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Rozzio: «Giochiamoci la promozione sul campo. Ripescaggio in B? Siamo la migliore seconda...»

Il difensore classe '92 non vede l'ora di tornare a giocare: «Sento la mancanza del contatto con i compagni e con i tifosi. Concludere oggi il campionato sarebbe un vero peccato...»

Mauro Falduto
06.05.2020 10:15

© Silvia Casali

La fase 2 è iniziata e anche i calciatori della Reggiana sono tornati a prendere confidenza con il mondo esterno, in attesa che i vertici del pallone si esprimano in modo definitivo sulla ripresa o meno dei campionati. Il difensore granata Paolo Rozzio negli ultimi due mesi da "recluso" a Correggio ha avuto modo di dedicarsi ad altre attività ed hobby, con un pensiero fisso in testa: tornare in campo per conquistare la Serie B.

Paolo, innanzitutto come stai fisicamente e come ti sei allenato in questo lungo periodo di stop forzato per la pandemia?
«Ovviamente in questo periodo di quarantena non mi sono mosso da casa, le ordinanze erano chiare. Sarebbe stato ingiusto andare a correre. Perciò mi sono allenato con esercizi a corpo libero in casa e con un po' di pilates e yoga che ho fatto in compagnia della mia fidanzata Ilaria. Nonostante i due mesi di stop, tutto sommato sto abbastanza bene e pian piano riprenderò il ritmo. Sarà un percorso da fare gradualmente».

Con l'inizio della fase 2, com'è stato il ritorno all'allenamento libero all'aria aperta?
«Sì, da ieri mattina (lunedì, ndr) ho ripreso a correre. E' stata una bella boccata d'ossigeno. Per noi che facciamo dell'attività fisica il nostro lavoro è una cosa molto importante. Sicuramente non è come allenarsi con la squadra, ma è già qualcosa in più rispetto a prima».

In attesa di verdetti tra Assemblea di Lega Pro e Consiglio Federale, ti sei fatto un'idea sulla sorte del campionato? Ci sono varie ipotesi per le promozioni: sorteggi, medie aritmetiche, mini playoff... Cosa ti aspetti?
«C'è sempre stata una gran confusione, dall'inizio fino ad oggi. Si sperava che col passare dei giorni, la situazione diventasse più chiara, invece ogni giorno ne viene fuori una. C'è chi vuole riprendere e chi vuole chiudere il campionato. Ognuno parla secondo i propri interessi. Noi calciatori vorremmo tornare a giocare: in questo modo la macchina del calcio potrebbe riattivarsi anche dal punto di vista economico. Del resto i calciatori hanno un contratto ed è giusto che facciano i loro calcoli. Terminare qui il campionato sarebbe un vero peccato. Tuttavia mi rendo conto che qualsiasi decisione che verrà presa non renderà contenti tutti».

E sul discorso del ripescaggio?
«Indubbiamente ci fa gola, ma non perchè ci chiamiamo "Reggiana", semplicemente perchè i punti dicono che siamo la migliore seconda. Quindi sarebbe un ripescaggio meritato. Già ero fiducioso l'anno scorso per il ripescaggio dalla Serie D alla C, quando non tutti ci credevano. Quest'anno che siamo la miglior seconda, non vedo perchè non possa accadere. Io penso positivo per come sono fatto, ma cerco anche di non illudermi. Se non dovessimo essere ripescati, vorrà dire che ripartiremo dalla Serie C e cercheremo di fare un altro grande campionato come abbiamo fatto quest'anno, puntando alla Serie B sul campo».

Si parla anche di una riforma dei campionati con una Serie B a 40 squadre...
«Credo sia un'ipotesi poco realizzabile. Una B a 40 poi perderebbe di credibilità...».

