Bisoli: «Chiedo scusa ai tifosi. È una ferita al cuore non aver compiuto il miracolo»
Il tecnico granata dopo la retrocessione: «Nemmeno dieci punti sarebbero bastati. Questa squadra ha dato tutto, l’ho detto anche al patron Amadei che è venuto a ringraziarci a fine gara. Resterei anche in Serie C? Sì, la categoria non è un problema»

La Reggiana chiude il campionato con una vittoria per 1-0 contro la Sampdoria, ma il successo del “Città del Tricolore” non evita la retrocessione in Serie C. Nel post partita mister Pierpaolo Bisoli analizza con amarezza l’epilogo della stagione, ringrazia tifosi e società e non esclude una permanenza in granata anche nella categoria inferiore.
Mister, cosa le rimane di questo periodo alla guida della Reggiana?
«Mi rimane il fatto di aver trovato una società e un pubblico spettacolare. Ci spiace non aver fatto un miracolo, anche perché sarebbero serviti undici punti. La squadra è stata dignitosa e si è comportata in modo professionale. Ci siamo presi giustamente i fischi dei tifosi, ma credo che fino alla fine abbiamo rispettato la città di Reggio Emilia, la società e il direttore. Volevo concludere con dignità e grande professionalità e penso che la squadra lo abbia fatto. Abbiamo avuto anche delle opportunità, ma queste sono annate in cui pensi che il miracolo sia dietro l’angolo e invece si allontana strada facendo. Fin da stamattina io e il direttore siamo stati vicini alla squadra, ma alla fine c’è solo da chiedere scusa perché quando si retrocede bisogna farlo verso i nostri tifosi, che ci sono stati vicini fino alla fine. Credo che questi fischi siano giusti non per la partita con la Sampdoria, ma per tutta l’annata».
Rimarrebbe in granata anche in Serie C?
«Sì, qui ho trovato persone serie. Abbiamo fatto una buona media punti, ma abbiamo sbagliato alcune partite fuori casa. Prenderei in considerazione questa possibilità per il patrimonio di amore e attaccamento alla maglia che ho trovato qui. La categoria non è un problema. Dopo la partita, è venuto il patron Amadei dicendoci che nello sport si può anche perdere e ci ha ringraziato per stasera. Nessuno se la sentiva di parlare, sinceramente mi sono commosso e gli ho risposto io dicendo che abbiamo dato tutto, che ho chiesto il sangue ai giocatori. Il rammarico c’è e mi scuso per non aver fatto il miracolo, ma abbiamo dato tutto quello che avevamo».
Nessun giocatore ha avuto il coraggio di alzare la testa verso il patron Amadei?
«No, sono tutti ragazzi sensibili che tengono alla maglia. Erano depressi e ho fatto di tutto per scuoterli. Ci abbiamo messo tutto, siamo andati in ritiro e spesso ci siamo confrontati anche brutalmente. Non abbiamo fatto il miracolo, ma abbiamo comunque acceso una speranza che però non è servita, anche perché alla fine non sarebbero bastati nemmeno dieci punti».
Forse qualche giocatore non ci ha creduto abbastanza?
«Quando sono arrivato avevo detto che avrei fatto dei morti. Credo che questo gruppo sia stato serio e non posso che ringraziare tutti questi ragazzi: sono onorato di averli allenati. Prima della partita ho detto loro che dovevamo vincere per i tifosi e per la società e non ho nulla da rimproverare a nessuno. Per fare un esempio, uno come Girma stasera ha dato tutto dopo che nei giorni precedenti l’avevo richiamato. Questa è la prima volta che retrocedo e mi spiace perché l’ho fatto in un posto in cui è difficile accettarlo. Errori ce ne sono stati, come la prima uscita col Pescara persa per colpa mia, anche se credo che pure vincendo forse non sarebbe cambiato nulla. Detto questo, è una ferita al cuore non aver compiuto un miracolo in questo posto fantastico».
Il derby perso a Modena ha lasciato qualche scoria? Si rimprovera qualcosa di quella partita?
«Siamo stati brutti nel primo tempo, ma nel secondo meritavamo qualcosa di più. Credo comunque che abbiamo dato tutto, poi nel dopopartita ho fatto una gaffe per cui chiedo scusa. Non era facile risollevare una squadra dopo un derby perso, ma lo abbiamo fatto e abbiamo dimostrato di essere seri e professionisti. Nonostante questo, siamo comunque retrocessi e questo resta un dato di fatto».


