Bisoli: «Primo tempo imbarazzante. C’è paura, ma la fiammella è ancora accesa: obiettivo playout»
«Mi assumo le responsabilità del ko col Pescara. Dopo il 2-0 ho visto la Reggiana che voglio, ma serve continuità. Non me la sono sentita di cambiare subito per non mortificare nessuno. Con la Carrarese bisogna vincere, con le buone o le cattive»

Al termine della sconfitta interna contro il Pescara, Pierpaolo Bisoli analizza senza giri di parole la prestazione dei suoi: durissimo sul primo tempo, più fiducioso sui segnali arrivati nella ripresa. Tra problemi di personalità, condizione fisica e scelte tattiche, l’obiettivo resta chiaro: arrivare ai playout.
Il primo tempo è stato molto negativo: cosa è mancato alla squadra, anche in relazione a ciò che vuole trasmettere?
«Il primo tempo è stato imbarazzante. Mi assumo tutta la responsabilità di quella prestazione, che è stata bruttissima. Non abbiamo vinto un contrasto, mai uno. Ci siamo fatti gol da soli e potevamo prenderne altri due o tre. Non si è visto nulla di quello che sono io e di quello che voglio trasmettere alla squadra».
Nel secondo tempo però si è vista una reazione, soprattutto dopo il 2-0: cosa ha visto?
«Dopo il 2-0 ho visto la mia Reggiana. Abbiamo avuto 30 minuti in cui potevamo anche pareggiarla: abbiamo creato situazioni per fare il 2-2, poi è chiaro che ci siamo fatti anche il 3-1 da soli. Però quei 30 minuti sono stati buoni, sono stati belli, ma non bastano».
Quindi da lì bisogna ripartire?
«Sì, dobbiamo ripartire da quei 30 minuti. Ma questa squadra deve togliersi di dosso la paura, perché ne ha tanta. E non è solo quello: bisogna andare a scavare in fondo. Io ho detto ai ragazzi che chi vuole stare dentro quei 30 minuti lì starà con me, altrimenti mi allenerò in 14-15 e cercherò di tenere la fiammella accesa fino alla fine».
L’obiettivo resta quello dei playout?
«Io l’ho detto fin dal primo giorno: voglio arrivare ai playout. Dobbiamo tenerci stretta questa possibilità e lavorare per quello. Però serve continuità, non bastano 30 minuti».
Guardando alla partita, dopo 20-25 minuti non ha pensato di cambiare qualcosa anche tatticamente?
«No, non me la sono sentita. Non sono ancora così dentro le teste dei giocatori da poter fare un cambio dopo 20 minuti. Non voglio perdere nessuno, non voglio mortificare qualcuno. Io sono il primo colpevole, ma il traguardo è ancora alla portata e ho bisogno di tutti».
Ha valutato il passaggio a un centrocampo a tre, magari con un 4-3-3?
«Per fare il 4-3-3 avrei dovuto adattare giocatori, per esempio Portanova mezzala, oppure cambiare già a fine primo tempo. Durante la gara non me la sono sentita. All’intervallo ho fatto tre cambi e la squadra si è vista: è quella che voglio io, ma dobbiamo portarla per tutta la partita».
L’ingresso di Reinhart ha inciso: può essere una soluzione da sfruttare di più?
«È un giocatore che può darci qualcosa. Ha caratteristiche diverse: magari ha meno gamba rispetto a Charlys e Belardinelli, ma oggi gli altri due erano molto affaticati e facevano fatica a coprire il campo. Forse, come dite voi, devo metterlo dentro di più. Se avessi avuto la squadra da più tempo magari lo avrei fatto prima, ma non me la sono sentita per non mortificare nessuno».
Avete sofferto molto Insigne: come avevate preparato la partita su di lui?
«Parliamo di un grande campione, anche se gioca a ritmi bassi. Quando stava largo doveva prenderlo il terzino, poi lui si accentrava e andava tra le linee dietro il nostro mediano. Il mediano doveva abbassarsi, ma non sempre veniva richiamato e quindi facevamo fatica. Io urlavo di stare più bassi, ma in partita non siamo riusciti ad applicare quello che avevamo preparato».
