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Nesta: «Voglio capire da dove riparte la Reggiana, serve continuità. Qui sto bene, la Serie A può aspettare...»

«Stagione positiva ma stressante, i nostri giovani i migliori che ho visto. Un mio errore sottovalutare Rozzio e Libutti, un merito non aver cambiato anche nei momenti più difficili. Ora tifo l'amico Pirlo e il Catanzaro che è un modello da seguire»

14.05.2024 16:30

È arrivato il tempo dei saluti in casa granata: dopo l'ultimo allenamento del lunedì con tanto di grigliata ai campi di Via Agosti, seguito dall'evento con i numerosi sponsor al Tecnopolo, questa mattina è stato il turno di mister Alessandro Nesta, protagonista davanti a microfoni e telecamere per quella che potrebbe essere la sua ultima intervista da allenatore della Reggiana. In mezzora il tecnico romano ha riassunto la stagione dei granata ma soprattutto ha sottolineato l'importanza di avere un progetto e continuità, lasciando in sospeso il suo destino…

«Adesso dovrò parlare con Goretti, i presidenti e la società per fare il punto della situazione e soprattutto per capire cosa ne sarà della prossima stagione – ha sottolineato in avvio il tecnico granata – I club cercano continuità così come gli allenatori, quindi bisogna capire bene da cosa ripartiamo. Se avessi la possibilità di allenare gli stessi ragazzi con tre o quattro innesti firmerei subito per altri cinque anni. La continuità è questa secondo me. Da inizio anno abbiamo fatto crescere la squadra e se nel prossimo anno ci fosse la possibilità di inserire giocatori funzionali… Voglio solo capire da dove si riparte. Io in Serie A? L’ho fatta e non cerco scorciatoie ma preferisco fare un passo alla volta. Chiaramente l’ambizione è quella di arrivarci ma ad oggi non è la priorità. Cerco qualcosa di continuo, un progetto per esempio come quello del Catanzaro che è partito da lontano e ora sta ottenendo dei risultati».

Non ha avuto modo di parlare con Amadei?
«Mi ha fatto i complimenti per la stagione, ma abbiamo parlato solamente per cinque minuti ieri sera. Io ho spiegato a lui quanto ho detto ora, il patron ha sempre la battuta giusta ed è una persona speciale e d’altri tempi ma moderno nel modo in cui si rapporta con gli altri».

Lo staff è sempre con lei?
«Sì sono con me. Rubinacci è sempre stato al mio fianco così come Lo Monaco, Varrica invece è arrivato quest’anno. Speriamo di rimanere tutti a Reggio perché qui si vive benissimo e nessuno rompe le scatole, giochiamo in uno stadio stupendo e in un centro sportivo ottimo. Il presidente e i direttori sono brava gente e con loro mi trovo bene. È solo una questione di lavoro perché apprezzo quanto è stato fatto in questa stagione: ho avuto modo di vedere la squadra dall’alto contro il Parma e ho riconosciuto quanto di positivo è stato fatto, mi sono divertito e sono orgoglioso di essere l’allenatore della Reggiana per quanto fatto vedere. E al buon lavoro bisogna dare continuità…».

I tanti prestiti non potrebbero essere uno scoglio importante alla continuità?
«Potrebbero esserlo, però vediamo chi va e chi non va. Magari qualcuno vuole restare...».

Vi siete dati dei tempi per decidere?
«Ancora no, ma ce li dobbiamo dare. Alla fine, non c'è niente di complesso da decidere».

Continuità per lei può significare anche alzare l’asticella arrivando a disputare un campionato più sereno o ambizioso?
«Io non chiedo un budget: so dove sto e accetto tutto ma continuità vuol dire creare giocatori, farli crescere e ripartire da loro. Non chiedo una squadra competitiva per andare in Serie A, soltanto creare continuità perché ti permette di crescere. Si guardi al Cittadella che ogni anno va avanti per il suo percorso. Aggiungere tre o quattro pezzi all’anno ti può permettere di disputare un campionato competitivo e magari più tranquillo».

Ha delle alternative su cui riflettere, magari dalla Serie A?
«Potrei averle ma per la mia carriera ho bisogno di trovare un posto che mi dia continuità. Due anni o più nello stesso club dove posso costruire. Lo ripeto, in questo momento non sento la necessità di salire in Serie A».

