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Rozzio: «Un trionfo da condividere con tutti quanti. La fascia da capitano? Sono pronto»

«Già prima della finale ero certo che avremmo trionfato. Auguro a Spanò un futuro roseo, so che non avrà rimpianti. Il mio debutto in B? Non vedo l'ora di tornare a Pisa»

Mauro Falduto
02.08.2020 11:25

© Silvia Casali

Paolo Rozzio ha concluso la sua quarta stagione in maglia granata conquistando la promozione in Serie B e risultando essere lo stacanovista del gruppo con 29 presenze e oltre 2500 minuti in campo oltre ad un perno inamovibile del terzetto difensivo. Una bella rivincita per chi come il centrale piemontese classe '92 ha vissuto in prima persona gli anni più bui della recente storia granata ed era reduce da diversi problemi fisici.

Com'è stato vincere i playoff il giorno del proprio compleanno? 
«Giocare e vincere una finale il giorno del mio compleanno è stato il regalo più bello che potessi ricevere. Un'emozione unica, in uno dei giorni più importanti della mia vita. Sinceramente, alla vigilia della finale, nella mia testa mi sentivo piuttosto ottimista e avevo in mente solo la vittoria. Non ho mai pensato all'ipotesi di una possibile sconfitta. Il mio non è un ragionamento folle, è che semplicemente mi sentivo sicuro che questo sarebbe stato l'anno giusto. L'idea di pensare già ai festeggiamenti ha fatto sì che avessi un approccio positivo alla partita e che le cose venissero da sé e che si incastrassero nel verso giusto».

Se pensi alla stagione scorsa in Serie D, in cui si giocava contro squadre come Ciliverghe e Calvina, avresti mai pensato di riuscire a conquistare la Serie B al primo tentativo?
«Se ho fatto la scelta di restare a Reggio Emilia in Serie D, è perchè ero convinto che qualcosa di buono prima o poi sarebbe successo. Non potevo pensare che una squadra come la Reggiana potesse rimanere in D, ma nemmeno in C. Quella di Reggio è una piazza che meritava di più. Passare da certi campi in D alla conquista della B è qualcosa di pazzesco. Ora il cammino non è finito perchè ci potrebbe essere ancora un bel pezzo di storia da scrivere. Cercheremo di restare in B il più a lungo possibile ma con l'intenzione di puntare sempre più in alto, anche perchè se fai questo mestiere devi essere sempre ambizioso».

Qual è stato il momento clou dove avete capito che potevate vincere questo campionato?
«Onestamente dopo la prima partita di campionato contro la FeralpiSalò avevo già buone sensazioni, non solo per la vittoria ma anche per l'ottimo gioco espresso in campo. Aggiungo anche la partita con la Triestina: lì ho capito che eravamo una squadra davvero forte che sapeva bene cosa doveva fare, in base a quello che ci trasmetteva il mister».

E il momento più difficile della stagione?
«Quest'anno ce ne sono stati pochi. Mi viene solo da pensare alla brutta batosta a Carpi, ma il fatto di aver reagito subito con una vittoria contro l'Arzignano nella partita successiva è stato un segnale di grande forza della squadra. Il 5-1 di Carpi poteva essere l'inizio di un periodo difficile, invece siamo stati bravi a proseguire per la nostra strada e anche quello è stato un segnale che questa squadra poteva vincere il campionato».

Il merito maggiore di questo successo a chi va?
«Il merito è di tutti: sono dell’idea che oltre a chi scende in campo c'è sempre una squadra che lavora dietro le quinte. Mi viene da citare tutta la gente che fa parte della società, come per esempio i ragazzi della segreteria o l’addetto stampa Andrea Montanari che ha sempre dimostrato grande disponibilità e ottima organizzazione. Un altro che ringrazio è il team manager Michele Malpeli, che è sempre stato parte integrante di questo gruppo e che personalmente reputo uno dei migliori che io abbia mai incontrato nella mia carriera. Fondamentale è stato anche lo staff tecnico: penso già solo al match analyst Damiano Bertani che fa un lavoro poco citato ma importantissimo che è quello di tagliare i video per preparare le analisi delle partite. Ringrazio anche il magazziniere Matteo Ferri che ci ha fatto sempre trovare tutto pronto e si è sempre fatto il mazzo dal primo giorno di ritiro fino alla finale, senza mai una parola fuori posto. Tutti questi ringraziamenti stanno a significare che il merito di questo successo non è di una sola persona, ma di tutti».

