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Alvini: «Stiamo affrontando un avversario vigliacco. Vinta questa partita, torneremo a sognare nel nostro stadio»

«Non siamo gli artefici del nostro destino. Quando il calcio ripartirà sarà un grade giorno, ma lo decideranno le autorità e non gli interessi personali di qualcuno»

Gian Marco Regnani
28.03.2020 14:15

«Sabato 29 febbraio siamo tornati a casa dopo l’ultimo allenamento e da lì in poi si è fermato tutto - ricorda Massimiliano Alvini - Il martedì successivo il direttore Tosi ci ha avvertito di non rientrare a Reggio in seguito alla sospetta positività di Favalli...». Un mese dopo quella notizia inaspettata, la vita della famiglia granata e degli italiani è cambiata e la luce in fondo al tunnel sembra ancora lontana…

Mister, come sta vivendo questi giorni difficili?
«Come tutto il popolo italiano, anche io ho reagito con incredulità. Stiamo combattendo contro un nemico vigliacco e invisibile che ti prende alle spalle. Adesso sono a Fucecchio assieme ai miei cari e confesso di essere un po’ preoccupato per i genitori anziani con qualche acciacco e patologia pregressa. Stiamo con le antenne dritte...».

Il calore della famiglia risce a dare un po' di conforto?
«Negli ultimi quattro anni ho sempre vissuto lontano da casa, così in questo mese passato sempre insieme ho ritrovato certe abitudini e certe sensazioni che avevo perso col tempo. Gli affetti familiari sono la cosa più bella della vita e aiutano a superare i momenti difficili. Per me c’è stata anche una riscoperta di certi valori come il passare più tempo con i miei bimbi piccoli (nel video sopra, ndr) per fargli capire questo momento e crescerli. I gemelli fanno tante domande, ieri  giocavano tra di loro combattendo contro il Coronavirus». 

Riesce ad immaginare una via d'uscita?
«Non pensavo che la situazione potesse essere così drammatica. Mio nonno mi raccontava di quando non usciva di casa perché c’era la guerra, adesso sembra di essere tornati a quei tempi solo che prima venivano chiamati i soldati alle armi, ora ci sono i dottori in prima linea per curare i malati. Stiamo vivendo giorni drammatici e il desiderio è ovviamente che tutto questo film finisca presto. Dentro di noi ci sono tanti sentimenti, quello più grosso è il dolore per quanto si vede e si legge...».

In questo contesto come si può programmare la ripresa dei campionati?
«Non siamo gli artefici del nostro destino: sarà questo maledetto virus a dirci quando potremo tornare alla normalità. Trovo però vergognoso che ci sia chi vuole tornare a giocare solo per interessi personali. Torneremo in campo solo quando le autorità e gli scienziati ci daranno il via libera, cioè quando questo male sarà stato sconfitto o comunque ci saranno meno limitazioni».

Che campionato potrebbe iniziare per la Reggiana nel caso ci fosse una ripresa delle attività?
«Un campionato profondamente diverso. Onestamente non mi preoccupano tanto le difficoltà che potremmo incontrare, penso invece di più alla salute di ognuno di noi. Quando riprenderemo vorrà dire che sarà un grande giorno».

Qual è il suo messaggio per i tifosi granata e per la città di Reggio?
«Stiamo giocando una partita difficile e come ne abbiamo vinte tante insieme, anche oggi tutti insieme dobbiamo provare a battere questo maledetto avversario che si chiama Covid-19. Una volta che avremo vinto, torneremo nel nostro stadio per continuare a sognare...».

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