Quale sarebbe la base di partenza del suo progetto per il prossimo campionato?
«Negli ultimi mesi abbiamo avuto una carenza di difensori e centrocampisti, mentre davanti erano tanti: questo non ha permesso di lavorare in maniera ottimale. Bisogna prendere dei giocatori funzionali al modulo e a me piace quello adottato ultimamente: ne servono due per ruolo e un jolly da poter mettere in ogni reparto. Il 3-4-3 che abbiamo utilizzato mi piace, ma serve gente più funzionale».

A Reggio secondo lei sarebbe ripetibile una stagione con giovani in prestito che tirano la carretta?
«Anche i ‘vecchi’ hanno fatto bene e penso a Rozzio, Sampirisi, Fiamozzi e Bardi. Trovare giovani forti come quelli di quest’anno non è facile, i nostri sono stati quelli più forti che ho visto in Serie B e non lo dico per fare pubblicità ma perché è un dato di fatto».

Se la società le garantisse la continuità che cerca firmerebbe davvero per cinque anni?
«Da qui a cinque anni non so cosa potrei fare. Si valuta anno per anno».

Le scelte di mercato non sempre hanno premiato il suo lavoro…
«Il problema è che non abbiamo trovato i giocatori giusti. All’inizio volevo giocare con le ali ma non sono arrivate, abbiamo provato a prendere Oristanio (ora al Cagliari, ndr) ma ci ha detto di no. La prima punta a gennaio costava tanto ma il problema non è stato l’attaccante ma la mancanza di un rinforzo in difesa o sugli esterni di centrocampo. Goretti non ha remato contro, ma se non si riescono a prendere certi giocatori ci si adatta».

Facciamo un passo indietro: che giudizio dà alla sua stagione?
«A me è piaciuta ma non vorrei rifare una stagione così: troppo ‘casini’, è stato stressante. Mi è piaciuta la crescita dei ragazzi giovani e magari un domani i vari Marcandalli, Bianco e Pieragnolo ci ringrazieranno e ci rende orgogliosi averli visti crescere in questo modo e avergli dato qualcosa. Il loto talento è naturale, come allenatore li ho solo indirizzati in un certo percorso. Nessuno è mai pronto all’inizio ma il giocare ti fa diventare sicuro di te. Bisogna avere pazienza». 

In cosa pensa di essere migliorato come allenatore?
«Nella gestione dei momenti duri: sono migliorato rimanendo calmo nelle situazioni più brutte. Inoltre, grazie allo staff abbiamo creato armonia dentro la squadra, anche nei momenti più delicati nessuno ha mai perso la testa. A Miami il primo anno insultavo tutti i giocatori poi ho imparato ad amarli di più, a capirli e a non paragonarli. Per me è stato un grande salto…».

Quali sono i giocatori che l’hanno sorpresa di più e nella cui crescita c’è il suo zampino?
«Per il ruolo che ho ricoperto in passato, avere allenato Marcandalli mi ha dato gusto: un ‘cavallo’ del genere non lo si vede tutti i giorni… Negli ultimi mesi è cambiato ancora, non ho commesso un mezzo errore ed è stato dominante in tutti gli stadi. Bianco invece era già pronto quando è arrivato, si vede subito che è un ragazzo sveglio. Abbiamo fatto un buon lavoro anche con Pieragnolo».

Che stagione è stata quella di Portanova?
«Manolo è molto forte e la posizione che ha è difficile da trovare e mantenere perché lui va in giro per il campo e usa l’istinto. Ha dei colpi di livello superiore, ha fatto una stagione con alti e bassi perché è un ragazzo come tutti. Manolo è buonissimo e tutti gli insulti e tutte le voci che ha ricevuto l’hanno condizionato, ora ha finito alla grande con il gol importantissimo a Palermo e nel derby quindi per me ha fatto bene».

Quali altre squadre o giocatori l’hanno impressionata?
«Il Catanzaro mi piace, mister Vivarini ha fatto un grande lavoro frutto di due anni di livello molto alto. In giro ci sono giovani interessanti, per esempio quelli della Sampdoria o Raimondo e Di Stefano della Ternana, però devo dire che i nostri sono stati i più interessanti di tutti».

