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Spanò: «Concludiamo il campionato ma a determinate condizioni»

Il capitano divide il suo tempo tra allenamenti in casa e la stesura della tesi: «Esercizi a corpo libero e un po' di aerobica per non perdere il ritmo. Se e quando riprenderemo, inizierà una nuova stagione...»

Gian Marco Regnani
18.03.2020 20:00

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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È quasi passato un mese dall'ultima partita giocata e Alessandro Spanò, come i suoi compagni, non vede l’ora di tornare a calcare il prato verde del “Città del Tricolore” o, almeno per cominciare, il manto erboso di Cavazzoli. Le partite ora si giocano sui social, dove il difensore granata oggi ha sfidato a distanza il Modena sul canale ufficiale della Lega Pro. Da capitano e soprattutto da cittadino italiano Spanò rispetta le regole e resta in casa in attesa di poter tornare ad una vita normale come tutti quanti.

«Siamo arrivati al diciottesimo giorno di “clausura” - sottolinea Spanò - Nessuno era preparato per affrontare questa situazione particolare tra isolamento e limitazioni. Noi giocatori cerchiamo di rispettare i dettami che prima ci erano stati consigliati poi sono diventati obbligatori».

Cos’hai pensato quando è giunta la notizia della positività di Favalli al Covid-19?
«Nella settimana di attesa sapevamo che Alessandro aveva altri membri in famiglia contagiati quindi le probabilità erano alte. Una volta arrivata la conferma, non avendo avuto particolari contatti in allenamento, ci siamo subito preoccupati per le sue condizioni. Parliamo con lui tutti i giorni e ora la situazione è decisamente migliorata».

Sei preoccupato per la tua famiglia che risiede in Lombardia?
«Siamo stati molto fortunati, il virus non ha colpito nessuno dei miei familiari e nessuno di quelli degli altri ragazzi. Le nostre misure di auto isolamento sono state fondamentali per ridurre al minimo la possibilità di contagio».

Il lockdown pressoché totale della penisola quanto penalizza la vita di un atleta professionista?
«E’ particolarmente limitante. All’inizio temporeggiavamo, poi dopo le ultime indicazioni arrivate dalla Lega e nell’ipotesi che il campionato possa riprendere a maggio questo periodo di pausa si è trasformato in una sorta di sosta estiva al quale seguirà certamente una nuova preparazione».

In casa cosa riuscite a fare?
«Nella prima settimana di stop non siamo entrati in contatto con nessuno però ci avevano autorizzati ad andare nei parchi e fare allenamento isolati.  Adesso cerchiamo di organizzarci con esercizi individuali, principalmente sedute di forza e magari qualche attività aerobica con le corde o altri attrezzi per mantenere il tono muscolare e il fiato. Gli esercizi a corpo libero sono una parte fondamentale dei nostri allenamenti al campo e fortunatamente riusciamo a farli anche in casa».

Come pensi che debba concludersi la stagione?
«Ad oggi possiamo ragionare solamente per ipotesi. Se veramente si tornerà a giocare in maggio credo che ci siano le tempistiche per chiudere il campionato. Se invece riprenderemo più avanti credo allora che bisognerà rivedere le regole dei playoff. Presumo che non andremo oltre il mese di giugno poiché superare la scadenza naturale dei contratti porterebbe ad una situazione insostenibile. Devo però essere schietto su una cosa...».

Prego…
«Non bisogna correre il rischio di bloccare tutto mentre il calcio va avanti per conto suo. Se riprenderanno i campionati dovranno esserci le giuste condizioni. Siamo tutti sulla stessa barca».

Nell’ipotesi più ottimistica, che campionato inizierebbe a maggio per la Reggiana?
«Sarebbe un mini torneo tutto nuovo con tante incognite, le stesse che avremmo trovato con il calendario programmato in precedenza che prevedeva una partita ogni tre giorni. Noi abbiamo intrapreso un percorso e lo porteremo avanti fino alla fine, ovviamente se ci saranno le condizioni per giocare».

Il caldo potrebbe essere un problema?
«Negli scorsi anni abbiamo giocato spesso fino a metà giugno con i playoff quindi sudare un po’ di più per altri 15 giorni sarebbe il minore dei problemi. Le problematiche purtroppo sono altre...».

Da rappresentante della Reggiana presso l’Associazione Italiana Calciatori che idea ti sei fatto sulla situazione che sta vivendo l'intero movimento?
«In realtà il rappresentante della squadra è Venturi, adesso io ricopro il ruolo di delegato federale. Posso dire che in una situazione come questa, a differenza di quello che accadeva ogni anno, c’è grande unità d’intenti. I dibattiti sulle liste under e over sembrano un lontano ricordo, ora l’obiettivo generale dei calciatori e della federazione è quello di preservare la salute di tutti. Siamo perfettamente consapevoli che l’emergenza portata dal Coronavirus non riguarda solo il mondo del calcio, proprio per questo dobbiamo seguire rigidamente le indicazioni del governo».

Le situazioni per sorridere un po' fortunatamente non mancano, lo dimostrano alcuni vostri video come quello in cui Zamparo si cimenta nelle vesti di barbiere con i tuoi capelli...
«Ho dovuto finire il lavoro da solo, lui aveva fatto più danni che altro (ammette ridendo il capitano, ndr). Rimanendo chiuso in casa per fortuna cresceranno in fretta».

Questa sosta forzata ti dà più tempo anche per continuare a studiare…
«Sono quasi arrivato alla fine del mio percorso di laurea in Economia e Management presso l’università telematica Unicusano. Sfrutto il tempo che ho a disposizione per portarmi avanti con la tesi dal titolo “Evoluzione partecipativa nel Private Equity e Venture Capital”».

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