Doriano Tosi riparte dalla Reggiana: «Una scelta d'affetto e gratitudine. Serve ritrovare armonia»
Il nuovo responsabile dell’area tecnica torna in granata dopo quattro anni: «Il budget è in linea con quello della stagione dei record. Costruiremo un gruppo coeso per provare a stare in alto. Non vogliamo mandare via nessuno, ma ci vorrà tempo»
Una fugace apparizione durante la gestione Piazza. Poi la parentesi tra il 2019 e il 2022: la promozione in Serie B conquistata ai playoff, l'amara retrocessione, entrambe con Alvini in panchina e il record di punti in Serie C, con una promozione sfuggita a Diana per un... colpo di vento. Dopo quattro anni lontano dai riflettori del mercato, Doriano Tosi torna in granata, non più come direttore sportivo – ruolo lasciato al rampante Marco Bernardi – ma come direttore tecnico. Anche se, nei pensieri del patron Romano Amadei, amico di una vita, probabilmente non se n'è mai andato davvero.
«Ritorno dietro una scrivania dove sono stato tanti anni. È un grande piacere, oltre che motivo di emozione per me – spiega Doriano Tosi “presentandosi” alla stampa –. Mi sono incontrato con il patron Romano Amadei negli ultimi tempi a vedere il Lentigione e devo dire di averlo visto piuttosto scoraggiato. Per questo, nei pochi colloqui sulla Reggiana, io mi sono sentito di dire che se aveva bisogno di una mano, ci sarei stato».
La scelta di tornare nella Reggiana è dettata dalla sua amicizia col patron?
«Questa mia disponibilità è frutto di rapporti di affetto e gratitudine. È una scelta d’amore, più che di convenienza. La mia carriera l’ho fatta, però rimango un appassionato di calcio».
Qualcuno la accusa di non essere aggiornato sul calcio, dopo quattro anni lontano da un ruolo dirigenziale…
«Ho letto anche queste accuse. Penso che siano meno aggiornati quelli che vanno a vedere solo la Reggiana. Ho fatto di tutto in questi quattro anni. Lo stadio è la mia comfort zone: ci sono partite televisive ogni sera e il weekend vado a vederle dal vivo. Quest’anno, oltretutto, ho seguito molto il girone A della Serie C e adesso mi torna utile, perché Marco Bernardi è molto ferrato sul girone B e insieme mettiamo a fattor comune le nostre conoscenze».
Come vive questo ritorno a livello personale?
«Sarà un compito difficile, rispetto alle esperienze passate. Se penso al post retrocessione di cinque anni fa, noi avevamo meno impegni economici nei confronti dei contratti passati, mentre ora c’è un ammontare di contratti molto alti. Bisognerà lavorare molto per portare la Reggiana a costruire una squadra coesa, con virtù per lottare nei primi posti. Non possiamo garantire la vittoria del campionato, saremmo degli sprovveduti a dirlo adesso. Noi cercheremo comunque di arrampicarci molto in alto, con i nostri metodi, le nostre conoscenze, le nostre competenze e speriamo anche con una buona esperienza».
Cosa ne pensa del discorso sull’armonia in società che ha fatto il presidente Salerno?
«Penso che sia la base di tutto. Dobbiamo ricreare questo tipo di ambiente. Sono convinto che la Reggiana di quest’anno, come organico in assoluto, non era una squadra da retrocessione. Quando questo accade, vuol dire che l’armonia e la gestione complessiva non era ottimale, tutti quanti hanno fatto qualcosa che non andava bene».
Ci sono paralleli tra questa retrocessione e quella di cinque anni fa?
«Sui motivi legati a quella retrocessione, basta fare il rapporto tra i punti fatti e i soldi spesi. Si fa presto, si guarda il bilancio, i risultati e si capisce perché andò in quel modo. Questa retrocessione è diversa».
Qual è l’obiettivo, adesso?
«L’obiettivo principale è cercare di vincere più partite possibili. La gente si riconquista così, viene allo stadio, ci segue in tv, ed è contenta quando la squadra vince».
E qual è la ricetta per farlo?
«Grandi formule segrete non ne abbiamo. Siccome non è la prima volta che mi capita questo tipo di compito, percorreremo strade già battute in passato, cioè costruire un gruppo che funzioni e avere un allenatore che conosce la materia e sa gestire personalità importanti di calciatori».
Ci vorrà molto tempo per avere l’organico al completo?
«Per come siamo messi oggi, cioè con alcuni giocatori che ancora non sappiamo se sono convinti di rimanere a Reggio, penso ci vorrà un po’ di tempo per fare la squadra, forse a ridosso del campionato. Tuttavia, l’impegno sarà totale e cercheremo di dare soddisfazione ai soci e poi alla città e a chi vuol bene alla Reggiana».
Avete già stabilito il budget per il campionato?
«Rispetto alla stagione in cui abbiamo fatto 86 punti (la prima con Diana in panchina, ndr), siamo su quei livelli o forse qualcosa in più. La differenza è che all’epoca, a inizio stagione, mi ritrovavo meno della metà dell’ammontare contratti in carico, mentre adesso siamo a più del doppio, sempre rispetto al budget. Dovremo capire chi di questi giocatori vuole rimanere volentieri e chi invece vuole andarsene. A volte i giocatori hanno delle aspettative che non riescono a risolvere».
Avete un parco giocatori attualmente molto numeroso.
«Partiamo da un concetto chiaro: non vogliamo mandare via nessuno. Il problema è che non sarà così facile. I procuratori propongono i loro assistiti in giro per il mondo, ma poi a volte si ritrovano ancora qui. Non abbiamo giocatori da vendere a tutti i costi e questo è un buon vantaggio».
Nella precedente gestione arrivò un allenatore emergente come Diana, ora avete firmato un esperto come Tesser. Quali sono le motivazioni alla base di questa scelta?
«Abbiamo valutato allenatori emergenti ed esperti. Alla fine, abbiamo scelto Tesser perché abbiamo un contesto di giocatori importanti, esperti e di personalità che vanno gestiti bene. Il gruppo di cinque anni fa lo poteva guidare anche un allenatore emergente, adesso invece il gruppo è più complesso e sono alcuni anni che fanno la Serie B».
Con i giocatori che vorranno andarsene, fisserete una data entro cui dovrà presentarsi un’offerta concreta da parte di una squadra nuova? Di modo che non sarete costretti a trovare un sostituto troppo in là nel tempo…
«Il mondo è cambiato. I contratti ci sono, ma i giocatori che non vogliono salire in ritiro o non vogliono restare in una squadra non puoi legarli con le catene. Per cui, ripeto, sarà una campagna acquisti che andrà un po’ in là con i tempi vista la situazione, anche se ovviamente vorrei chiudere l’organico molto prima. Però non abbiamo un numero troppo alto di giocatori, non siamo disperati e non cerchiamo di vendere a tutti i costi. Dobbiamo lavorare con i calciatori e i rispettivi procuratori per capire se vogliono andare via e se hanno una squadra che li prende. Cose già vissute in passato».
Ci presenta in due parole Marco Bernardi come direttore sportivo?
«È un amico, un direttore sportivo giovane e bravo, in fase di crescita importante. Io e lui ci integriamo perfettamente, siamo in ottima armonia e cercheremo insieme di collaborare al meglio per la Reggiana».


