Salerno: «Siamo retrocessi perché è mancata l’unità. Dobbiamo ripartire dal concetto di famiglia»
Il presidente della Reggiana rompe il silenzio: «Il problema è stata la mancanza di fattore umano». Il rimpianto per l’addio di Goretti, l’esempio del Catanzaro, le difficoltà nello spogliatoio e il rapporto incrinato con tifosi e ambiente.
Oltre alla presentazione del nuovo assetto dirigenziale, la conferenza stampa di Lentigione è stata l’occasione per ascoltare la lunga analisi di Carmelo Salerno sulla retrocessione della Reggiana. Per la prima volta dalla fine del campionato il presidente granata ha ripercorso pubblicamente gli errori degli ultimi due anni, respingendo alcune ricostruzioni e indicando nella perdita di unità il principale fattore che ha portato alla discesa in Serie C.
«Il problema è stato il fattore umano»
«Mi sono assunto tutte le responsabilità e continuo a farlo - ha sottolineato il presidente in apertura - Non abbiamo organizzato una conferenza stampa al termine del campionato perché non volevamo alimentare ulteriori polemiche. Ma per non commettere gli stessi errori bisogna capire cosa è successo, e ora ve lo spiego». Secondo Salerno, negli ultimi mesi si è cercato un colpevole troppo semplice: «Alla fine si è individuato nel presidente la persona che avrebbe interferito nell’area tecnica. Io però voglio raccontare un’altra verità». Per il presidente granata la retrocessione ha radici profonde: «Per me la Reggiana era già virtualmente retrocessa l’anno scorso e si è salvata all’ultima giornata. Negli ultimi due anni è mancato il fattore umano». Salerno ha più volte utilizzato le parole “famiglia”, “armonia” e “unità”. «È mancata la compattezza tra i soci, tra presidente e direttore sportivo, tra allenatori e giocatori - ha proseguito Salerno - È mancato quel concetto di cuore e famiglia che aveva caratterizzato i sette anni precedenti».
L’esempio del Catanzaro e il rimpianto Aquilani
Per spiegare il proprio pensiero il presidente ha citato il Catanzaro come modello di riferimento: «Ho visto una società che ai playoff trasmetteva emozioni. Il presidente Floriano Noto dice che il loro calcio è cuore e famiglia. È una definizione che condivido pienamente». Nel ragionamento è entrato anche Alberto Aquilani: «È il mio più grande rimpianto perché non sono riuscito a portarlo a Reggio Emilia. Trasmette entusiasmo, gioia e voglia di lavorare. Credo sia pronto per allenare ad altissimi livelli».
«Allenatori e direttori sportivi non accettano consigli»
Salerno ha quindi risposto alle accuse di interferenze: «Che io abbia interferito nell’area tecnica sono cazzate. Allenatori e direttori sportivi non accettano consigli da nessuno». Il presidente ha però riconosciuto altre responsabilità: «Accusatemi di non avere creato armonia tra le varie componenti della società. Questo sì».
«L’errore più grave è stato scegliere il direttore sportivo sbagliato»
Tra le ammissioni più nette della giornata c’è quella relativa alla scelta del direttore sportivo Domenico Fracchiolla: «Ho sbagliato direttore sportivo e l’ho già detto. Ma soprattutto non ho capito che quel direttore sportivo non era adatto a quel tipo di allenatore (Dionigi, ndr). Ma non è facile scegliere un direttore sportivo quando si ha già un allenatore…». Pur riconoscendo l’errore, Salerno ha precisato che una retrocessione non può essere spiegata da una singola decisione: «Non si retrocede per un solo errore. Si retrocede quando per due anni viene meno la compattezza».
«Mancata armonia anche nello spogliatoio»
Il presidente ha confermato che i problemi hanno coinvolto anche il gruppo squadra: «Per la prima volta è mancata armonia tra allenatore e giocatori e, in alcuni momenti, anche tra i giocatori stessi. Ci sono episodi che potrei raccontare ma preferisco non farlo».
Il rimpianto per Goretti
Alla domanda su quale scelta non rifarebbe, la risposta è stata immediata: «Mi pento di non essere andato via anch’io il giorno in cui è andato via Roberto Goretti». Una dichiarazione che conferma quanto l’ex direttore sportivo umbro abbia rappresentato un punto di riferimento nel percorso di crescita del club. Un rimpianto accompagnato dalla convinzione che la rosa costruita la scorsa estate fosse comunque all’altezza dell’obiettivo: «Non direi che avevamo la squadra più forte degli ultimi tre anni, ma certamente una squadra che avrebbe dovuto salvarsi senza particolari problemi. E Doriano Tosi lo può confermare perché è stato lui stesso a dirmelo».
«Serve ritrovare unità con tifosi e stampa»
Nella parte conclusiva del suo intervento Salerno ha allargato il discorso all’intero ambiente granata :«Da febbraio in poi si è incrinato il rapporto anche con i tifosi. E credo che pure la stampa abbia mostrato una certa stanchezza nei confronti di questa proprietà». Da qui l’appello finale: «Le critiche aiutano a crescere. Ma se non ritroviamo unità, armonia e spirito di famiglia non arriveremo nemmeno a dicembre. La Reggiana deve ripartire da lì».