È stato un campionato di Serie B secondo le sue aspettative?
«L’ho trovato più competitivo. I tanti soldi stranieri e un mercato di gennaio da Serie A dimostrano che il livello è cresciuto, ora ci sono squadre più forti e il campionato è interessante da vedere».

È stato difficile passare da Miami a Reggio per lei?
«Vengo da Collevecchio in provincia di Rieti, mio padre era ferroviere e mia madre contadina poi da lì ci siamo spostati a Roma dove sono cresciuto con i miei fratelli. A Miami ci sono andato dopo… Io spingo per portare la famiglia in Italia, voglio far capire ai miei figli come si vive qui visto che stanno diventando americani. A Reggio sono uscito poco ma sto benissimo: ho il campo di allenamento a tre chilometri da casa, in poco tempo arrivo in centro e Milano e l’aeroporto di Bologna sono a due passi».

Ha ricevuto qualche messaggio o telefonata particolare a fine stagione?
«Adani mi ha fatto subito i complimenti dopo la vittoria con il Modena, Cassano pure. Mi hanno scritto anche De Rossi e altri amici. Ieri con la squadra abbiamo mangiato insieme e ci siamo divertiti, questo è quello che rimane del rapporto con i giocatori ed è anche il segreto della nostra annata».

Il Centro Sportivo di Via Agosti è stato un valore aggiunto nella stagione della Reggiana?
«Per noi allenatori è bellissimo avere due campi così e per un club è importante che le strutture ricoprano un punto fermo. In Italia ci sono situazioni vergognose se paragonate ad altri paesi europei, ritengo quindi che sia giusto dedicare una parte del budget ogni anno agli investimenti sulle strutture e alla Reggiana hanno la visione giusta tanto che stanno lavorando per fornire nuovi campi al Settore Giovanile. L’identità di un club la si percepisce subito quando si arriva al centro sportivo».

A Reggio si è concesso qualche uscita o ha solo pensato a lavorare?
«Con lo staff saremo andati quattro volte in un anno in pizzeria, una volta sono andato io a Milano e due volte a Bologna dal mio amico Di Vaio (direttore sportivo dei rossoblù, ndr). Tutto qua, c’è poco tempo…».

Qual è stato l’errore più importante che ha commesso?
«Ne ho fatti tanti. Ho sottovalutato qualcuno come Rozzio al quale avevo parlato a inizio stagione così come Libutti che nel finale ha fatto benissimo».

Si riconosce invece qualche merito?
«A livello tattico ho preso una decisione e mi si è stato rimproverato il fatto di non essere mai passato a due punte, ma ho ritenuto che fosse la scelta giusta e sono andato dritto per la mia strada fino alla fine. In quel modo abbiamo coperto bene il campo. A centrocampo ho tenuto due mediani perché ci facevano giocare meglio, solo Cigarini poteva fare il play fa solo».

Ha avuto anche il merito di trovare un nuovo ruolo a Kabashi…
«Elvis è forte, un ‘toro’ del genere con un piede così va messo in un certo contesto per rendere al meglio. Quest’anno ha fatto una stagione strepitosa».

Un altro pregio è stato quello di chiudere in crescendo nonostante le difficoltà del calendario…
«Dopo Venezia c’è stato un calo mentale, pensavamo che fosse fatta invece la rosa corta e certe squalifiche ci hanno mandato fuori strada ma che dietro ci fosse un certo lavoro si vedeva. A Palermo dopo il primo tempo eravamo sotto ma eravamo in partita. In tutto l’anno avremo steccato non più di quattro o cinque partite e sono poche per una squadra neopromossa. Dare una continuità al modo in cui abbiamo chiuso la stagione sarebbe una ‘figata’…».

Il suo pronostico su playoff e playout qual è?
«Domani parto per Miami e non li guarderò, ma devo dire che è il Bari è più strutturato ed è spinto dai suoi tifosi quindi credo abbia maggiori possibilità di salvarsi. Davanti il Venezia è la squadra più forte ma ai playoff ci sono sempre delle mine vaganti… Faccio il tifo per il mio amico Pirlo e poi per il Catanzaro: spero che Vivarini abbia successo per quanto ha fatto vedere».

Le vacanze di Nesta dove saranno?
«È mia moglie che organizza tutto: andremo in Giappone assieme ai nostri figli. Non vedo l’ora di rivedere la mia famiglia dopo cinque mesi di attesa».

 

 

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