il doppio salto di categoria. Basterà per raggiungere la A?
«Non esiste una regola fissa. Seguo la B da anni e posso dire che questo non è il campionato dei nomi. Diversamente dalla A, in cui troviamo in alto le squadre che hanno investito di più, in Serie B vengono premiate le idee, i concetti, le motivazioni e la capacità da parte della società di creare un gruppo coeso e solido, capace di superare le varie insidie che si presentano lungo l'arco della stagione. La vera anomalia, ad esempio, è il campionato disputato lo scorso anno dal Benevento che non ha quasi mai avuto un momento di crisi. Bisogna avere la forza di difendere le proprie scelte, anche per una neopromossa abituata a vincere spesso il salto di categoria può essere un problema e molto dipenderà dalla capacità di gestire le battute a vuoto».

Anche se parte con l'obiettivo della salvezza, la Reggiana è una squadra abituata a vincere. Come potrà reagire il pubblico di fronte a un eventuale inizio in salita?
«Anche tra le difficoltà vissute in queste settimane di precampionato, la Reggiana rimane una squadra attrezzata per raggiungere l’obiettivo prefissato. Dopo la promozione c'è stato subito grande ottimismo, tant'è che qualcuno parlava già di poter investire per provare a raggiungere la A, ma adesso c’è fin troppa negatività dopo le sconfitte nelle amichevoli estive. Il campionato potrebbe iniziare in salita, ci sono diversi infortuni che hanno complicato le cose e Alvini non ha potuto plasmare dal primo giorno un gruppo al completo, ma penso sia giusto dare ampio credito ad una società che nel giro di 16 mesi è riuscita a passare dalla D alla B. La parola d'ordine è calma, calma e calma».

Quale può essere la squadra rivelazione?
«Quest’anno ci sono quattro neopromosse che per storia, tradizione e potenzialità economiche possono recitare un ruolo importante. Se l’anno scorso Trapani e Juve Stabia partivano un po' dietro, il ruolo di neopromossa è stato interpretato bene da Pordenone ed Entella e la Reggiana potrebbe fare altrettanto. E' davvero difficile definire una squadra rivelazione: mi auguro possa esserlo la Reggiana che ha scelto di investire tanto sui giovani, su giocatori che non hanno esperienza in categoria ma dalle grandi potenzialità. Voltan, ad esempio, è un giocatore che mi piace molto. Mazzocchi è un ottimo attaccante. Penso che la società abbia fatto la scelta giusta. Tra A e B c’è un grande divario, confermato dal fatto che le neopromosse faticano a rimanere in categoria, mentre il salto dalla C alla B è meno marcato e le squadre neopromosse possono svolgere un ruolo di primo piano. Basta vedere il Cittadella che da quando è salito tra i cadetti nel 2016 ha sempre disputato i playoff di categoria».

Dei giovani sui quali ha puntato la Reggiana, chi può sorprendere?
«Mi hanno parlato benissimo di Cambiaghi, giocatore dagli ottimi colpi. Voltan, anche se non più giovanissimo (classe '95, ndr), è molto forte e mi ha davvero entusiasmato in alcune partite con la sua Vis Pesaro nella passata stagione. Certo, se Kargbo tornasse a Reggio sarebbe sicuramente lui una delle possibili rivelazioni del campionato».

Come cambia la gestione societaria tra Serie B e Serie C?
«Il campionato 2019/20 di Serie B è una sorta di prontuario su come ci si debba comportare. Lo Spezia dopo sette giornate aveva 4 punti in classifica, un allenatore esordiente, una città in rivolta contro Direttore sportivo e società. Lo Spezia ha comunque confermato mister Italiano e il finale lo conosciamo tutti. Altre squadre, come Pescara e Perugia, hanno cambiato continuamente guida tecnica puntando su allenatori probabilmente impreparati, tanto che nemmeno Sottil - che ha vinto ai rigori la finale play out - è stato confermato. Penso che difendere le proprie scelte anche nei momenti di difficoltà sia la rotta da seguire in Serie B».

Che idea ti sei fatto del passaggio di un giocatore importante come Scappini dalla Reggiana al Modena?
«Anche Mauro Rabitti, che da Modena passò in granata alla fine degli anni ’80, fu una pedina simbolo della promozione dalla C alla B della Regia di Pippo Marchioro. Il suo gol all’ultima giornata contro il Prato, l’unico della sua stagione nonostante fosse una seconda punta, è rimasto nell’immaginario di tutti i tifosi granata. Chiaramente il passaggio di un giocatore tra due squadre rivali fa sempre parlare, ma per quanto riguarda Scappini c’è anche questa anomalia del prestito che consente alla Reggiana di ritornare comunque sui suoi passi. È un attaccante che fa certamente la differenza, ma la scelta di Alvini di non inserirlo nel gruppo per la B va rispettata. A Modena ci si aspetta tanto da lui, ha vinto gli ultimi due campionati di C che ha disputato con Cremonese e Reggiana: magari in B sarebbe stato un po’ sovradimensionato ma in C potrà sicuramente essere decisivo».

Parliamo di te e del tuo ruolo di telecronista. Sei pronto per tornare al "Giglio"?
«La Reggiana rappresenta una parte fondamentale della mia carriera perché ho iniziato da Reggio e quest'anno esordirò su DAZN proprio con Reggiana-Pisa. Sarà un grande piacere tornare al "Giglio" per seguire la Regia e farlo per una tv nazionale. L’ultima mia telecronaca dei granata risale a un Reggiana-Lucchese del 1999 (3-2, ndr) per Teletricolore, l'ultima gara in assoluto in B prima del ventennio in C. Posso dire che ritrovo la Reggiana dove l’avevo lasciata».

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