foto Silvia Casali
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È finita. Come si poteva immaginare, quella di venerdì è stata poco più di un atto notarile su una sentenza scritta da tempo: una retrocessione che fa male, ma che va accettata senza drammi o isterie. Nel calcio si può vincere, perdere e anche retrocedere. E se hai il sestultimo monte ingaggi della categoria, il rischio di scivolare va messo in preventivo. Poi, certo, c’è chi con un budget inferiore ha fatto meglio: meriti a lui.

La Reggiana ora deve interrogarsi per capire dove ha sbagliato. Perché, ovviamente, gli errori non sono mancati, a partire da un mercato invernale che ha tolto tanto e dato poco, con diverse scelte che non hanno pagato. Amadei, sceso negli spogliatoi nel post partita per rincuorare un ambiente inevitabilmente depresso, da gran signore quale è ha garantito la continuità aziendale, aprendo però anche a eventuali acquirenti o nuovi soci. Operazioni che, se mai ci fosse qualcuno interessato, non dovranno comunque rallentare la programmazione futura e la costruzione della nuova stagione. Entro la prima decade di giugno andrà presentata la domanda di iscrizione al campionato di Serie C, con relativi adempimenti e fideiussione. A questo dovranno necessariamente provvedere Amadei e soci, così come alle prime mosse di mercato: l’individuazione di un nuovo direttore sportivo e di un nuovo allenatore, visto che la conferma di Fracchiolla e Bisoli appare assai improbabile. Ma da dove ripartire sul piano dell’organico? L’idea di patrimonializzare la società, scelta teoricamente condivisibile perché la sostenibilità passa anche dalle plusvalenze e dalla valorizzazione dei giovani, rischia però di trasformarsi in un boomerang. Il motivo è semplice: il regolamento della Serie C consente una lista massima di 23 professionisti, al massimo 8 prestiti da club di Serie A e Serie B (o dall'estero), più un numero illimitato di under nati dopo il 1° gennaio 2004 e cresciuti nel proprio vivaio, ma almeno 6 di questi ragazzi devono avere giocato per due anni consecutivi nello stesso settore giovanile. La Reggiana, tra giocatori sotto contratto e rientri dai prestiti, ha già in organico una ventina di elementi: Libutti, Rozzio, Papetti, Bonetti, Lepri, Quaranta, Tripaldelli, Bozzolan, Cavallini, Urso, Rover, Bertagnoli, Vallarelli, Basili, Portanova, Girma, Novakovich, Maggio, Marcon e Suarez oltre ai giovani Shaibu e Tessitori. Caso diverso per Reinhart, in scadenza ma con opzione a favore della Reggiana: le parti stanno trattando e, se le richieste economiche non saranno eccessive, si potrebbe arrivare a un accordo, anche in ottica futura plusvalenza. Ci sono opzioni che il club granata può esercitare anche nei confronti di Bozhanaj e Gondo, ma la sensazione è che la loro avventura a Reggio sia terminata venerdì sera. All’elenco andranno poi aggiunti almeno due portieri. Una premessa è però necessaria: per i giocatori sotto contratto ma fuori dal progetto, e quindi esclusi dalla lista dei 23, resta l’obbligo per la società di pagarli e farli allenare, pur senza poterli schierare. Situazione che si verifica quando non si riesce a trovare una sistemazione alternativa o una risoluzione consensuale, soluzione che comporta comunque un costo. Ne consegue che al futuro direttore sportivo resteranno pochi slot a disposizione, considerando che almeno due dovranno essere occupati dai portieri, di cui uno affidabile. Per questo sarà fondamentale lavorare anche sulle uscite, con l’aiuto dei procuratori. Il caso più delicato resta quello di Portanova, ancora alle prese con una vicenda processuale che potrebbe portare a una condanna definitiva e a conseguenze anche sul piano sportivo. Difficile immaginare offerte dall’Italia: le opzioni realistiche sono l’estero oppure la permanenza in granata, scenario che Manolo starebbe prendendo in considerazione. E un Portanova concentrato, in Serie C, può fare la differenza. Diversa la situazione di Girma. Il trequartista svizzero-eritreo ambisce ad altri palcoscenici, ma in questa stagione il suo valore si è ridimensionato e anche il rapporto con la tifoseria si è incrinato. Se dovessero arrivare offerte, come per qualunque altro giocatore, la Reggiana le valuterà. Anche se lontane dai circa due milioni richiesti ai tempi da Goretti.

Infine, dalla stagione 2026/27 la Serie C introdurrà un sistema di salary cap pensato per garantire maggiore sostenibilità economica ed equilibrio competitivo tra i club. Il principio base è il limite alla spesa per il personale: le società non potranno destinare agli stipendi dei calciatori più del 50% del proprio Valore della Produzione (ricavi di bilancio della stagione precedente). La soglia scenderà ulteriormente al 45% a partire dal 2027/28. Nel conteggio rientrano stipendi, bonus, premi, diritti d’immagine e tutte le componenti variabili dei contratti. Sono invece esclusi alcuni incentivi legati ai risultati sportivi specifici, come gol o promozioni. Accanto al tetto collettivo è previsto anche un limite individuale: massimo 9500 euro mensili di parte fissa e 13500 euro complessivi per singolo giocatore. Il sistema sarà accompagnato da controlli periodici durante la stagione e da sanzioni automatiche in caso di sforamento, proporzionali all’entità dell’eccesso. Le multe finanzieranno un fondo destinato a progetti di riforma del sistema.

Amadei: «Retrocessione amarezza enorme, ma servirà da lezione. Ripartiremo con una squadra competitiva»

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