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Nesta si presenta: «La Reggiana per me è una grande opportunità, non vedevo l'ora di rimettermi in gioco»

«Assieme al direttore Goretti stiamo costruendo un gruppo per affrontare la categoria: partiamo con umiltà, ma vogliamo giocare un buon calcio. La squadra? Sarà un mix di giovani ed esperti. Ancelotti? Mi ha detto di non fare brutte figure...»

15.06.2023 18:00

In punta di piedi, ma con lo sguardo fiero per essersi rimesso in gioco in una piazza importante: Alessandro Nesta si è presentato alla città di Reggio con poche parole, ma significative. L’obiettivo da raggiungere è chiaro, inutile fare voli pindarici e puntare più in alto, almeno per il momento, il messaggio lanciato dal nuovo tecnico della Regia. Che non ha voluto rilasciare troppi indizi sulla squadra che verrà, se non sul modulo e sul tipo di calcio che intende proporre. 

«Sono stato due anni a casa perché avevo la famiglia lontano dall’Italia (a Miami, ndr) quindi dovevo fare un attimo il padre – sottolinea Nesta dopo la breve introduzione del giornalista reggiano Alessandro Iori, volto e voce nota di DAZN scelto dal club granata per condurre la conferenza stampa che si è svolta questa mattina presso la sede del Polo Digitale a Mancasale – Sono molto carico e non vedo l’ora di rimettermi in gioco e ritrovare la pressione addosso come avevo da calciatore, questo aspetto deve ammettere che mi è mancato. Non vedo l’ora di ritrovare l’adrenalina. Sono pronto».

Quando ha avuto il primo contatto con la Reggiana e cosa ha pensato in quel momento?
«Credo sia stato a fine maggio ma con Roberto (Goretti, ndr) ci sentivamo anche l’anno prima quando era a Cosenza. Insieme abbiamo litigato e gioito, facendo sempre pace: se sono qui è perché il direttore ha un modo di ragionare simile al mio ed ho accettato subito perché c’è stima reciproca. Credo che questo club e questo posto siano una grande opportunità per me».

Che ricordi ha di Reggio e della Reggiana, da calciatore?
«Ero venuto a giocare qui da ragazzino, all’epoca ero un terzino e avevo contro Nando De Napoli (stagione 1996/97, ndr). Questa terra comunque l’ho frequentata per tanti anni grazie alla conoscenza con Ancelotti, che con me si è raccomandato di fare bene ed evitare brutte figure. Quindi posso dire di essere un po’ legato a questo posto».

Da Ancelotti quali insegnamenti ha appreso?
«L’ho avuto come allenatore per otto anni e ci ha sempre detto di essere noi stessi, questa è la sua forza. Riesce a tirare fuori il meglio da ogni persona, ha un modo di fare che fa sentire tutti importanti».

Si è già fatto un’idea sulla piazza di Reggio? 
«Sono contento di essere qui, in questa zona la gente si trova bene e c’è calore. Credo di potermi trovare bene e anche voi con me perché alla fine siamo simili».

Un personaggio di caratura nazionale come lei riuscirà a calarsi pienamente in questa realtà?
«Ovunque sia andato mi sono trovato bene con tutti. A Perugia, per esempio, vivevo in collina da solo e anche a Reggio sarò senza la mia famiglia. Sono una persona molto tranquilla, la Reggiana è l’offerta migliore che ho ricevuto e ringrazio Dio di averla avuta. Per me è una grande opportunità, in questo territorio si vive di calcio, qui si giocano tante finali e tutti vengono a vedere le partite».

Lei potrebbe essere l’unico campione del mondo su una panchina in Serie B, oltre che il primo tesserato dalla Reggiana ad aver vinto il titolo più prestigioso… 
«Speriamo che Pippo Inzaghi vada all’estero, con lui ho perso sempre. A me comunque non cambia nulla e faccio il mio percorso, sono tutti miei amici. E per fortuna che Grosso ha vinto il campionato, così noi del 2006 ci siamo tolti questo peso… Comunque, nel calcio non ho avuto raccomandazioni visto che mio padre faceva il ferroviere: tutto quello che ho ottenuto è stato grazie alla passione e al merito».

In questo lungo periodo di pausa si è aggiornato?
«Per prima cosa ho fatto una riflessione su me stesso e sul lavoro fatto: ho capito che è andata bene ma poteva andare meglio o anche peggio. Ho tirato una riga fino a dove ero arrivato, ho cercato di capire dove sono o non sono cresciute le squadre che ho allenato. A Frosinone ho raggiunto la finale per la Serie A, non do particolare importanza a quello che pensa la gente tanto veniamo giudicati ogni giorno. Diciamo che essere bravi a pubblicizzare il nostro lavoro è una qualità e in questo aspetto devo migliorare…».

Su quali aspetti del suo lavoro si è maggiormente focalizzato?
«Ho sempre praticato un calcio molto offensivo, quindi ho approfondito la fase difensiva. Negli ultimi anni si va molto forte nell’uno contro uno ma lavorare di reparto quando si è bassi lo ritengo importante». 

Che Serie B ritroverà dopo due anni di assenza?
«Sicuramente migliorata, ora la qualità dei giocatori è superiore e ci sono investitori nuovi. Il campionato sta diventando sempre più bello e la ritengo una buona cosa. So che il direttore Goretti costruirà una squadra adeguata, poi gli obiettivi li stabilirà la società. Devo ancora entrare in contatto con il patron Amadei e con tutto il mondo Reggiana, non vedo l’ora di conoscere tutti».

