Bisoli: «Voglio una Reggiana professionale, in campo con onore fino all’ultimo minuto»
«La Sampdoria verrà qui per fare la sua partita: dobbiamo vincere e arrivare a 37 punti, poi vedremo se basteranno. Reinhart? Giocherà. E se dovessimo cadere, bisognerà farlo con dignità per poi rialzarsi: questa società e questi tifosi lo meritano»
Alla vigilia del match tra Reggiana e Sampdoria, ultima giornata decisiva per il destino granata tra retrocessione diretta e speranza playout, mister Pierpaolo Bisoli ha parlato in conferenza stampa toccando tutti i temi del momento: dalla “fiammella” salvezza ancora viva ai rimpianti della stagione, passando per il rapporto con ambiente e tifoseria, accennando anche al futuro.
Mister, la fiammella salvezza arde ancora?
«Sì. Noi siamo stati professionali: ho chiesto alla squadra di essere seri come uomini fino all’ultimo minuto di questa partita. Su questo non transigo. Sono venuto tutti i giorni al campo per cercare di trasmettere questo messaggio perché credo che la fiammella sia ancora accesa. Le possibilità saranno minime, ma credo che ci siano. La risposta del pubblico dimostra ancora una volta quanto questa sia una tifoseria importante e competente. Non posso fare altro che ringraziarli. La mia squadra deve onorare tutto questo fino all’ultimo minuto, da uomini veri».
Cosa l’ha delusa del derby di Modena?
«La partita nel primo tempo è stata brutta da entrambe le parti, ma ci sono stati il nostro palo, il loro gol, un altro tiro del Modena e un colpo di testa nostro che ha anticipato Girma. Nel secondo tempo, anche agevolati dall’espulsione loro, credo che meritassimo il pareggio. Poi voglio chiarire una cosa: quando davanti alle telecamere ho detto che forse era meglio perdere, mi riferivo ai risultati degli altri campi che mi avevano comunicato in maniera sbagliata. Non sono così cretino o deficiente come qualcuno ha pensato. Però questo dimostra quanto io sia limpido e genuino. Posso non piacere, ma faccio tutto per il bene della Reggiana».
Con una vittoria contro la Sampdoria avrebbe la miglior media punti come allenatore della stagione granata.
«Lo so. Io quando sono arrivato ho detto che volevo tenere viva la squadra fino alla fine e oggi ci siamo riusciti. Speravo di arrivare all’ultima giornata con 36 o 37 punti e non ci siamo riusciti. Non sto qui a elencare tutto quello che ci è girato contro. Non ho fatto un miracolo, ma credo di aver dato dignità e una parvenza di equilibrio a questa squadra. La gente l’ha capito e ora voglio giocarmi questa ultima possibilità con dignità. Cosa chiedevo? Un pizzico di fortuna che spero di avere venerdì sera».
Domani giocherà Reinhart?
«Sì, gioca Reinhart. Credo si sia creato un buon rapporto tra noi e accetto le critiche. Se alzo la voce non è per fare l’ignorante, è il mio modo di parlare. Le scelte le faccio sempre per il bene della Reggiana. A Modena avevo tre attaccanti e due mezzali d'attacco quindi avevo bisogno di equilibrio e di un giocatore che coprisse di più. Poi le cose non sono andate bene, ma l’ho fatto in buona fede. Fissarsi su un giocatore non fa bene né alla Reggiana né al giocatore stesso e a chi gioca al suo posto».
La squadra ci crede ancora per davvero?
«Una buona parte sì. Non credo la totalità e questo è qualcosa che mi rimprovero: forse dovevo essere più cattivo. Però gli allenamenti di questa settimana mi hanno dato fiducia. Sicuramente c’è qualcuno che magari dentro di sé pensa altro, ma una buona parte del gruppo ci crede».
Che Sampdoria si aspetta di affrontare?
«Se noi abbiamo poche possibilità di salvarci, loro ne hanno ancora meno per centrare i playoff, ma verranno comunque a fare la loro partita. Hanno qualche problema tra influenze e infortuni, ma giocheranno comunque calciatori importanti. A me interessa soprattutto la mia Reggiana: dovrò trovare 14 giocatori che abbiano il mio stesso cuore e la mia stessa speranza per vincere questa partita. E credo di averli trovati».
Come si trasmette speranza a un gruppo giù di morale?
«Ho fatto esempi concreti e recenti. Il Monza ha perso la Serie A a Mantova contro una squadra che non si giocava nulla. Il Catanzaro ha fatto quattro gol allo Spezia in una situazione simile alla nostra. Nel calcio succedono tante cose. Noi dobbiamo controllare solo quello che dipende da noi: voglio una squadra concentrata al massimo per arrivare a 37 punti, poi vedremo se basteranno».
Anche arrivare terzultimi, in ottica futura…
«Bisogna giocare per attaccamento alla maglia, per essere responsabili nei confronti dei tifosi. Sono tante le situazioni che ti devono fare giocare alla morte. Dobbiamo vincere».
Questa sarà la partita del miracolo o dei rimpianti: quali sono i suoi?
«Il mio rimpianto è aver giocato tutte le partite per vincerle come se fossero le ultime, preparando la squadra mentalmente ai playout. Forse con un paio di pareggi in più oggi saremmo in un’altra situazione. Ho sempre cercato di andare a vincere le partite invece che difendere il pareggio. Però credo che la squadra sia cresciuta tanto, giocando anche bene con Palermo, Padova e Carrarese oltre ai secondi tempi con Modena e Pescara. Abbiamo migliorato anche aspetti specifici: questa squadra prendeva tanti gol su palla inattiva, mentre con me non ne ha subiti e ne ha persino segnato uno (Vicari a Modena, ndr)».
Cosa le lascerà questa esperienza a Reggio Emilia?
«Spero non sia finita perché questa fiammella dentro di me arde ancora. Ho trovato un ambiente bellissimo dove lavorare, in società ci sono persone serie che vogliono bene alla Reggiana, giornalisti che tengono alla squadra, un pubblico competente che ci ha sostenuto anche nelle sconfitte e che ci sostiene ancora. Dopo si faranno i processi e ognuno dirà la sua. Io ho dato dei piccoli consigli che credo possano essere utili per il futuro».
Lei ci ha sempre messo la faccia: forse si è sentito un generale senza esercito?
«No, mai. Ho trovato persone fantastiche e non mi sono mai sentito solo. Sono fatto così: mi piace prendermi le responsabilità. Quando non arrivano i risultati è giusto che le critiche vengano indirizzate a me. Abbiamo fatto di tutto per arrivare ai playout, perché io ho sempre parlato di playout e mai di salvezza diretta. Ho passato molto tempo al campo, senza mai togliermi la tuta di dosso. Di vicende come queste ne ho vissute tante: se dovessimo cadere, bisogna farlo con dignità e poi rialzarsi con dignità. Questa società e questo popolo lo meritano».


