Marco Bernardi torna a casa: «La Reggiana è un sogno che si avvera. Saremo ambiziosi e competitivi»
Il nuovo direttore sportivo granata si presenta: «Nessuna promessa, ma non ci nascondiamo dietro un dito. Portanova e Reinhart? Giocatori forti da cui vogliamo ripartire, ma dovremo confrontarci con tutti quelli sotto contratto. E sul girone...»
“Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano”. Non sappiamo se Antonello Venditti, quando scriveva questo capolavoro, pensasse a Marco Bernardi. Il nuovo direttore sportivo della Reggiana, dopo tanto girovagare senza mai fare “giri immensi” – in ordine Scandiano, San Polo d’Enza, Imola, Correggio, Fiorenzuola e Carpi – è tornato alla sua grande passione, la Reggiana, che aveva amato da bambino e come direttore sportivo del settore giovanile tra il 2014 e il 2017. Un reggiano, montanaro di Casina, che solo a dicembre compirà 40 anni. Una mosca bianca all’interno di un quadro dirigenziale esperto, ma dentro il quale potrà certamente dare il suo apporto come grande conoscitore del girone B di Serie C, nel quale ha portato alla salvezza per due anni consecutivi il Carpi.
«Ringrazio la proprietà della Reggiana e le persone che sono al mio fianco, Doriano Tosi e Ivano Vacondio, per avermi scelto e per avermi dato questa possibilità. Vorrei ringraziare – prosegue Bernardi – anche il presidente Lazzaretti, del Carpi, che ha capito l’opportunità che avevo davanti, da reggiano e mi ha permesso di coglierla».
Lei completa il quadro dei dirigenti reggiani che guidano il club.
«Per me è un sogno che si avvera: sono reggiano con mamma di Novellara e papà di Casina. Ho iniziato a vedere la Reggiana quando avevo 8 anni, ricordo ancora un Reggiana-Inter 0-1 con gol di Bergomi che mi ha fatto innamorare di questo club, anche se aveva perso».
Per lei è una grande occasione?
«Sono contento, motivato e onorato di essere il direttore sportivo della Reggiana. È vero che non sarà facile essere “profeta in patria”, ma farò di tutto per sfatare questa frase fatta. Arrivo con grande entusiasmo e con la voglia di ricostruire un ambiente appesantito dalla retrocessione. Dovremo essere bravi tutti, aiutandoci per ripartire, che dopo una retrocessione è sempre difficile, ma siamo pronti ad affrontare questa sfida».
Vi siete già confrontati con Doriano Tosi e Ivano Vacondio?
«Certo, ci conosciamo da poco ma è già nata un’ottima affinità umana. Torno alle parole del presidente: per ripartire bene bisogna essere coesi, compatti e remare tutti dalla stessa parte. Sarebbe già un ottimo primo passaggio».
Come ha sottolineato Tosi, anche lei sostiene che ci vorrà pazienza per completare l’organico?
«È così, ci vorrà tempo e pazienza. Ci siamo confrontati sulle strategie e avendo tanti giocatori sotto contratto, dovremo capire e parlare con i giocatori. Vogliamo capire chi realmente ha voglia di rimanere a Reggio, perché servono persone e calciatori che vogliano sudare con la maglia granata».
Nessuna promessa in termini di obiettivi, dunque?
«Ovviamente no, ma non ci nascondiamo dietro un dito: siamo ambiziosi e vogliamo essere competitivi. L’unica promessa che posso fare, a livello personale, è che dedicherò anima e corpo a questo club. Farò il massimo che si può fare, cercando di sbagliare il meno possibile e mai in malafede, ma solo per raggiungere i nostri obiettivi».
Ci sono giocatori che per il recente passato non possono più vestire il granata?
«Dovremo incontrare tutti quelli che abbiamo sotto contratto, parlare con loro e con i procuratori, per poi fare delle valutazioni. La rosa è attualmente di 24 giocatori, tra over e under, ma come ho detto prima non sarà un lavoro semplice e rapido. Servirà tempo per fare la Reggiana più competitiva possibile».
Negli ultimi anni ha dovuto costruire squadre che lottano per salvarsi. Oggi le viene chiesto di costruirne una per vincere: dal punto di vista del lavoro le cambia qualcosa?
«Il direttore sportivo è un sarto e deve cucire l’abito giusto per raggiungere l’obiettivo che è chiesto dalla società. Alla Reggiana bisogna essere ambiziosi e competitivi. È vero, sono categorie diverse, ma ho avuto anche l’opportunità di costruire squadre per vincere anche a Correggio e a Fiorenzuola».
Nel 2020 il Perugia retrocesse dalla Serie B e l’anno dopo vinse il campionato con 7-8 undicesimi della squadra dell’anno prima. È la strada da seguire?
«Un dato eloquente è che negli ultimi dieci anni solo in tre sono tornate in Serie B al primo tentativo, tre su quaranta la dice lunga sulle difficoltà, le scorie che una retrocessione lascia. Le ricette possono essere tante, non esiste una formula unica, dipende dai contesti».
Cambia tanto la costruzione della squadra a seconda del girone in cui verrà inserita la Reggiana?
«La Reggiana deve essere competitiva indipendentemente dal girone. Se valutiamo il blasone delle piazze, ci sono squadre e società storiche nel girone B che come la Reggiana vorranno vincere. Per andare nel girone A, dobbiamo sperare nella vittoria del Brescia nei playoff e poi ci sono società buone e competitive, ma con meno pressione rispetto ad altre piazze».
Portanova e Reinhart sono i due giocatori su cui costruire la squadra del prossimo anno?
«L’abbiamo detto prima, noi vogliamo essere competitivi e questi due sono giocatori forti da cui vogliamo ripartire. Poi è ovvio che ad oggi abbiamo la necessità di sederci con ognuno di loro, dialogare e capire da cosa iniziare».
Rozzio?
«Vale lo stesso discorso. Paolo è il capitano della Reggiana, è qui da dieci anni e dobbiamo parlare con lui per capire».
Nel ruolo di portiere proverete a trattenere Micai?
«Può essere un’idea, ma ad oggi possiamo solo fare fantacalcio».
Le hanno fatto un solo anno di contratto, con una società che non si sta dando una prospettiva di lungo termine. Come vive questa situazione?
«La vivo come una grande opportunità. Ho un anno di contratto con il rinnovo a particolari condizioni con determinati risultati sportivi (la promozione in Serie B, ndr). È giusto che la Reggiana operi in quest’ottica».


