Primo maggio fa rima con derby. Quello tra Modena e Reggiana, che per il terzo anno consecutivo si ripropone per la festa dei lavoratori, per la seconda volta di fila al “Braglia”. Partita certamente sentita, soprattutto al confine, sul Secchia e partita ancora una volta decisiva per gli obiettivi, stavolta diversi, delle due squadre. Mister Pierpaolo Bisoli fa il punto alla vigilia del match di cartello.


Mister, come si prepara un derby così?
«È una partita bella da giocare, tutti vorrebbero esserci. Vale per una stagione intera, per una città. Io dico sempre prima di queste gare che i derby non si giocano, si vincono. Speriamo si avveri. Ci sarà molta tensione, tante giocate sporche: ci siamo preparati anche a questo. Da parte nostra, le motivazioni sono al massimo, perché portare a casa un risultato positivo è fondamentale. Certo, meglio vincere, ma anche un pareggio può tenerci vivi per giocarci con la Sampdoria l’accesso ai playout».

È un derby, ma anche una partita-salvezza…
«È una partita che può sistemare una stagione, anche con un pareggio, perché è questo che sta dicendo il campionato. Non credo che a due giornate dalla fine si possa stravolgere tutto. Dobbiamo mantenere viva la speranza, accesa questa fiammella, riaccesa quando ormai nessuno più ci credeva. La squadra secondo me è cresciuta tantissimo: personalità, contrasti vinti, modo di stare in campo e anche un discreto calcio. Paradossalmente la miglior partita l’abbiamo giocata e persa a Padova».

Come vive la vigilia?
«Da quando sono arrivato ho perso tante energie e quale chilo. Sono un animale notturno, di notte mi vengono le idee, provo soluzioni. Stanotte mi sono addormentato tardi per pensare a delle cose da svolgere nella rifinitura. Questa avventura, bella e piacevole nella sua intensità, mi sta prosciugando. Spero di chiudere questo periodo nel modo migliore».

Gli ex possono avere motivazioni in più? 
«Se manca la motivazione in una partita così vuol dire che ho capito poco dei miei giocatori. Poi se c’è anche la cabala ben venga, poi però la partita va giocata…».

Quanto peserà l’assenza dei tifosi granata?
«Dispiace tanto. Dopo Palermo avrei voluto condividere la gioia con loro (era squalificato, ndr). Ho detto ai ragazzi che dobbiamo giocare anche per chi ci seguirà e soffrirà da casa».

A Modena la tifoseria organizzata si radunerà davanti allo stadio per caricare la squadra…
«Credo che la carica, i tifosi, ce l’abbiano data dopo la sconfitta di Padova. Nella testa di parecchie persone eravamo retrocessi, ma ciononostante, chi ci ha seguito ci ha dato la carica a fine partita. Gli ultras hanno attaccato uno striscione, è un segnale di vicinanza e di sintonia importante. Dopo il Palermo c’è stato un grande calore, l’amore per la Reggiana i tifosi l’hanno espresso dopo una sconfitta per ripartire con lo stesso entusiasmo».

Cosa vorrebbe rivedere rispetto alla gara col Palermo?
«Vorrei vedere la solita squadra. Dobbiamo limare qualche errore e magari avere un pizzico di fortuna che finora non abbiamo avuto: episodi, rigori, gol annullati per un tacco… al primo errore spesso siamo stati castigati. Molte volte, le stagioni si riescono a raddrizzare anche grazie a un pizzico di fortuna».

È vero che avete ricevuto anche una benedizione?
«È venuto un parroco (don Evandro, tifoso granata, ndr) che ci ha dato la benedizione dello sportivo. Conosceva tutti i giocatori, ha detto due parole: perché non prendere anche questo aiuto, sebbene da Lassù abbiano problemi ben più importanti a cui pensare? Tutto fa brodo, in questo momento».

Che settimana è stata?
«Molto positiva. I ragazzi non hanno nemmeno voluto il giorno di riposo. All’inizio mi sono spaventato, perché i ragazzi erano scarichi mentalmente, poi li ho rivisti crescere giorno dopo giorno, facendo solo allenamenti pomeridiani. Da ieri siamo in ritiro, accettato col sorriso sulle labbra, e adesso siamo tornati quelli di prima del Palermo».

Libutti sta bene?
«Sì, il primo giorno ha saltato l'allenamento, poi ha saltato solo la partitella e da mercoledì ha voluto esserci. È arruolabile».

Girma lo “vede” anche dall’inizio?
«È un giocatore importante, devo capire quando e quanto potrà rendere al meglio, se farlo entrare quando i ritmi sono più bassi o dal primo minuto. Col Palermo è entrato in modo positivo, facendo bene anche la fase difensiva. È stato bravissimo».

