Tesser: «Grosseto brucia, ma le prestazioni devono darci fiducia. Serve qualcosa in più»
Il tecnico della Reggiana alla vigilia della sfida alla Sambenedettese: «Ponsi è recuperato, Girma resta in dubbio. Henry può giocare mezz'ora. La Samb ha qualità tecniche elevate, soprattutto davanti. Dobbiamo restare agganciati alle zone alte»
Il k.o. di Grosseto ha lasciato amarezza, soprattutto per le numerose occasioni da gol non concretizzate, ma mister Attilio Tesser, alla vigilia della sfida con la Sambenedettese, invita a valutare anche le prestazioni, senza perdere di vista ciò che manca alla squadra: maggiore cattiveria sotto porta, determinazione e fiducia nei propri mezzi.
Ponsi e Girma sono a disposizione?
«Ponsi ha fatto due allenamenti, ieri e oggi, quindi viene con noi. Per fortuna, dopo un lungo periodo, è recuperato e sta bene. Girma lo valuteremo domani mattina nella rifinitura: siamo proprio al limite, vediamo…».
A che punto è il recupero di Henry?
«Sta guadagnando sempre più minuti ogni partita. Penso che oggi siamo arrivati a una mezz'ora di possibile impiego, per avere un rendimento buono. Non dimentichiamoci che Henry era fermo da sei mesi: ha avuto un intervento al menisco quando era qui da noi e sono soltanto due settimane che lavora. In questo periodo c'è stata anche la partita di Pineto, quindi le settimane di lavoro non sono mai state complete. Però sta migliorando sempre di più».
In questi casi ragiona pensando di fargli giocare l'ultima mezz'ora oppure lo manda in campo finché ne ha, per poi sostituirlo?
«Ci sono delle letture da fare in base al tipo di partita, alla sua condizione e a quello che pensa lui mentalmente. Speravo di metterlo dentro nel recupero a Pineto, perché potevo immaginare quel tipo di partita, ma lui non se l'è sentita: non era ancora a posto nelle gambe e avrebbe rischiato qualcosa dal punto di vista fisico. A Grosseto ha guadagnato ancora una ventina di minuti, quindi sta sempre meglio. Quando parlo di mezz'ora possono essere anche 40 minuti. Il minutaggio è comunque ridotto. Poi, quando uno arriva a fare 40 minuti, è pronto anche per giocare 70-80 minuti: ci si avvicina gradualmente alla prestazione dall'inizio».
Contro la Torres la linea difensiva a tre, con Battistini, Quaranta e Bonetti, e Rover più avanzato, ha dato buone risposte. Può essere confermata anche domani, considerando l'assenza di Tripaldelli?
«Ponsi può giocare un pezzettino di partita, ma non di più. Sto valutando anche un'altra opzione. Vediamo».
Ci sono sempre problemi nei vari reparti e, in particolare, diversi infortuni muscolari. Il fondo dei campi sui quali vi allenate può essere una concausa?
«Penso di no. I campi sono stati appena rifatti e adesso sono molto belli. Inizialmente erano un po' troppo morbidi, ma li hanno sistemati. Può capitare che un calciatore che ha sempre giocato come Šipoš, e ha dato tutto, risenta delle interruzioni: lui stesso ha detto che si è sentito raffreddare un po' muscolarmente e poi è ripartito a freddo. Ha sentito tirare, ma fortunatamente non è una cosa importante. Per questa partita resterà fuori».
Con gli attaccanti a disposizione ridotti al minimo, Cavaliere potrebbe partire dal primo minuto? Oppure sta valutando qualche soluzione diversa?
«Henry, ripeto, può entrare a partita in corso. Poi c'è Cavaliere e c'è la possibilità di utilizzare Rover, che in questa parte di stagione ha giocato spesso da attaccante. Siamo un po' ridotti all'osso: ci viene a mancare quello che è stato il nostro attaccante principe, il capocannoniere del girone in questo momento. Non ci voleva, soprattutto in contemporanea con il dubbio legato a Girma, che a Grosseto per la prima volta aveva interpretato veramente bene il ruolo di seconda punta. Stava facendo una buona prestazione. Abbiamo qualche limite in attacco, vedremo quale soluzione riterrò più congeniale dall'inizio».
Che umore c'è all'interno dello spogliatoio dopo quattro sconfitte nelle ultime cinque partite?
«Non c'è quella serenità che, secondo me, deve esserci per affrontare le partite. C'è grande rammarico perché non riusciamo a fare risultato. Allo stesso tempo bisogna essere obiettivi, se si vuole ragionare su quello che è successo. Queste ultime due gare sono state forse le migliori del campionato: una l'abbiamo vinta e una l'abbiamo persa. Perdere come abbiamo fatto a Grosseto brucia di più, perché abbiamo offerto una prestazione importante, creando almeno dieci nitide palle gol senza riuscire a segnare. La partita con la Torres l'abbiamo vinta. Nelle ultime cinque gare, le sconfitte di Perugia e Pineto ci stanno; quella con lo Spezia secondo me è un po' immeritata. Bisogna guardare anche il lato oggettivo della prestazione. Se ci basiamo sui risultati, chiaramente l'umore non può essere dei migliori: nel calcio valgono i numeri e ne siamo consapevoli».
