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Goretti: «A Terni una giornata storta, ora dobbiamo dare un segnale. È fondamentale remare tutti dalla stessa parte»

«L'obiettivo è la salvezza e perdere uno scontro diretto pesa il doppio: dobbiamo calarci in questa realtà dopo anni da protagonisti in C. La Reggiana ha delle potenzialità ma se fatichiamo ad arrivarci è colpa mia: serve tempo per maturare»

03.10.2023 15:45

video: Silvia Casali


«La mia intenzione iniziale era quella di parlare dopo la sosta però dopo certe partite e certe prestazioni bisogna rispondere e dire qualcosa – ha affermato il direttore sportivo granata Roberto Goretti in apertura della conferenza stampa che si è tenuta questa mattina presso la sede del club in via Brigata Reggio – In ogni campionato possono capitare gare dove una squadra non scende in campo. Nei giorni precedenti alla partita di Terni avevamo tutti captato un segnale di pericolo per il modo in cui si stava preparando la Ternana ma non siamo stati bravi abbastanza a trasmettere l’allarme alla squadra. Abbiamo fatto un ingresso in campo simile a quello di Como ma lì era andata un po’ meglio. Dopo 10 minuti potevamo essere sotto di 6 gol, l’impatto è stato molto negativo…».

È stata solamente una questione di testa e non di gambe?
«Credo proprio di sì. Nei primi minuti non può incidere l’aspetto fisico o quello di un giocatore al posto di un altro. Era una questione di squadra e di impatto alla partita. Ora bisogna fare autocritica, ognuno nel suo settore, e cercare di portare dei miglioramenti e riprendere il percorso intrapreso nelle prime partite in cui si sono viste delle cose buone. Bisogna ripartire immediatamente dal match che ci attende sabato».

Trova un parallelismo tra la sconfitta di Fiorenzuola dell’anno scorso e quella di sabato a Terni?
«Secondo me non c’è. Sono indubbiamente due partite storte dove la squadra non è entrata in campo, ma tra Reggiana e Fiorenzuola alla fine ci sono stati più di 30 punti di distacco e credo proprio che non sarà così tra Reggiana e Ternana. Il gruppo e la squadra devono dimostrare nel tempo che quella è stata solamente una giornata storta, bisogna subito far vedere la voglia di riscattarsi».

Cosa deve fare Nesta per arrivare nelle migliori condizioni al Bari?
«Il mister deve riprendere il suo percorso. Ricordo che la gara di Terni è arrivata sette giorni dopo la vittoria con lo Spezia, ma sembrano passati tre mesi... Ci vuole equilibrio: quando in una singola partita va tutto troppo male sono abituato a non prenderla in considerazione».

La formazione quando le viene comunicata dal mister?
«A volte la sera prima, se capita di confrontarci, oppure quando esce la distinta ufficiale. Con Nesta ho lavorato un anno a Perugia e devo dire che spesso mi ha sorpreso con le sue scelte, ma a ognuno spetta il suo lavoro».

Dopo ne discutete?
«Generalmente no. Se vedo qualcosa in particolare magari glielo dico prima, ma il dopo solo per fare due chiacchiere da bar non conta niente. Per costruire invece sì…».

La scelta di far giocare Fiamozzi a Terni ha provocato parecchie discussioni da parte dei tifosi e della stampa…
«Il mister vede i giocatori in settimana e fa le sue scelte, a volte riescono giuste e altre volte sbagliate. Fiamozzi, è evidente, non ha avuto un buon impatto alla partita come il resto della squadra, ha perso fiducia e sicurezza in sé stesso e ne è venuta fuori una prestazione negativa. Nel post-partita ai ragazzi ho detto che bisogna analizzare quello che è successo, anche nell’ultima settimana, perché abbiamo perso uno scontro diretto per la salvezza. Perdere uno scontro diretto pesa il doppio e in questa sfida i primi 10 minuti non sono accettabili e gli ultimi 20 minuti ancora di più, per quanto mi riguarda. Nella seconda fase del primo tempo abbiamo avuto tante occasioni per accorciare la gara e cambiarla ma non siamo stati né cinici né fortunati. Dopo un giorno di riposo bisogna azzerare e ripartire: il campionato è fatto di tappe, ne abbiamo sbagliata una ma non è morto nessuno». 

È presto per guardare la classifica?
«Guardando la classifica saremmo teoricamente salvi: sappiamo che quanto è stato fatto finora non basta per raggiungere l’obiettivo finale, bisogna crescere e migliorare. Quando si inizia un percorso nuovo ci sono battute d’arresto, bisogna essere bravi all’interno a capire le giuste critiche, resettare e costruire guardando avanti. Questa è la mia filosofia e secondo me è anche il modo di come dovremmo affrontare questo inizio campionato. Vogliamo dimostrare di essere una squadra di Serie B, perciò bisogna lottare e sgomitare perché qui lo scenario è cambiato rispetto agli ultimi due anni. Ci sono sconfitte inevitabili, bisogna essere bravi a calarsi in questa realtà dopo due anni da assoluti protagonisti in Serie C. Siamo convinti che ci sia del buono in questa squadra, bisogna solamente trovare la strada per raggiungere il nostro obiettivo».

Antiste che tipo di giocatore è?
«È un ragazzo giovane e con grande volontà che corre tantissimo, più di tutti i compagni ma anche degli avversari. Ancora non è dentro al meccanismo di gioco e mi pare evidente: ci vuole del tempo visto che è arrivato a fine mercato».

Figure carismatiche come Rozzio e Cigarini ora possono diventare ancora più importanti nello spogliatoio?
«Sono due ragazzi in gamba e responsabili come tanti altri. Ho grossa fiducia nei valori umani e nella solidità del gruppo».

