Alla vigilia della sfida contro il Palermo, mister Pierpaolo Bisoli presenta una gara decisiva nella corsa salvezza, tra fiducia nella crescita della squadra e la consapevolezza delle difficoltà. Il tecnico granata insiste sull’aspetto mentale, ribadisce la convinzione di potersi giocare i playout fino all’ultima giornata e chiede ai suoi una prova di carattere, anche in una giornata che lo vedrà seguire la squadra dalla tribuna con il vice Giuseppe Angelini al timone dei granata in panchina.


Mister, come si prepara questa che è una delle partite più importanti della stagione?
«Per l’importanza della partita e per chi incontriamo non ho dovuto caricare tanto la situazione. Giochiamo contro una delle squadre più forti del campionato, ancora in lotta per la promozione diretta, e ci giochiamo una buona fetta della stagione. I ragazzi hanno capito. Abbiamo fatto un giorno in più di ritiro, li ho visti tranquilli e oggi hanno svolto un allenamento corto ma molto concentrato. Credo che la squadra sia in crescita, lo si è visto nelle ultime partite: ha una sua fisionomia. Ci manca solo un pizzico di fortuna».

Ha dovuto risollevare il morale della squadra dopo la sconfitta di Padova?
«Moltissimo. Dopo la partita ho visto i ragazzi dispiaciuti, a terra, perché dopo una prestazione così non portare a casa nemmeno un punto può creare sconforto. In pullman mi sono messo in mezzo a loro e ho detto che io ci credo, che voglio che diventino degli eroi davanti agli occhi di tutti. È un’impresa ardua, ma abbiamo le possibilità di arrivare ai playout e dobbiamo giocarci tutto fino all’ultima giornata».

Libutti non ci sarà: che situazione è la sua?
«Ha preso una botta e abbiamo deciso di fermarlo per questa partita. È un segnale di un’annata storta, anche perché era l’unico terzino di ruolo. Però bisogna prendere anche il lato positivo: non possiamo farci crollare tutto addosso. Io ci credo, sono venuto qui per portare la Reggiana ai playout e anche da queste difficoltà ho cercato soluzioni diverse».

Opterà per la difesa a tre o Papetti può essere il sostituto naturale di Libutti?
«Ho provato Papetti negli ultimi due allenamenti, ma abbiamo anche testato più sistemi di gioco. Oggi tirerò le conclusioni, ma credo che la squadra possa fare bene in entrambe le soluzioni. Dobbiamo capire dove mettere in difficoltà il Palermo».

La difesa ha cambiato spesso gli uomini dietro: quanto incide questo aspetto?
«Pesa, perché le squadre si costruiscono dalle fondamenta. Se potessi non cambierei mai, ma spesso devi farlo per necessità di uomini o altezza. I centrali stanno facendo bene, ma ci sono caratteristiche diverse negli esterni: Tripaldelli spinge di più, Bonetti tiene meglio la linea. Dobbiamo trovare automatismi in difesa, su questo abbiamo lavorato in settimana».

Girma in che condizioni è?
«È convocato ma non può partire dall’inizio, ha 30-40 minuti di grande qualità. Può essere un valore aggiunto e credo lo abbia capito: ha qualità importanti e sta dando segnali positivi, anche nei dettagli come non portare l'orecchino in allenamento. Credo possa darci una mano, specialmente ora che arriva il caldo e si abbassano i ritmi».

Ha dato segnali particolari alla squadra?
«In settimana ho mandato via un ragazzino per dare un segnale: qui viene prima il bene della Reggiana. Se chiedo una cosa va fatta subito, non dopo. Tutte le scelte che faccio sono per il bene della squadra».

Si è “multato” dopo l’espulsione a Padova?
«Sì, ho sbagliato e me ne assumo la responsabilità. Ho detto ai ragazzi che se vincono la partita li porto a cena».

Come si mette in difficoltà il Palermo?
«Ha tanti giocatori fuori categoria. Non so come mai non sia agganciato alle prime tre, che stanno facendo un campionato straordinario. Lo si può mettere in difficoltà sulle motivazioni: loro si giocano il terzo o quarto posto credo, noi la credibilità e il mantenimento della categoria».