La sfida con la Sambenedettese è una gara che può rappresentare una svolta?
«È una partita importante. Avevamo già svoltato contro la Torres, con una vittoria e una buona prestazione. Non è che dobbiamo svoltare tutto. È una partita importante perché veniamo da un momento non positivo, come dicono i numeri. Se vogliamo rimanere agganciati alle zone alte della classifica, dobbiamo cercare di ottenere il massimo risultato. Questo è sicuramente il nostro obiettivo».
I marchigiani sono reduci da quattro risultati utili consecutivi. Quali sono le loro caratteristiche principali?
«La Sambenedettese è partita non benissimo nella prima parte del campionato, ma adesso è in grande spolvero. Nelle ultime quattro partite ha ottenuto risultati importanti. È una squadra che davanti ha una qualità tecnica elevata. I due esterni Sgarbi e Tunjov sono giocatori di categoria estremamente importanti. Magnaghi è un attaccante molto bravo, un buon finalizzatore. Ha una difesa solida, fisica ed esperta, con giocatori come Camigliano. Soprattutto davanti è una squadra con qualità tecniche e balistiche importanti: ha grandi tiratori, quindi bisogna stare molto attenti».
Quando una squadra non segna si parla spesso di maggiore cattiveria e cinismo in area. Sono aspetti che si possono allenare oppure dipendono dalle caratteristiche dei singoli?
«Quando si parla di cinismo, generalmente si pensa a una squadra che arriva a una o due occasioni in una partita e poi sbaglia. Quando invece ne crei dieci, come è successo a noi, forse la realtà è una via di mezzo. Un po' più di cattiveria non guasterebbe, ma ci sono anche errori tecnici, che fanno parte del bagaglio di ogni giocatore, e alcune letture sbagliate delle situazioni. Faccio l'esempio di Rover: con due compagni a fianco, in tre contro il portiere, ha preferito tirare invece di passarla a uno dei compagni, che avrebbe potuto segnare a porta vuota. È una scelta tecnica sbagliata, una lettura decisiva. Quando ti trovi davanti al portiere, l'istinto ti porta a pensare di fare gol, ma in quel caso i compagni erano vicinissimi e completamente liberi. Quindi non è soltanto una questione di cinismo o cattiveria: sono decisioni importanti che possono toglierti qualcosa. Poi c'è chi riesce a vincere queste situazioni perché ci mette più convinzione e si butta dentro con maggiore determinazione. È un insieme di componenti».
È la capacità di saper chiudere la partita che manca alla sua Reggiana?
«Con la Torres abbiamo tirato trenta volte verso la porta: non sono numeri normali, di solito si parla di dieci-quindici conclusioni. Sia contro lo Spezia sia con la Torres non siamo stati capaci di chiudere la partita, soprattutto con la Torres, anche se il risultato era sul 2-0, perché le occasioni erano state importanti. Nel calcio, se non segni non perdi, ma allo stesso tempo se fai gol puoi costringere l'avversario a rincorrere e la partita può diventare diversa».
La squadra ha sufficiente serenità per affrontare questo momento? Da domani potrebbe pesare maggiormente l'aspetto emotivo, oltre a quello tecnico e tattico?
«Dal punto di vista emotivo c'è sicuramente un po' più di pressione per i risultati che non arrivano. La serenità deve derivare dalla consapevolezza di essere una squadra compatta, con unità d'intenti, e dal fatto che alcune prestazioni sono state positive. Quella con la Torres è stata positiva, quella di Grosseto meno sul risultato, ma comunque con una buona prestazione. Dobbiamo avere fiducia in noi stessi, con grande umiltà, come dico sempre, ma anche con altrettanta cattiveria e determinazione. Se quello che abbiamo fatto finora non è sufficiente, dobbiamo aggiungere qualcosa: un po' di quella cattiveria di cui parlavamo prima».
Una domanda sul VAR a chiamata: in generale, le piace il metro arbitrale di questo campionato di Serie C?
«In linea di principio ritengo il VAR a chiamata una cosa molto valida. Purtroppo vedo che nove volte su dieci gli arbitri non cambiano idea nemmeno di fronte all'evidenza. Se non serve a far cambiare idea, la lascio lì».
Considerata la sua lunga carriera, le è mai arrivato un interesse dall'estero, da un club o da una nazionale?
«Qualche anno fa ho avuto un'opportunità per andare in Grecia, ma non ho rifiutato io».