Psicologicamente per te sono stati più duri da gestire gli infortuni capitati nelle scorse stagioni oppure questo stop forzato che non si sa quando finirà?
«Un infortunio è molto più difficile da gestire, senza ombra di dubbio. Tu sei fermo, ma il campionato continua e la tua squadra va avanti. Quando sono stato fuori, vedevo cosa mi stavo perdendo e la mia carriera era come bloccata. Invece con questa situazione di pandemia, siamo tutti fermi sullo stesso piano. Inoltre, almeno in questi due mesi seppur a casa, potevo gestirmi e fare i miei esercizi; da infortunato fai già solo fatica a muoverti e il lavoro della riabilitazione in sé è davvero pesante. Ciò non toglie che questo periodo di quarantena non sia stato psicologicamente facile: basta solo pensare a chi vive distante dai propri familiari. A livello personale, mi ritengo fortunato ad aver passato la quarantena in compagnia della mia ragazza, ma in questi giorni ho anche avuto un po' di preoccupazione per mia madre che lavora in ambito sanitario al Molinette di Torino, come per mio padre. Fortunatamente stanno bene e continuo a sentirli tutti i giorni, ma mi mancano molto».

Siamo a maggio. Senza pandemia, oggi il campionato sarebbe finito. Tracciando un bilancio, è questa la Reggiana più forte in cui hai giocato?
«Quest'anno in effetti ho avuto questa percezione. Anche nel mio primo anno a Reggio Emilia, in cui ho sempre giocato titolare prima dell'infortunio, avevamo un'ottima squadra. Lo stesso posso dire per l'anno dopo, con mister Menichini e poi con Eberini: squadra molto forte. Purtroppo lì l'ho vissuta meno, visto il mio calvario. Perciò sì, forse quest'anno ho giocato nella Reggiana più forte, senza nulla togliere ai compagni degli anni scorsi. Indubbiamente è stata una stagione molto positiva, un po' per le nostre qualità, un po' per quelle che ha dimostrato di avere mister Alvini. Per questo, insisto col dire che sarebbe un peccato concludere qui il campionato».

A livello individuale e a livello collettivo, qual è stata la migliore partita della stagione? E quale la peggiore?
«In generale, le prestazioni sono state quasi sempre di ottima qualità. A livello individuale, direi che la meno positiva è stata la trasferta con la FeralpiSalò in cui abbiamo pareggiato 1-1 con un mio retropassaggio corto diretto a Venturi, che ci è costato il gol. Invece la partita in cui mi sono divertito di più è stata la vittoria a Verona, contro la Virtusvecomp. Lì sia a livello individuale che come collettivo, abbiamo espresso proprio un bel calcio nonostante il campo difficile. Per quanto riguarda la prestazione peggiore di squadra, sicuramente a Carpi abbiamo avuto la nostra giornata storta, anche a causa di episodi che ci sono girati male; forse potevamo comunque gestirla meglio, come invece siamo riusciti a fare in altre occasioni».

Cosa ti manca di più della vita da calciatore? L'atmosfera nello spogliatoio, la possibilità di allenarti serenamente o il calore dei tifosi allo stadio?
«La vita da spogliatoio mi manca tanto. Stare con i miei compagni, fare gruppo, ridere e scherzare... Quest'anno si era creata proprio una bella alchimia tra di noi. Con gli altri ragazzi mi sento spesso tramite videochiamate: ci manchiamo a vicenda. Poi sicuramente l'atmosfera che si vive allo stadio con i nostri tifosi è un'altra cosa che manca tanto. Il pensiero di partite a porte chiuse è una brutta decisione da accettare per la salute di tutti, ma inevitabilmente la mancanza dei tifosi si sentirebbe tantissimo».

Calcio a parte, in questo periodo come hai trascorso le giornate? Hai coltivato un po' di hobby e interessi che avevi messo da parte?
«Principalmente ho dedicato le mie giornate allo studio. Sto preparando due esami per fine maggio e un altro esame per giugno. Per il resto, utilizzo il mio tempo libero per suonare la chitarra, guardare film e serie tv e leggere qualche buon libro».

E anche tu in quarantena ti sei dato un po' alla cucina come hanno fatto in molti?
«Diciamo che faccio un po' a turno con Ilaria, che ai fornelli se la cava piuttosto bene».

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