foto Gianni Munarini
foto Gianni Munarini

Un debutto migliore di questo per mister Lorenzo Rubinacci non poteva esserci, visto che alla prima sulla panchina della Reggiana conquista una vittoria preziosa nel derby contro il Mantova. Nel post-partita il tecnico mantiene però i piedi per terra, elogiando il gruppo, sottolineando l’importanza dell’aspetto mentale e invitando tutti a pensare già al futuro.


«È stata una serata bellissima e per me essere venuto ad allenare la Reggiana è un grande onore - ha ribadito Rubinacci davanti ai microfoni - Tuttavia non abbiamo ancora fatto nulla: possiamo festeggiare solo a fine campionato. A fine gara sono andato dai giocatori e ho detto loro che mi hanno fatto vincere la partita».

Che corde ha toccato per motivare i giocatori?
«Ci tengo innanzitutto a sottolineare la grande prestazione anche di chi è entrato nella ripresa e ha fatto la differenza, anche solo per pochi minuti. Toccare le corde giuste fa parte del nostro mestiere. Siamo nati per stare insieme: ogni anno si cambia, ma sorgono sempre gli stessi problemi. Il nostro è un mondo a parte e sono fortunato di viverlo da trent’anni».

Come ha ottenuto un cambiamento mentale su un giocatore come Novakovich?
«Non ci sono segreti, perché ho la fortuna di conoscerlo dai tempi di Frosinone. Quando alleni un giocatore per un anno intero conosci tutto: le sue caratteristiche e il suo carattere. Con lui c’è un rapporto di vecchia data e ci conosciamo bene. Un allenatore deve essere bravo a toccare le corde giuste di tutti i suoi giocatori».

Nel finale ha avuto coraggio nel far entrare giovani come Mendicino e Vallarelli in un momento delicato della gara.
«Se non avessi fatto queste scelte, forse non avrebbero tirato fuori il massimo. Come la Reggiana mi ha dato il coraggio di esprimermi, io lo do a questi giocatori».

Ha schierato la squadra con il 3-5-2, come già faceva mister Nesta. Come pensa di utilizzare Portanova in questo modulo?
«Io dico che il futuro di un allenatore è sempre ristretto, perché ogni sette giorni c’è da costruire. Detto questo, Manolo non è un problema tattico, ma uno strumento per questa Reggiana».

Finalmente un po’ di fortuna è arrivata anche per la Reggiana, dopo due mesi difficili…
«Fa parte dello sport. La fortuna è determinante, ma se sei debole hai pensieri deboli. La fortuna arriva se hai pensieri forti».

Quale errore non è da commettere in vista della prossima partita a Empoli?
«Non dobbiamo perdere ciò che abbiamo dimostrato oggi, soprattutto la parte emozionale. Si sentiva una tensione nervosa che era percepibile già dagli sguardi. Se una squadra perde questo, sbatte contro un muro. Dobbiamo allenare questa cosa e farla diventare un’abitudine: è lì il segreto dello sport. Da domani si lavora con un sorriso in più, preparando una gara che sarà molto difficile».

Ci sono situazioni di giocatori acciaccati da valutare?
«Domani faremo la conta. Valuteremo chi ha giocato poco, quelli che ancora non conosco e chi ha bisogno di rifiatare. Così mi renderò conto dei profili che ho a disposizione e che finora non sono riuscito a monitorare».

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