Quale idea di calcio pensa di proporre a Reggio?
«A Perugia giocavo partendo da dietro, a Frosinone ho provato a riproporla ma la squadra aveva altre caratteristiche quindi a un certo punto ho fatto un passo indietro e siamo migliorati cambiando approccio, sfruttando un modo di giocare che non conoscevo ma ho apprezzato. A Reggio spero di riprendere la strada già intrapresa a Perugia. Con il Frosinone ho sfiorato la promozione in Serie A ma, calcisticamente parlando, mi sono divertito di più a Perugia, praticando un tipo di calcio più vicino alle mie idee».

Ha già avuto modo di visionare la Reggiana? Dove pensa che si debba intervenire maggiormente?
«Ho visto alcune partite dell’anno scorso. Non so come giocheremo, spero a quattro dietro e il direttore sa che è la mia idea. Sono però capace di tornare sui miei passi quando le cose non funzionano, ma giocando con una linea a quattro si ha il vantaggio di poter schierare un attaccante in più rispetto a un difensore».

Cosa non dovrà mancare nella Reggiana di Nesta?
«Il gruppo dovrà essere formato da un mix di giovani e vecchi. La squadra dovrà essere compatta poi arriveranno momenti in cui dovremo fare una fase difensiva forte in avanti ma dovremo anche essere bravi a partire dal basso. Bisogna allenare bene sia le situazioni difensive che quelle offensive. Ad ogni modo vorrei avere la palla di più rispetto agli avversari».

Cigarini potrà essere il faro di questa nuova squadra?
«Il “Ciga” lo conosco da qualche anno, è un giocatore forte ma bisogna vedere come sta dopo l’infortunio importante che ha avuto, però so che è rientrato e ha fatto bene. Ad ogni modo il campo dirà se potrà fare 10, 20 o 30 partite e lo capiremo anche da come si allenerà. Noi lo apprezziamo, farà parte della rosa della Reggiana».

Per il ruolo del portiere ha già qualche idea? 
«Stiamo valutando dei profili, siamo sulla buona strada ma ancora non sappiamo chi verrà. Vedremo quali opportunità offrirà il mercato, spero arrivi un portiere completo come caratteristiche».

Rifondare una squadra dalle fondamenta può essere un vantaggio o uno svantaggio? 
«Dipende, ma come ho già detto credo che ci voglia un mix di giovani e giocatori esperti. Assemblando una squadra con solo dei giovani, se poi le cose vanno male, si rischia di crollare. Allo stesso tempo avere troppi giocatori “vecchi” o stanchi mentalmente, che in Serie B trovano la loro comfort zone, lo ritengo pericoloso. Il giovane ti dà freschezza in quella direzione e per me di giovani italiani forti in circolazione ce ne sono tanti, le nostre nazionali under fanno bene in giro per il mondo. Se si ha coraggio, i giovani ti danno una mano».

Ha già in mente qualche giovane da suggerire a Goretti?
«So che il direttore ha già una lista…».

Se potesse scegliere un solo giocatore da portare in granata, quale sarebbe?
«Preferisco non dire nulla…».

La dimensione reale della Reggiana quale potrebbe essere?
«Devo dire che a Frosinone ho ereditato una squadra retrocessa dalla Serie A e ho avuto difficoltà allucinanti con tanti giocatori scontenti e con poco entusiasmo. Tante volte invece chi sale dalle serie inferiori ha un bello slancio, entusiasmo e i giocatori sono più affamati e danno un qualcosa in più ma ad oggi non si possono fare pronostici. Nell’ultimo campionato di Serie B sono retrocesse squadre impensabili, quindi non si può sottovalutare nessuno. Ma resta un campionato fantastico».

Una neopromossa nei piani alti ci può stare? 
«Noi partiamo dai piani bassi, qui la B è già stata fatta e si è tornati subito giù. Bisogna quindi partire con umiltà, ma l’obiettivo è chiaro e lo dirà il club. Poi vogliamo giocare un buon calcio. La squadra però non è completa quindi non si può dire cosa si potrà fare».

È pronto a ereditare la panchina di un ex compagno di nazionale, Diana? 
«Con Aimo tante volte abbiamo giocato contro, qualche volta assieme in Nazionale. Nel calcio rimangono i tifosi, lo stadio e qualche volta i presidenti ma gli allenatori cambiano. Faccio i complimenti a lui per quello che ha ottenuto su questa panchina, il tempo nel calcio va più veloce rispetto alla vita normale. Purtroppo, è così».

Nel suo staff chi ci sarà?
«Lorenzo Rubinacci sarà il vice, nello staff sarà presente anche Massimo Lo Monaco mentre stiamo chiudendo i discorsi per altre due posizioni».

Il suo cuore è più rossonero o biancoceleste?
«Oggi faccio il tifo per la Reggiana, sarà la mia squadra del cuore finché potrò lavorare qua. Il Milan mi ha dato tanta gloria, ma devo dire che la Lazio è la squadra della mia famiglia: andavo allo stadio a seguirla con mio papà quindi per me è particolare».

Berlusconi che ruolo ha avuto per lei?
«È una persona alla quale devo molto, ha cambiato parte della mia vita e fatto giocate in tanti posti e competere per trofei importantissimi per tanti anni. Ho avuto il piacere di lavorare per lui, aveva un carisma unico al mondo».

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