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Favalli: «Sto bene, presto ci vedremo sul campo. Giusto fermare il calcio»

Il calciatore granata positivo al coronavirus: «Il mio pensiero va ai familiari contagiati. Mister Alvini non vede l'ora di riabbracciarmi per tornare a fare qualcosa di grande assieme»

Gian Marco Regnani
10.03.2020 12:45

«Sto bene, sono in ripresa». Poche parole che tranquillizzano subito quelle utilizzate dal terzino granata Alessandro Favalli, positivo al coronavirus Covid-19 e in isolamento da più di una settimana. Ora anche i suoi compagni sono stati sottoposti allo stesso provvedimento ma non vedono l'ora di riabbracciarlo.

«La febbre è passata, resta solo un bel raffreddore - sottolinea l’atleta classe ‘92 arrivato a Reggio in gennaio dal Catanzaro, contattato telefonicamente stamattina dalla nostra redazione - In questo momento il mio pensiero è fisso sugli altri parenti contagiati: c’è chi sta meglio e chi peggio. Essendo isolato in casa non posso andare a trovarli e questo è davvero brutto, non lo auguro a nessuno. Per fortuna riusciamo comunque a sentirci ogni giorno...».

Quando ti sei accorto che c’era qualcosa che non andava?
«Lunedì scorso (il 3 marzo, ndr) ho accusato i primi sintomi con qualche linea di febbre, mal di testa, raffreddore e bruciore agli occhi. Sentendo i miei familiari, anche loro con gli stessi sintomi, ci siamo insospettiti, poi con i nonni malati abbiamo pensato subito al virus chiamando chi di dovere rimanendo a casa in attesa di sviluppi».

Un contagio nato in famiglia dunque…
«Una volta a settimana ci troviamo per mangiare assieme a casa dei miei genitori io e mia moglie con i miei fratelli. Magari qualcuno aveva già contratto il virus e la cena è servita per diffondere il contagio...».

Dopo quella cena sei tornato a Reggio?
«Sì, io faccio il pendolare tra Reggio e la provincia di Cremona dove vivo. La cena è avvenuta un giovedì sera: dopo ho fatto allenamento per altri due giorni assieme ai compagni. I primi sintomi sono arrivati quattro giorni dopo la cena».

L’attesa per i risultati del tampone è stata snervante?
«Eravamo quasi certi di essere tutti positivi anche perché sapevamo che i nonni lo erano. Il pensiero è andato subito alle persone che ho visto e con le quali ho avuto contatti, in primis la squadra».

Qual è stata la reazione dei tuoi compagni?
«Li sento tutti i giorni. Mi chiedono sempre come sto io e come stanno i miei familiari. Sono contento che pensino a me di continuo».

Mister Alvini cosa ti ha detto?
«Mi ha augurato una pronta guarigione e spera che possa farlo presto anche la mia famiglia. Ha detto anche che mi aspetta a braccia aperte per tornare a fare qualcosa di grande tutti assieme».

Dopo un lungo tira e molla, il mondo del calcio ha deciso di fermarsi...
«Se siamo arrivati al punto di sospendere tutto vuol dire che è la soluzione giusta. Dispiace fermarsi e non giocare, però la salute viene prima di ogni cosa e se si vuole arrestare il contagio è necessario attuare provvedimenti drastici: questo virus lo si può prendere in qualsiasi posto e in qualsiasi momento, anche su un campo da calcio...».

Vuoi lasciare un messaggio ai tifosi granata?
«In questi giorni ho ricevuto tanti messaggi di auguri da parte loro: li ringrazio tanto, mi ha fatto davvero piacere sentirli. Presto ci rivedremo sul campo».

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