Rivedremo Belardinelli in mediana?
«Col Palermo ha fatto una partita eccezionale, determinante soprattutto nel secondo tempo per portare a casa il risultato. Io credo che il pubblico di Reggio non abbia ancora visto il vero Belardinelli, io invece ce l’ho, soprattutto nella ripresa. Nel primo tempo ha sbagliato tanti palloni, timoroso, ma è stato determinante in molte chiusure, permettendo a Portanova e agli esterni di essere più liberi».

Bertagnoli sta bene?
«Ha un problema fisico importante, a fine campionato dovrà operarsi per mantenere “dentro” una piccola ernia (inguinale, ndr), bisogna tenerne conto. Questa settimana è riuscito ad allenarsi bene tutti i giorni e il prof. Artico (preparatore atletico, ndr) sta facendo un lavoro importante per posticipare a fine campionato l’operazione».

Che idea di calcio porta in campo la sua squadra?
«A me piace un calcio organizzato. Non credo che stare 10 metri più avanti o più indietro faccia la differenza tra bello e brutto. Cos’è il bello? L’importante è sapere cosa fare in ogni fase».

I senatori questa settimana hanno guidato il gruppo?
«Io credo esista il gruppo. Poi ci sono 4-5 giocatori con più esperienza, e facoltà per parlare al gruppo, ma il leader è anche chi incita il compagno. Oggi Bonetti (classe 2004, ndr) lo faceva continuamente: per me quello è essere leader».

Che Modena si aspetta?
«Una squadra fortissima, costruita per centrare i playoff. A novembre era prima, poi ha perso qualcosa, ma resta molto competitiva. Non credo cambierà identità: ha giocatori che vengono ad attaccarti vicino alla tua area e punti di riferimento chiari. Noi rispettiamo chiunque, ma abbiamo le nostre armi per fare risultato ovunque, anche con un pizzico di fortuna. Aggiungo una cosa…».

Lei ha allenato il Modena: che accoglienza si aspetta al “Braglia”?
«Non lo so. Spero di essere accolto positivamente, altrimenti se saranno fischi, me li prenderò come ho fatto a Padova. Mi sono lasciato bene, specie con la proprietà, perché ho lasciato una salvezza che era tutt’altro che scontata. Domani sanno che per 90 minuti sarò un avversario e se posso li affosso. Sarò anche antipatico. Fa parte del gioco, oggi sono allenatore della Reggiana: poi torna l’uomo e resta il rispetto”.

Prego.
«Oggi a vedere l’allenamento mi è venuto il “magone”, perché trovo ingiusto che una squadra così, con valori importanti sia laggiù a lottare per non retrocedere. Non sono io che sono bravo, la squadra fa le cose seriamente, ci sono persone che con me hanno instaurato un rapporto importante. Mi dispiacerebbe tantissimo non centrare almeno i playout, il tempo purtroppo è tiranno, ma allenare questa squadra dà grande soddisfazione, mi diverte. Li considero degli eroi, perché abbiamo giocato ogni partita come se fosse l’ultima, a parte quella con il Pescara che ho toppato io».

Seguirete anche gli altri risultati?
«Dire il contrario sarebbe da ipocriti e io non lo sono. È normale essere collegati agli altri campi, perché possono influenzare atteggiamenti e scelte in campo. Però dobbiamo pensare prima di tutto a noi: vincendo due partite saremmo sicuri dei playout, ma anche meno punti, anche tre, potrebbero bastare visto l’andazzo».

Al VAR torna Baroni, che nella partita col Pescara tolse alla Reggiana un rigore solare visto dall’arbitro Marinelli. È preoccupato?
«Finora non abbiamo avuto molta fortuna, ma non mi piace entrare nelle polemiche. Gli arbitri adesso stanno vivendo un momento difficile. L’unica cosa che dico è che oggi si arbitra troppo fuori dal campo: preferisco un errore, anche pacchiano, di campo, fatto da una persona che sta “giocando” con noi, che uno deciso davanti alla tv dopo mille revisioni».

Nella sua carriera ha vissuto altri momenti delicati come questo?
«Sembra la fotocopia dell’anno in cui ero a Cosenza. Mancavano due partite e ci davano tutti per spacciati. Dovevamo fare quattro punti per arrivare quart’ultimi. A Pisa giocammo la nostra partita, uscimmo con l’1-1 che all’ultima in casa ci permise di fare altri ragionamenti. Finimmo quint’ultimi grazie ad una serie di altri risultati. Col Modena non sei sicuro degli spareggi nemmeno se vinci, ma se pareggi può darsi che la prossima con la Sampdoria ti giochi tutto».

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