foto Gianni Munarini
foto Gianni Munarini

Dopo il pesante ko contro l’Entella che tiene lontana la Reggiana dalla zona salvezza, mister Lorenzo Rubinacci fa mea culpa e punta il dito soprattutto sull’atteggiamento iniziale e sulla fragilità mostrata nei momenti decisivi della gara.


«L’avevamo preparata per resistere all’urto ma non è andata così - sottolinea amareggiato il tecnico granata nel dopogara - L’Entella ha fatto la partita che riesce sempre a fare quando gioca in casa. Peccato perché il primo gol era evitabile, ma poi siamo comunque andati in difficoltà su un’azione da rimessa laterale e su un calcio d’angolo. Da lì abbiamo cominciato a masticare la partita. Gli ultimi venti minuti del primo tempo li abbiamo fatti bene, creando anche qualche occasione. Quando siamo ripartiti nella ripresa, volevamo tenere viva la gara e cercare di pareggiarla per poi tentare uno scatto coi cambi, ma dal 60’ è stata purtroppo un’altra partita».

Come spiega quest’approccio sbagliato alla gara?
«L’impatto è stato deficitario e non lo so nemmeno io il motivo, anche perché avevamo studiato l’Entella. Dovevamo solo essere più pronti e non lo siamo stati. Abbiamo un po’ riequilibrato la partita verso la fine del primo tempo e pensavo che nella ripresa avremmo potuto cercare il pareggio, anche perché attaccavamo con lo sguardo verso i nostri tifosi. Da lì avremmo potuto masticare la partita, ma non è stato così».

Se la Reggiana fosse riuscita a resistere nel primo quarto d’ora, l’Entella si sarebbe potuta trovare in difficoltà?
«Quando tu vai subito sotto in certe situazioni di gioco come è successo, capisci che l’impatto alla partita risulta essere sbagliato. Probabilmente non sono stato bravo io a farmi capire dai giocatori».

Come valuta l’espulsione di Novakovich?
«Purtroppo non ho visto l’azione perché ero distratto a parlare con un altro giocatore. Perciò non posso dire niente, seppur siano cose di calcio che ci possono anche stare. Credo comunque sia una lettura strana perché non penso che l’intenzione di Novakovich fosse di commettere fallo».

Il bilancio delle ultime 5 partite è di un solo gol fatto e 13 subiti. Cosa sta succedendo a questa Reggiana?
«Quando si va sotto, purtroppo è più facile mollare che restare in partita e cercare di masticarla per recuperare. Le ultime gare hanno fatto vedere questo nostro lato debole».

Eppure nell’ultima partita contro il Monza c’era stata una reazione…
«Sì, ma ormai Monza fa parte del passato e dovevamo pensare alla gara di oggi: guardarsi indietro ci fa solo male. Il nostro è un atteggiamento fragile e dobbiamo capirne il perché: bisogna essere diversi».

A Chiavari sono mancate troppe cose alla sua Reggiana…
«Certo, rispetto alla precedente gara col Monza la nostra prestazione non è giustificabile. Probabilmente non sono stato chiaro con la squadra e mi prendo le mie responsabilità».

Ci sono diversi giocatori come Girma e Reinhart che sono usciti dal campo con un certo nervosismo…
«Quando si perde, è normale essere frustrati: siamo umani ed è giusto che sia così. Anch’io dentro di me sento il fuoco per il risultato negativo. Bisogna sapersi gestire e saper reagire perché è il nostro lavoro e siamo pagati per questo. Tocca a noi tirarci fuori da queste sabbie mobili».

Quanto incidono le condizioni fisiche e la gestione del gruppo in questo momento?
«Sono le dinamiche del calcio. Tanti giocatori erano fermi e solo ora hanno ripreso a giocare. Abbiamo tanti mezzi infortunati e il gruppo non si allena sempre unito, ma io devo comunque difendere i miei giocatori. Questo gruppo è l’unica forza su cui ci dobbiamo basare: dobbiamo essere ottimisti e remare insieme dalla stessa parte. Bisogna cercare di vedere le cose positive, seppur la prestazione con l'Entella ci faccia venir fuori mille problemi. I pensieri che possono lasciarti serate come questa vanno smaltiti e vanno affrontati in campo già dal prossimo allenamento».

Si sente a rischio esonero?
«Nel calcio siamo tutti a rischio ogni giorno. L’importante è essere consapevoli che queste partite non cambiano la tua forza, il tuo mestiere e quello che tu sei. Io ho 57 anni e non cambio assolutamente. Sono con i miei giocatori e li proteggo, ma forse non ho trasmesso loro cosa significa amare e lottare per questa maglia, perciò me ne faccio una colpa. Detto questo, il mio calcio è dalla mattina alla sera nei campi e negli uffici e a me non cambia assolutamente nulla. Mi dispiace per la gente e per i giocatori che soffrono per questa situazione».

Cosa vi hanno detto i tifosi a fine gara?
«Ci hanno detto quello che ci si aspetta dai tifosi arrabbiati per una situazione di questo genere. Nella vita ci sono momenti in cui puoi parlare e momenti in cui devi stare zitto: questo è il momento di tacere e pedalare».

Gli highlights di Virtus Entella-Reggiana 3-0

💬 Commenti