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Marchi: «La coesione del gruppo è la nostra vera forza. Se si ripartirà, ci faremo trovare subito pronti»

«La routine quotidiana è la cosa che mi manca di più. Questa emergenza sta lasciando un segno importante dentro tutti noi: quando sarà passata, forse saremo delle persone migliori»

Gian Marco Regnani
09.04.2020 20:40

Mattia Marchi, come tutti i suoi compagni, sta vivendo queste settimane di calusura forzata a Reggio con grande responsabilità tra gli affetti della famiglia sperando però che arrivi presto la luce in fondo al tunnel e il mondo del pallone possa riprendere da dove si era interrotto. Un desiderio vano? Difficile dare una risposta oggi...

«In questi giorni così strani tenersi impegnati non è poi così difficile - ci racconta l'attaccante classe '89, 8 reti in campionato su 18 presenze - Al mattino aiuto il bimbo grande con i compiti mentre mia figlia di 3 anni passa il tempo tra colori e disegni. Al pomeriggio, avendo un giardino, riusciamo a stare fuori e giocare con la palla, la bicicletta e il monopattino. La giornata così passa più velocemente…».

Per gli allenamenti invece come riesci ad organizzarti?
«Ho un programma che prevede esercizi organizzati su tre giorni: i primi due faccio circa un’ora e un quarto di forza e cardio, il terzo giorno calo il ritmo e faccio solo addominali e stretching. Lo staff tecnico ci ha mandato questa scheda e noi cerchiamo di seguirla per quanto possibile».

E quando stacchi la spina?
«Con due bimbi piccoli tempo per staccare la spina in realtà non ce n’è molto se non alla sera quando vanno a letto presto e con mia moglie ci concediamo qualche film sul divano davanti alla tv. Ecco, questo è un passatempo che mi mancava: prima guardavo solo delle partite o andavo anche io a letto presto».

Cosa ti manca di più in questo momento?
«La routine quotidiana. Gli allenamenti al campo, i ritiri prima di una trasferta, il modo in cui si viveva lo spogliatoio dagli scherzi tra compagni ai momenti più seri. Tutte queste piccole cose quando le viviamo passano quasi inosservate, ora ci rendiamo veramente conto della loro mancanza».

Il futuro resta un’incognita…
«Tutti noi speriamo che si torni a giocare presto ma siamo protagonisti di un evento più importante che fa mettere in primo piano la vita e la salute mentre il calcio giustamente passa in secondo piano. Ad oggi credo sia difficile poter immaginare di tornare in campo e concludere la stagione, ma la decisione sarà presa da chi di dovere...».

Controlli rigidi ai tesserati, test continui e forse allenamenti contingentati per iniziare: in Serie A si ipotizzano questi step da seguire in vista di un rientro graduale alla normalità. Pensi che tale protocollo possa essere applicato anche in Serie C?
«Credo siano regole difficili da attuare anche con i mezzi e le risorse che hanno a disposizione in Serie A, figuriamoci per noi. Basta che un solo giocatore risulti positivo al virus, e si ricomincia daccapo…».

L’ipotesi di una stagione conclusa in anticipo è abbastanza concreta al momento…
«Ci adegueremo alle decisioni che saranno prese, ma per noi sarebbe un peccato vedere abbassarsi il sipario perché verrebbe annullato quello di bello che abbiamo costruito sul campo. Fino alla fine continueremo a tenere la spina attaccata e penseremo al rientro...».

Giocare in piena estate potrebbe essere la soluzione alternativa…
«Sarebbe un campionato del tutto nuovo con gare ogni tre giorni, ma non sarebbe un problema. Abbiamo un gruppo molto forte e unito, sono quindi convinto che se ricominciassimo gli allenamenti anche a fine maggio o inizio giugno nel giro di breve tempo tutto tornerebbe come prima».

La forza del gruppo è il segreto del vostro successo?
«Direi proprio di sì. Fin dai primi giorni in ritiro abbiamo costruito un collettivo speciale composto da uomini prima che da calciatori. Capita raramente di trovare dei compagni del genere con cui andare sempre d’accordo nello spogliatoio».

A gennaio è arrivato Zamparo: un concorrente in più per una maglia da titolare?
«Non la vedrei in quest’ottica. Era evidente che alla nostra squadra numericamente mancava qualcosa e con Zamparo abbiamo preso un rinforzo di qualità. I numeri poi parlano per lui. Alla Reggiana non si pensa mai all'"io" ma al "noi"».

Tra qualche anno qual è il primo ricordo che ti verrà in mente di questa stagione a Reggio?
«La partita del Centenario con il Carpi. Dalla preparazione in settimana all’arrivo allo stadio tra le torce dei tifosi fino al gol in campo: per me questo è il ricordo più bello. Il rammarico invece è quello di non essere potuto scendere in campo nel derby di Modena e festeggiare la vittoria assieme ai compagni».

Sei preoccupato per il futuro?
«Ho altri due anni di contratto con la Reggiana, quindi per il momento non ci penso. Certamente sarebbe bello ripartire l'anno prossimo con lo stesso gruppo di giocatori di questa stagione. Sarebbe un bel vantaggio».

Come pensi che cambierà il modo di vivere il calcio - e non solo - dopo che l’emergenza Covid-19 sarà archiviata?
«Difficile dirlo adesso, ma sicuramente così come cambieranno tante cose a livello economico in Italia, anche il calcio avrà i suoi risvolti. Guardando al bicchiere mezzo pieno dico però che secondo me a livello umano le cose potrebbero cambiare in positivo: questa emergenza potrebbe fare di noi delle persone migliori».

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