Ora non si può più sbagliare. Nelle prossime sei settimane si deciderà il destino della Reggiana: salvezza diretta o un finale ancora più lungo e complicato, passando dai playout. Un’eventualità che i tifosi granata non vivono dal 2013, quando fu “San” Beppe Alessi a firmare la salvezza contro il Cuneo. Oppure la stagione terminerà con un'amara retrocessione in Serie C.

Questo però non è un semplice finale di stagione. È un nuovo campionato a parte. Breve, feroce, senza margine d’errore. Sei partite - forse otto - in cui ogni punto pesa il doppio e ogni dettaglio può cambiare tutto. Il passato, ora, conta poco. Rubinacci è un buon allenatore, ma non è riuscito a incidere come serviva in un momento così delicato. La società ha scelto di cambiare ancora, assumendosi le proprie responsabilità. E oggi il volto della speranza ha un nome e un carattere ben preciso: Pierpaolo Bisoli. Il suo impatto è stato immediato, anche oltre le aspettative. Diretto, ruvido, senza filtri. Ma soprattutto concreto. Gli allenamenti a porte aperte hanno mostrato una squadra diversa: difesa a quattro, nuove soluzioni, ma soprattutto un’energia che sembrava smarrita. Più che i moduli, però, conterà l’atteggiamento. Ed è lì che Bisoli è chiamato a incidere davvero. Il primo banco di prova sarà il Pescara, l’ennesimo scontro diretto da non fallire. Senza se e senza ma. Ma lo sarà anche per gli abruzzesi: fino a un mese fa sembravano fuori dai giochi, oggi sono tornati pienamente in corsa. È la dimostrazione che, in questa Serie B, nulla è scritto. La Reggiana, però, ha un’arma in più. Quattro delle ultime sei partite si giocheranno al “Città del Tricolore”: Pescara, Carrarese, Palermo e Sampdoria. È lì che passa la salvezza. Dal campo, certo. Ma anche dalla gente, dal rumore, dalla spinta di un pubblico che può fare la differenza come poche volte in passato. Anche per questo vanno lette le iniziative della società per riempire lo stadio: serve tutto, servono tutti. E il pubblico granata ha già iniziato a rispondere presente: in tanti si sono affacciati ai campi di Via Agosti, tra curiosità e speranza, per vedere da vicino la nuova Reggiana che prende forma.

Sul rettangolo verde si vedranno volti nuovi e ruoli diversi. La difesa a quattro apre scenari diversi e può restituire certezze a un reparto che ne ha bisogno. Servirà la presenza e la leadership di Vicari, fino a ieri oggetto misterioso e ora chiamato a essere il punto di riferimento di una linea arretrata spesso in difficoltà e priva della guida di capitan Rozzio. In mezzo al campo Belardinelli con il tecnico di Porretta Terme ha vissuto la sua migliore stagione a Bolzano, quindi è lecito pensare che d'ora in avanti possa ritagliarsi un minutaggio maggiore. Ma le novità riguardano anche la fase offensiva. In questo nuovo assetto, può finalmente trovare spazio Rover nel suo ruolo naturale, quello di esterno offensivo: corsa, strappi, magari gol. Qualità che in questo finale possono diventare un’arma in più per una squadra che ha faticato a trovare continuità sotto porta. Girma è il giocatore più talentuoso della squadra ma deve fare uno scatto mentale per sé, la sua carriera e quindi anche per la Reggiana: con Bisoli non può permettersi di avere alti e bassi, visto che Bozhanaj ora è pronto. In attacco arriva una grande chance per Fumagalli, in attesa che Gondo possa recuperare. Potremmo citare anche altri nomi, ma più che i singoli conterà lo spirito. Servirà una squadra che lotta su ogni pallone e che resiste. Ma anche una squadra capace di colpire, di avere coraggio, di non vivere più nella paura.

Dopo la sosta si ripartirà con una certezza: la Reggiana è ancora padrona del suo destino. Il cammino è difficile, forse durissimo. Ci sarà da soffrire, da stringere i denti, da restare uniti fino all’ultimo minuto dell’ultima partita. Ma una cosa è chiara: non è ancora finita.

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