Quindi è stata più bravura loro o errori vostri?
«Molto merito suo, ma anche nostra responsabilità. Non siamo stati abbastanza spregiudicati: invece di andare uomo su uomo, molti cercavano di scaricare la responsabilità. Inoltre abbiamo sofferto tantissimo gli inserimenti da dietro: nel primo tempo ne abbiamo concessi tre con una facilità estrema».
A fine partita c’è stato un confronto con i tifosi fuori dallo stadio: com’è andata?
«L’allenatore deve prendersi gli insulti e i rimproveri. Sono andato da loro e ho spiegato che la fiammella è ancora accesa, e che voglio portare la Reggiana ai playout. A fine primo tempo sono stati bravissimi, poi è normale che a fine partita fossero arrabbiati. Li capisco. Sta a noi, già dalla prossima gara, trascinarli con la prestazione».
Il problema della Reggiana è più tattico o mentale?
«È un problema di personalità. Sullo 0-0 la partita era brutta ma in equilibrio, poi dopo il gol preso siamo andati completamente in barca e questo mi preoccupa. Dopo i cambi siamo andati un po' meglio, credo inoltre che sia importante avere una punta come Gondo che tiene la palla, rispetto ad altre situazioni».
Ha parlato anche di atteggiamento: è rimasto deluso?
«Io il giocatore l’ho fatto e so cosa vuol dire essere attanagliati dalla paura quando sei lì sotto. Li capisco. Però voglio vedere più cattiveria: nel primo tempo non abbiamo vinto un contrasto, e se non vinci un contrasto non c’è modulo che tenga. O torniamo a essere quelli degli ultimi 30 minuti, oppure se i giocatori mi dicono che siamo già retrocessi farò delle scelte drastiche. Noi dobbiamo lottare ogni minuto per arrivare ai playout. I giocatori rifiutavano il contatto, poi ho dato una scossa cambiando qualche elemento e la squadra è rifiorita. Spero di trovare una chiave di lettura».
Dal punto di vista fisico la squadra come sta?
«Non benissimo per come intendo io il calcio. Nel primo tempo eravamo passivi, non arrivavamo mai al contrasto. Questo vuol dire che ti manca la gamba. Nello stretto riusciamo a giocare, negli spazi larghi facciamo più fatica. Devo capire se è un problema di condizione o se abbiamo lavorato troppo: può esserci anche questo».
Si può dire che il centrocampo abbia sofferto inferiorità numerica e di personalità?
«Col senno di poi è facile dirlo, ma nel secondo tempo con lo stesso sistema li abbiamo messi sotto. È una questione di interpretazione, non solo di numeri. Dopo il gol siamo andati in grande confusione e potevamo prendere tre gol. Questa squadra è fragile e in 15 giorni non si può stravolgere tutto, mi serve più tempo».
Tra i singoli, cosa le è piaciuto? Si salva solo la prestazione di Lambourde?
«Chi è entrato ha dato qualcosa in più. Lambourde è un giocatore forte, lo avevo già detto: era tanto che non giocava, ma ha fatto gol, ne ha sfiorato un altro e ha messo dentro l'area palloni importanti. È un giocatore su cui possiamo puntare. Anche Reinhart ha fatto bene nel secondo tempo e Gondo ha avuto un’occasione importante subito dopo il 2-0. C’è qualcosa di buono da prendere da questa sconfitta tremenda».
In definitiva, cosa si porta via da questa partita?
«Devo togliere il brutto e tenere il buono. Mettere insieme i cocci, perché questa sconfitta fa male. Però dobbiamo andare avanti e cercare di arrivare ai playout».
E adesso cosa serve subito per ripartire?
«Domenica dobbiamo vincere, con le buone o con le cattive. Dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare, sapendo che abbiamo preso un impegno con noi stessi e con i tifosi: tenere viva la fiammella e arrivare ai playout».


