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Zamparo: «Non vedo l'ora di mettermi alla prova in B. Lavorerò per potenziare la forza»

Sull'addio di Spanò: «Quando me l'ha detto sono rimasto pietrificato. Appoggerò sempre le sue decisioni»

Gian Marco Regnani
01.08.2020 12:45

Luca Zamparo a gennaio è piombato come un fulmine a ciel sereno sul pianeta granata lasciando subito il segno: 7 gol in 7 partite prima del lockdown. Ai playoff è subentrato a Scappini nel match d'esordio con il Potenza poi ha indossato la maglia da titolare nelle restanti gare contro Novara e Bari, conquistando da protagonista una meritata promozione in B. Ma adesso viene il bello...

«Dato che avevamo spesso il sabato pomeriggio libero ho avuto modo di farmi una certa cultura sulla Serie B - confessa l'arciere di Latisana - Ci sono giocatori molto forti e sul campo credo che per noi sarà come affrontare sempre dei top club di Serie C. Sono curioso e non vedo l’ora di iniziare».

C’è un qualche attaccante di B dal quale hai imparato qualcosa?
«Cerco di tratte ispirazione dagli attaccanti di tutte le categorie senza distinzione. Quest’anno mi sono piaciuti molto i gol di Forte della Juve Stabia. Ma, per fare un esempio, prima della finale ho studiato con attenzione anche quelli di Antenucci del Bari».

Pensi di essere pronto per l'impatto con la serie cadetta?
«Faccio fatica a rispondere perché io come tanti altri compagni non ho mai giocato in B. Abbiamo però delle buone basi da cui partire e un allenatore preparato che può fare la differenza. Vedo che molte neopromosse negli ultimi anni hanno fatto bene senza stravolgere la rosa, quindi credo potrà bastare qualche innesto mirato. L’obiettivo è fare il meglio possibile».

Su quale tua caratteristica lavorerai maggiormente in estate?
«Voglio migliorare in tutto ma credo che gli sforzi principali dovrò dedicarli alla forza nelle gambe».

Negli ultimi due anni hai stretto un bel rapporto con Spanò. Che effeto ti farà non rivederlo al tuo fianco?
«Quella che giocherà in B sarà inevitabilmente una Reggiana con un qualcosa in meno. Perdiamo un leader e trascinatore vero».

Come hai reagito quando hai saputo del suo addio al calcio?
«L'ho scoperto con qualche giorno d'anticipo quando mi ha fatto leggere la lettera di ammissione alla Business School. Ho chiesto subito spiegazioni e sono rimasto pietrificato quando mi ha comunicato la sua decisione. Però da amico non posso fare altro che appoggiare la sua scelta coraggiosa».

Con i 7 gol di questa stagione assieme ai 24 segnati in D sei entrato nella top 15 dei bomber granata di tutti i tempi...
«Ho scoperto questo dato con grande sorpresa durante il lockdown grazie all'addetto stampa Andrea Montanari. Si potrebbe appuntare che molte di quelle reti sono state realizzate tra i dilettanti, ma le ritengo comunque importanti perché senza quei gol probabilmente non saremmo qui a festeggiare la B».

In questa stagione tutti e quattro gli attaccanti hanno raggiunto la doppia cifra...
«Abbiamo formato un reparto composto da giocatori forti ed umili, poi avevamo delle caratteristiche diverse che ci completavano a vicenda. Io e Kargbo assieme riuscivamo a svolgere compiti diversi senza pestarci i piedi, con Scappini invece potevo muovermi di più perché lui riusciva a tenere bassa la linea della difesa. L'unico rammarico è quello di non avere mai fatto coppia con Marchi se non in allenamento: lui un po' mi assomiglia, entrambi facciamo tanto lavoro sporco per la squadra».

Quali ricordi degli ultimi 6 mesi porterai per sempre dentro di te?
«Non potrò mai dimenticare la grande cavalcata ai playoff dove abbiamo dimostrato il nostro valore grazie alla grinta accumulata nei mesi di sosta in cui temevamo che la stagione non potesse riprendere. Le emozioni provate dopo il triplice fischio dell'arbitro in finale sono state uniche, ma io ricorderò con piacere anche il primo gol in casa contro il Sudtirol: una girata di testa bella e istintiva arrivata dopo altre due reti annullate».

Quale messaggio vuoi lasciare ai tifosi in vista del prossimo campionato?
«I tifosi devono godersi questa meritata vittoria arrivata dopo 21 anni di attesa. Finché possiamo, anche noi giocatori dobbiamo vivere queste emozioni giorno dopo giorno. Dopo non ci sarà più tempo per gioire ma dovremo concentrarci sulla prossima sfida che ci aspetta».

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