Che tipo di avversario si aspetta anche a livello di formazione?
«Ho letto che dovrebbero confermare gli ultimi undici, poi non so se sia pretattica o no. All’inizio della settimana si parlava di turnover, ma è giusto che ognuno giochi con la formazione migliore. Ha pochi punti deboli e tanti punti di forza: davanti hanno un attaccante (Pohjanpalo, ndr) che con pochi palloni fa gol, sulla sinistra producono tantissimi cross e hanno grande forza individuale. Hanno qualità e grande forza individuale, anche nei difensori che spesso si propongono in avanti. Noi dobbiamo rispettarli ma non avere paura: abbiamo preso contromisure e dobbiamo sviluppare il nostro gioco».

Come vivrà la partita da squalificato?
«Sarò un leone in gabbia, chi mi sta vicino deve stare attento… Non poter stare al fianco della squadra sarà difficile, perché durante la partita trasmetto tanto. In settimana li ho abituati anche a questo, facendo allenamenti senza parlare: li ho abituati a non sentire la mia voce. Ho chiesto ai ragazzi di farmi un regalo: dobbiamo portare a casa qualcosa».

Che peso ha il sostegno dei tifosi per voi?
«Tantissimo. Non è semplice essere applauditi dopo una sconfitta quando sei penultimo: vuol dire che c’è un amore sviscerale. Ho detto ai ragazzi di non disperdere questo patrimonio. Anche per questo ho chiesto un giorno in più di ritiro: vogliamo provare a sovvertire questa annata storta. Appena si sbaglia qualcosa, ci castigano: dobbiamo essere bravi a ribaltare questa stagione nata sotto una cattiva stella».

Si aspetta un'altra risposta importante da parte loro?
«Sì, perché partiamo dallo 0-0 e non siamo sconfitti in partenza. I tifosi sono intenditori, hanno visto la prestazione e ci sono stati vicini. Sono stati loro i primi a dire “crediamoci” e noi dobbiamo fare di tutto per non disperdere questo patrimonio. Come? Se potessi metterei due portieri in porta. Se arriviamo ai playout ci salviamo, ne sono sicuro: stiamo crescendo in modo esponenziale».

Crede davvero ai playout? A quale quota?
«Io credo che andiamo ai playout. Servono circa 39 punti, forse anche 38, ma non voglio sentire che dipendiamo dagli altri: il destino è nelle nostre mani e l'ho ribadito ai giocatori. Se facciamo 7-9 punti arriviamo all’obiettivo, ne sono convinto. Dobbiamo ripetere la prestazione di Padova con più cattiveria negli episodi».

È qui da un mese: che ambiente ha trovato?
«Mi viene da emozionarmi perché qui ci sono valori importanti. I ragazzi sono bravi e c’è materiale. Ho il rimpianto di non essere arrivato prima e di avere poco tempo a disposizione ora, utilizzando la gara con il Pescara come “prova”. Questa notte ho rivisto tutti i gol presi dalla Reggiana, e sono arrivato a una conclusione facendo una determinata cosa questa mattina e ieri sera…».

Che rapporto ha con la società dopo i cambiamenti dirigenziali?
«Con il direttore Cattani ho avuto pochi contatti e mi aveva messo al corrente di una sua situazione personale, gli sono vicino. Coinvolgo sempre la dirigenza, spiego le mie scelte. Ho trovato disponibilità e un rapporto diretto. Non voglio fare il professore, ma condividere tutto per il bene della Reggiana».

Rimarrebbe anche in caso di Serie C?
«Non voglio nominarla, ma se ci fosse un progetto lo prenderei in considerazione perché sto davvero bene qui. Ho trovato persone serie, si lavora bene e c’è un gruppo su cui costruire…».

Un pensiero sull'ex granata Motta e sul momento mediatico della Reggiana?
«Sapevo che era un ottimo giocatore, conosco molto bene l'ex preparatore dei portieri Bizzarri visto che ha lavorato con me a Cremona e Cosenza. Fa piacere che si parli della Reggiana in positivo. Vorrei che a fine stagione anche i miei giocatori fossero considerati degli eroi come Motta: l'ho scritto sulla lavagna nello spogliatoio. Per salvare questa squadra bisogna esserlo e loro lo sono, ma non se ne sono ancora resi conto».

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