Crede di avere fatto tutte le scelte giuste, dall’allenatore fino al mercato?
«Non si può parlare di scelte giuste o sbagliate: abbiamo cambiato tutto, a partire dallo staff e dal livello di esperienza. Ci sono 15 persone e 20 nuovi giocatori su 28 che si devono amalgamare e imparare a lavorare insieme. La nostra è stata una scelta coraggiosa e il coraggio è alla base delle storie che possono avere successo. Lo vedremo alla fine dell’anno se le scelte sono state giuste o sbagliate. Un anno fa c’erano tre squadre davanti e 17 dietro di chilometri, ora la Reggiana è novizia in tutto e per tutto in questa categoria. Domande, critica e logica costruttiva possono portare al bene comune per raggiungere l’obiettivo della Reggiana. Quando si inizia un percorso nuovo è facile vedere tutto come sbagliato e ripensare al passato, ma nella maggior parte dei casi ho visto che alla fine le cose erano molte diverse…».

Forse ci sono troppe aspettative su questa Reggiana ed è autolesionistico pensare a una squadra da decimo posto?
«La nostra collocazione la scopriremo andando avanti. Nella formazione della squadra ho pensato a costruire un blocco di giocatori in grado di portarci avanti fino alle prime 8 giornate e successivamente, con gli acquisti dell’ultima settimana, aumentare il livello con la loro integrazione graduale. La Reggiana ha delle potenzialità ma ad oggi non ci siamo arrivati per colpa mia: ci vuole del tempo per raggiungere il nostro massimo. Preferisco fare 30 partite con una rosa dal potenziale più alto che farne 38 con una rosa dal potenziale più basso. Il periodo iniziale quindi può essere difficile. Ad oggi non abbiamo mai “rubato” una partita, tranne il punto a Como: a livello di risultati abbiamo ottenuto meno di quanto prodotto. A volte bisogna trovare un modo di stare in campo e di giocare che sia più produttivo».

Un po’ ci si era illusi all’inizio vedendo il bel gioco…
«Vedere la squadra avere un’identità di gioco chiara e precisa può essere stato motivo di illusione poi la realtà ci mette di fronte a partite molto equilibrate dove bisogna sbagliare poco, essere continui e aggressivi. Dobbiamo maturare e arrivare al nostro livello, dimostrare di meritarci la Serie B. Prendendo in considerazione non solo la gara di Terni ma le prime otto nel loro complesso, posso dire che stiamo arrivando al nostro livello».

La fase offensiva sterile è il punto dove bisogna lavorare di più?
«Intanto non prendiamo gol poi vediamo di farli: io penso sempre a questo. La Reggiana i gol giusti li troverà ma è fondamentale trovare una solidità difensiva che parte dagli attaccanti. Poi alla fine del girone d’andata tireremo le prime somme». 

Un'altra nota dolente di questo avvio di campionato sono gli infortunati…
«Nel blocco che ci portiamo dietro da inizio preparazione gli infortuni sono pochi: c’è stato Romagna, che in itinere capiremo quanto rimarrà fuori. Dopo tre anni passati senza giocare avevamo messo in considerazione delle incognite nei suoi confronti. Il suo avvio è stato positivo con partite di grande livello e la scelta iniziale era quella di non rischiarlo durante i match infrasettimanali, la seconda delle tre partite, però il ragazzo stava bene e voleva giocare e d’accordo col mister si è deciso di mandarlo in campo con il Pisa: lì purtroppo ha avuto un piccolo risentimento. Tranne i due ragazzi che si sono rotti i crociati, i primi infortuni di questo genere dopo 10 anni da dirigente e due brutti colpi da assorbire, nell’ultimo giorno di mercato sono arrivati tre giocatori da ricondizionare e due che dovevamo aspettare. Avevamo un gruppo di centrocampisti numeroso, quindi potevamo aspettare Melegoni, e con quattro terzini in rosa c’era anche il tempo di attendere Pajac con calma. I tre da ricondizionare erano Gondo, Crnigoj e Da Riva. Il periodo tra una sosta e l’altra era quello giusto per averli disponibili al 100%, anche se ci sono stati un po’ di contrattempi per loro. Gondo e Portanova si sono fermati a Terni: il primo ha accusato un’infiammazione a una vecchia cicatrice mentre il secondo una forte botta, ma sono entrambi recuperabili per sabato. Szyminski ha accusato una distorsione alla caviglia con leggero interessamento del legamento ma il dottore ha detto che sarà anche lui a disposizione. Cigarini ha riportato un piccolo affaticamento ma è recuperato».

Ritiene che la Serie B sia più complicata rispetto alle aspettative iniziali?
«Quando ci sono 8-10 squadre che investono cifre improponibili fino a qualche anno fa, il livello inevitabilmente si alza. Ma tutte le squadre hanno un livello minimo buono, Reggiana compresa, poi l’evoluzione dipenderà da come crescerà la squadra. Oggi la classifica è una bozza di prima verità e dice che saremmo salvi, ma non abbiamo ancora una media punti da salvezza…».

Quanto è difficile chiedere all’ambiente, alla stampa e ai tifosi di avere equilibrio?
«Innanzitutto dobbiamo averlo dentro noi. In Serie A ci sono squadre che partono sapendo che perderanno tante partite, ma chi ha più equilibrio nei momenti più difficili alle fine si salva. Avere equilibrio, quindi, è un valore importante. Ritengo inoltre che sia fondamentale volere bene tutti quanti alla Reggiana, starle vicino e avere tutti insieme un obiettivo da raggiungere che è la salvezza». 

 

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