Il mea culpa di Domenico Fracchiolla: «Sono il primo responsabile, è giusto accettare le critiche»
Il direttore sportivo granata dopo la retrocessione: «Ho sbagliato tempi e modi nel prendere certe decisioni. Potevo scappare, invece ho provato a dare dignità a questa maglia: con Bisoli ci siamo riusciti, ma non è bastato per compiere l’impresa»

La vittoria contro la Sampdoria non evita alla Reggiana il ritorno in Lega Pro dopo tre campionati cadetti consecutivi. Nel post partita il direttore sportivo Domenico Fracchiolla dalla sala stampa, al fianco di mister Bisoli, analizza con amarezza il fallimento della stagione, si assume le responsabilità per gli errori commessi e ripercorre le difficoltà vissute durante la sua prima e molto probabilmente unica annata in granata.
Direttore, quali sono le sue prime sensazioni dopo questa retrocessione?
«Per come è andata la stagione ti vengono in mente tanti flashback, pensi a quello che hai fatto bene e a quello che hai fatto male. È normale chiedere scusa per certi errori: sono io il primo responsabile e su questo non mi sono mai nascosto. Dobbiamo fare tutti mea culpa, io in primis, poi lo staff e i giocatori. C’è rammarico perché eravamo partiti bene, ma poi qualcosa si è interrotto».
Qual è un errore grosso che pensa di aver fatto?
«Ho sbagliato tempi e modi nel prendere certe decisioni. Uso il singolare perché avrei dovuto essere più impattante in alcune dinamiche ed è questo il rimorso che ho. Ho chiesto a mister Bisoli di ridare dignità alla squadra, perché prima del suo arrivo l’avevamo persa. Mi sono lasciato andare in alcune dichiarazioni, come nel post partita di Bari, ma l’ho fatto perché lì la squadra non c’era più. Per questo ho chiesto a Bisoli di essere dignitosi fino all’ultimo secondo e credo che lo siamo stati. C’è rammarico per alcune partite: prima di questo periodo con Bisoli entravamo in campo già sconfitti ed è questo che non mi perdono».
Pensa di rimanere?
«Lo analizzeremo con la società. È chiaro che in alcuni momenti ho pensato di lasciare, poi però mi sono confrontato con mister e giocatori. Mi spiace perché ci sono stati momenti in cui li ho lasciati soli e non li ho aiutati nelle loro difficoltà. L’abbraccio con Portanova dopo la Carrarese era il simbolo della volontà di rialzare una situazione non semplice. Per me questa è un’occasione professionale persa. Con il mister abbiamo fatto tante analisi, anche perché i problemi sono stati diversi. Quando parti bene e poi crolla tutto, significa che si è inceppato qualcosa».
In cosa doveva essere più impattante?
«Sono un aziendalista e non sono mai scappato. Ho sempre lavorato al centro sportivo e penso che questo sia stato il mio valore aggiunto nel provare a dare un contributo. Però il calcio è fatto di tempi e modi e lì abbiamo sbagliato qualcosa».
Qual è la maggior responsabilità che si riconosce a livello di mercato?
«Ci sono tanti discorsi che si possono fare, ma vanno contestualizzati. Il nostro mercato ha avuto tante fasi. Il problema non sono stati gli uomini, ma certe decisioni da non sbagliare in momenti determinanti. Alla fine chi non arriva in fondo ha sbagliato qualcosa e anche altre squadre hanno commesso errori. A gennaio abbiamo avuto quattro cessioni obbligate e non avevamo la forza per trattenere quei giocatori. È stato un mercato complicato già dalla cessione di Motta: prima che partisse non stava facendo benissimo, lo abbiamo venduto a una buona cifra e poi abbiamo fatto varie operazioni. Mi aspettavo anche qualcosa di più da certi giocatori: forse li abbiamo esaltati e protetti troppo. Quando abbassi il livello, non tutti riescono a reagire e qualcuno può perdere orientamento».
Ci sono scelte che non rifarebbe?
«Prenderei una posizione più forte in alcuni momenti. Sono aziendalista fino alla fine, parlo al plurale e mi assumo tutte le responsabilità. Sapevamo che mister Bisoli avrebbe dovuto fare un’impresa e che nessuno ci avrebbe regalato nulla, basti pensare alla partita col Palermo. Abbiamo anche da recriminare per alcune occasioni sprecate. Alla fine Bisoli ha avuto la media punti più alta rispetto ai suoi predecessori. Ci tenevamo ad arrivare vivi fino all’ultima gara: la mia paura era fare una fine ingloriosa nelle ultime sei partite e società e tifosi non lo meritavano. Al di là dei numeri, il mister in parte nell’impresa è riuscito e per pochi punti non ce l’ha fatta, soprattutto pensando a momenti come Bari o Entella in cui la situazione era davvero drammatica. Il mio obiettivo è sempre stato quello di mettercela tutta».
Si sente di chiedere scusa ai tifosi?
«Potevo scappare, invece ho provato a dare dignità a questa maglia. Erano giornate difficili, soprattutto dopo la partita con l’Entella, dove dopo un quarto d’ora potevamo essere già sotto di tre gol. Lo stesso vale per Bari. Proprio per rispetto verso i tifosi abbiamo deciso di tentare tutto con Bisoli per rianimare questa situazione. In quest’ultimo periodo il mister ha cercato di dare uno scossone per riavere una squadra viva. I miglioramenti si sono visti, ma non sono bastati per compiere un’impresa che restava molto difficile».
Sente di dover ringraziare la società?
«Ho chiesto scusa per tutto, ma è inutile pensare a chi abbia fatto cosa. Quando si perde, si perde tutti. Così come arrivano gli applausi, bisogna avere anche l’onestà intellettuale di essere presenti nei momenti peggiori e accettare le critiche, perché fanno parte di un percorso di vita».