Mister Alvini in particolare è stato fondamentale per la squadra…
«Certamente il mister ha un grosso merito su questa promozione perché è riuscito a trasmetterci perfettamente i suoi principi di gioco e ha messo in risalto le caratteristiche di ogni singolo giocatore. Anche nel mio caso, è riuscito a tirare fuori caratteristiche che non pensavo di avere, puntando sempre a coltivarle e migliorarle costantemente. Noi come squadra siamo stati bravi a seguirlo e a credere nelle sue idee. Anche chi ha giocato meno ha dimostrato di non aver mai mollato. La forza del gruppo è stata decisamente la marcia in più».

Con l'uscita di scena di Spanò, i tifosi ti hanno già eletto nuovo capitano. In realtà non sarebbe la prima volta che metti la fascia al braccio con la maglia della Reggiana...
«Sì, per me non è una cosa nuova. Metto le mani avanti perchè non ho ancora la certezza, ma spero di esserlo. Sarebbe davvero un grande onore per me essere il capitano della Reggiana in Serie B. L'idea che Ale mi tramandi la sua fascia, mi permette di indossarla con maggiore orgoglio e maggiore motivazione. Perciò lo farei non solo per una maglia e per una città che amo ma anche per un compagno e amico che, pur cambiando vita, sarà sempre nostro tifoso».

Quali sono le tue sensazioni dopo la sua scelta di vita?
«Sul più bello non avere più accanto uno come Ale è una dura sensazione. In ogni caso so che è un ragazzo estremamente intelligente e quella che ha preso è una decisione ben ponderata che viene solo da lui, perciò questo mi rende tranquillo. Sono stato uno dei primi a saperlo e quando me l'ha comunicato prima della conferenza stampa inizialmente pensavo stesse scherzando ma poi ho capito che parlava sul serio. E' stata una notizia scioccante e onestamente non me l'aspettavo, ma credo che sia così per tutti. Vincere un campionato e conquistare la Serie B da capitano nonché idolo della tifoseria è qualcosa che vorrebbe vivere chiunque: questo rende la sua scelta ancora più coraggiosa e gli fa davvero onore. Sono molto contento per lui e spero assolutamente che abbia un futuro ricco di soddisfazioni. Gli auguro di non avere rimpianti, ma sono sicuro che non sarà così».

Che Serie B sarà per la Reggiana? Oltretutto per te sarà l’esordio in questa categoria…
«Sicuramente sarà un campionato lungo, difficile e con maggiore qualità. Bisognerà sbagliare meno anche perché al primo errore ti castigano. Tuttavia sono dell’idea che possiamo giocarci le nostre carte. Per me sarà l’esordio in questa categoria, finora l’ho vista solo da spettatore in tv o allo stadio. Personalmente non vedo l’ora di cominciare».

Tra le avversarie ci sarà il Pisa, dove hai vissuto una parte importante della tua carriera. Che emozioni proverai af affrontare i toscani?
«Confesso di averci già pensato, soprattutto a Pisa-Reggiana e al ritorno all’Arena Garibaldi. Sarà un’emozione unica che mi godrò dall’inizio alla fine. A Pisa ho lasciato un pezzo del mio cuore e sono ancora in contatto con molti tifosi pisani. Ricevere ancora messaggi di apprezzamento da parte loro è qualcosa che ti tocca dentro. Alla città di Pisa devo tantissimo perché lì sono cresciuto come giocatore e come uomo e ho vissuto anni bellissimi che si sono conclusi anche in questo caso con la vittoria del campionato di Serie C.  Adesso però ho aperto e sto vivendo tuttora un capitolo importante della mia carriera con un’altra piazza come Reggio, dove sto lasciando un altro pezzo del mio cuore. Spero di restare qui più a lungo possibile e di fare un bel campionato di B con questa maglia».

Ora che la stagione si è conclusa, è tempo di ferie. Ti stai godendo un po' di relax?
«Da lunedì riparto per una settimana di vacanza sulla costiera amalfitana insieme alla mia fidanzata Ilaria. La settimana dopo sarò di nuovo a Reggio e inizierò ad allenarmi per conto mio in vista del ritiro, che salvo variazioni dovrebbe iniziare dopo Ferragosto. Mi sto comunque tenendo in movimento e ho già ripreso a correre, più che altro perchè sono uno che si annoia a stare troppo fermo».

Ritornando al tema del calcio abbinato allo studio, come va con l'università?
«Direi che sta andando piuttosto bene. Avevo la possibilità di dare un esame nel mese di luglio, ma alla fine cadeva proprio il giorno della partita col Potenza e ho preferito slittare la data, anche perchè in quel periodo ero concentrato solo sui playoff. Durante la quarantena ho dato due esami e anche a giugno ne ho sostenuto un altro, ottenendo oltretutto buoni voti. Devo dire che sono contento perchè studiare Psicologia mi piace davvero molto. Spero inoltre di riuscire a sostenere gli ultimi esami del primo anno tra settembre e ottobre, in modo da poter iniziare a preparare quelli del secondo che hanno comunque argomenti molto simili».

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