foto Silvia Casali
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Alla vigilia del match tra Entella e Reggiana, mister Lorenzo Rubinacci torna sul pareggio col Monza e presenta una sfida delicata in chiave salvezza, soffermandosi soprattutto sull’aspetto mentale e sulla gestione delle energie nel finale di stagione.


Al di là del punto in classifica, cosa vi ha dato il pareggio col Monza?
«Ci ha dato consapevolezza, perché quando giochi una partita così importante per la classifica, contro una squadra così forte e contro giocatori che l’anno scorso militavano in Serie A, credo che l’autostima e la consapevolezza di esserci, di poter fare buone partite, sia molto importante».

Si è vista forse una Reggiana più pericolosa anche in attacco?
«Sì, ho sentito che la partita è piaciuta anche sotto questo aspetto. Però la fase offensiva tante volte è determinata anche da una buona fase difensiva e forse con il Monza tutte le nostre occasioni sono nate proprio da una grandissima fase difensiva».

I numeri offensivi restano un problema.
«È vero che abbiamo fatto fatica a segnare, ma contro il Monza abbiamo tirato più del solito. La fase offensiva è più lenta da costruire, dipende da tante cose, soprattutto dalle qualità. Tante squadre costruiscono occasioni partendo da una buona fase difensiva».

La gara con l'Entella può valere ancora di più dopo il punto col Monza?
«Sono d’accordo: se a un buonissimo pareggio come quello col Monza attacchiamo una vittoria, assume un peso specifico totalmente differente. E quindi anche la partita di Chiavari assume ancora più valore».

Come avete preparato la sfida contro i liguri?
«Con grande serenità quotidiana. Dobbiamo essere attenti nei dettagli, poi ‘bravi’ lo dirà il risultato finale. Però l’abbiamo preparata seriamente, in modo credibile. Abbiamo avuto qualche giorno in più e abbiamo vissuto il pareggio col Monza in chiave positiva».

Che Entella si aspetta di affrontare?
«Non conosco benissimo tutti i singoli, però per l’andamento e per come combattono le partite, soprattutto in casa, è un grande gruppo, molto unito. Si vede che è una squadra che sta insieme, con un allenatore giovane e bravo e una società solida. Giocano con il 3-5-2 o 5-3-2, con grande intensità mentale e fisica. Vengono da due sconfitte, quindi mi aspetto una loro reazione: sarà una partita molto importante».

Pesa questo tipo di partita nella testa dei giocatori?
«Sì, adesso le partite sono tutte più pesanti. Il pallone scotta: è un conto giocare alla decima di campionato, un conto giocare adesso. C’è l’usura dei risultati, del campionato, sia psicologica che fisica, quindi è un altro calcio».

Sta lavorando ancora sull’aspetto mentale come ha fatto dopo Bari?
«La squadra va tenuta sotto pressione, marcata a vista. Abbiamo fatto buoni allenamenti e c’è una buona atmosfera, ma con le partite così ravvicinate hai sempre gruppi non completi, tra recuperi e acciaccati. Devi lavorare sui dettagli, con poche ore di campo, senza mollare la parte psicologica e lo stress mentale: per me è la cosa più importante da tenere sotto controllo».

L’orario serale può incidere?
«Siamo abituati, abbiamo i nostri protocolli quando si gioca alle 15, alle 19 o alle 20. Non è un grande problema».

Ci sono aggiornamenti dall'infermeria?
«A parte Gondo e Tripaldelli che rientreranno dopo questa partita, gli altri sono tutti disponibili. Anche Vicari fa parte del gruppo».

Che sensazioni ha raccolto dalla squadra dopo il ritiro?
«Il ritiro è finito, siamo tornati alla normalità, ai nostri allenamenti quotidiani. Però la normalità io la valuto sempre in partita. Adesso c’è una battaglia contro un avversario nelle nostre stesse condizioni e dobbiamo essere pronti».

I passi falsi dell'ultimo periodo sono più una questione mentale che fisica?
«Io parlo per la mia esperienza. I ragazzi avranno sempre il mio supporto, perché sono i miei giocatori e questa è la mia squadra che si deve salvare. Però dobbiamo essere molto onesti: bisogna essere bravi nella concentrazione e nella gestione del “tessuto nervoso”. Scaricarsi è umano, succede a tutti. La Serie B è un campionato difficilissimo e la differenza la fa chi riesce a dare continuità mentale».

Cosa si sente di promettere ai tanti tifosi granata che saranno a Chiavari?
«Nel calcio non si può promettere il risultato, ma dobbiamo promettere una cosa: amare questa maglia, combattere per questa maglia e cercare di portare fuori da questa situazione la squadra e il nostro popolo. Il risultato dipende da tanti dettagli, ma se sei dentro la partita hai possibilità di farlo. Se sei fuori, non lo fai sicuro».

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