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Cavagna: «Ogni pareggio o sconfitta saranno sempre una delusione, per vincere servono più cattiveria e lucidità»

«La mia carriera è una sorta di involuzione, ma sono contento di avere sposato il progetto della Reggio Audace»

Gian Marco Regnani
18.09.2018 17:00


 

Il centrocampista classe '95 Janis Cavagna (oltre 60 presenze tra i professionisti alle spalle) nel giro di poche settimane è diventato uno dei punti di riferimento della nuova Reggiana: il prodotto del vivaio dell'Atalanta è stato utilizzato sia da regista che da mezzala indossando la maglia numero 10 nelle prime quattro uscire stagionali.

A Crema un debutto amaro, ma qualcosa da salvare c'è...
«Abbiamo giocato bene per 65 minuti trovando forse la migliore prestazione da inizio stagione e creando tante occasioni per sbloccare la partita, ma quando si torna a casa con zero punti delle colpe nostre ci sono sempre. Dobbiamo lavorare negli ultimi 25-30 metri, è lì che pecchiamo maggiormente...».

I tre punti mancati sono il rammarico più grosso?
«Più che altro ci dispiace non aver trovato la reazione dopo il gol subìto. Dal punto di vista mentale bisogna lavorare ancora tanto per trovare ulteriori energie che in casi come questi ci permetterebbero di portare a casa almeno un punto».

Anche in Coppa Italia con la Sammaurese era mancata la reazione nei minuti finali...
«In quel caso si trattava di un problema di natura fisica, a Crema invece abbiamo accusato una botta mentale che ci ha demoralizzato».

Concedere punti alle dirette concorrenti è rischioso quando l'obiettivo è quello di vincere il campionato...
«La troppa voglia di fare bene e vincere ha fatto sì che ci scoprissimo troppo, a volte invece bisogna anche pensare a non prendere gol quando la partita non si sblocca. La Reggio Audace è costruita per vincere, i nostri giocatori devono fare meglio degli avversari in ogni situazione quindi un pareggio o una sconfitta saranno sempre una delusione; avere perso alla prima giornata però ci dà tanto margine per lavorare sui nostri errori e tutto il tempo per recuperare i punti persi».

A centrocampo abbiamo assistito a tante variazioni in queste prime uscite...
«Siamo in tanti giocatori e tutti di valore quindi penso che ci saranno sempre delle rotazioni. La difesa è il blocco più solido, da centrocampo in avanti deve essere ancora trovata la quadratura giusta: dobbiamo migliorare negli ultimi 30-40 metri e trovare la lucidità e la cattiveria che fanno vincere le partite».

È stato difficile per te crescere nel Settore Giovanile dell'Atalanta?
«A Bergamo pretendono tanto e subito, in pratica si diventa professionisti a partire dai 14 anni, ma di quell'esperienza ho solo bei ricordi. Sono stato in nerazzurro dagli 8 ai 19 anni, l'ultima stagione in Primavera da fuori quota, poi sono arrivati tre campionati da professionista con il Trapani in B, a Bassano, Monopoli e Pro Piacenza in Lega Pro».

Sei rimasto in contatto con qualcuno dei tuo ex compagni nerazzurri?
«Sento spesso Alberto Grassi, ora al Parma, con il quale ho fatto tutta la trafila delle giovanili. Con Mattia Caldara ho un buon rapporto, mi ha convinto lui a raggiungerlo al Trapani: è un difensore di grande qualità e dallo spessore umano importante, farà bene al Milan e in Nazionale».

La tua carriera è partita dalla Serie B, ma ora ti ritrovi in Serie D: ti da un po' fastidio questa discesa?
«È stata una sorta di involuzione: ero partito bene in Serie B al Trapani ma la stagione successiva ho scelto di scendere in Serie C per trovare più continuità ma non è andata come speravo (19 presenze tra Bassano e Monopoli, ndr). La scorsa stagione invece è andata molto bene, ho giocato quasi sempre e col Pro Piacenza ci siamo salvati senza patemi. Quest'anno piuttosto che rimanere in una squadra di medio-basso livello ho accettato la proposta della Reggio Audace».

Ti ha convinto Belfasti, con il quale avevi giocato proprio a Piacenza?
«Ci siamo sentiti parecchio prima della mia firma: lui conosce bene questa realtà ed ha iniziato da subito il ritiro ma non è servita la sua parola perché ero già convinto di venire a Reggio».

Hai mai giocato al "Città del Tricolore?
«
Purtroppo no. Ho affrontato la Reggiana nella prima giornata di campionato nel 2016/17 quando vincemmo per 2-1 in casa, ma nel match di ritorno mi ero già trasferito al Monopoli. Spero di debuttare presto nel nostro stadio...».

Hai altre passioni al di fuori del calcio?
«Amo incondizionatamente tutti gli sport ma il mio mestiere non mi permette di praticarne altri al di fuori del calcio. Nel poco tempo libero ascolto tanta musica, in modo particolare i grandi autori italiani del passato come Gino Paoli e Fabrizio De André».

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