Tesser: «Dobbiamo tornare a fare punti in trasferta. Rispetto la decisione dei tifosi»
Il tecnico della Reggiana presenta la sfida di sabato con l’Atalanta U23: «I ragazzi si sono allenati bene, spero si veda in campo. Servirà una prestazione di alto livello. Ponsi, Girma e Tripaldelli? Partono con noi, ma non sono tutti al meglio»
In mezzo al mare di incertezza che gravita attorno alla situazione societaria, c’è un campionato che avanza e un avversario da incrociare. Mister Attilio Tesser ne è consapevole e prova a concentrare le sue energie e quelle della squadra verso l’appuntamento di sabato, quando la Reggiana farà visita all’Atalanta Under 23, in quel di Caravaggio.
Mister, l’infermeria si sta svuotando? Ha recuperato Girma, Tripaldelli, Ponsi...
«Purtroppo Tripaldelli oggi non stava benissimo. Dopo che ieri si è aggregato alla squadra, aveva un po' di influenza, vediamo se domani sta un po' meglio. Però già averlo recuperato è importante, anche se viene da due settimane e mezzo di assenza. Ponsi l'abbiamo recuperato e anche Girma da ieri si è allenato con la squadra. Questi due giocatori sono comunque arruolati e partono con noi domani».
Potrebbe rinviare il ritorno alla difesa a quattro? Oppure la presenza di Ponsi potrebbe garantire questa opzione?
«Fabio ce la può fare, sta meglio. È chiaro che magari ci sono delle partite in cui valuti se la sua condizione è ottimale e ancora non lo è. Quindi sicuramente sarà in grado di fare un pezzo di partita, ma non di partire dall'inizio».
L'utilizzo di Crisetig è forse più legato alla difesa a quattro?
«No, il suo utilizzo è dettato da quanto voglio bilanciare il centrocampo. Se ho un centrocampo un po' più coperto posso usufruire della sua qualità tecnica e delle sue letture. Se invece ritengo che la difesa abbia bisogno davanti di un interditore, allora preferisco Jónsson. Con Crisetig abbiamo una gestione di palla e un'esperienza maggiore, ma Jónsson sta dando grandi garanzie anche in quel ruolo».
È rimasto contento dell'impiego di Henry?
«Beh, decisamente sì. L'ho inserito un po' forzando, perché parlando con lui eravamo d'accordo sui 30-35 minuti, e invece siamo arrivati a 45. Con lui la situazione è migliorata, sia perché sono arrivati dei palloni, sia perché la squadra ha alzato il baricentro di qualche metro. Ha fatto vedere di saper gestire bene la palla e di subire quei falli che ti consentono di guadagnare campo».
L'Atalanta Under 23 ha una caratteristica: non pareggia mai.
«Questa squadra ha solo giocatori di grande qualità tecnica. Giocano abbastanza spensierati e giocano un calcio aggressivo in avanti, sempre propositivi. Perdevano con lo Spezia 2-0 e sono andati a fare il 2-1 in pochi minuti facendo un'ottima partita. È una squadra che sforna giocatori importanti e merita grandissimo rispetto. Hanno la freschezza della gioventù e bisogna saper interpretare bene la partita, sfruttando magari un po' di esperienza in più che potremmo avere».
Qualcuno di loro ha già esordito anche in prima squadra…
«Il loro settore giovanile sforna sempre talenti. Quello però che conterà sabato sarà la nostra prestazione. Dobbiamo trovare un po' di continuità, questo è essenziale. Dopo le due buone prove con la Torres e a Grosseto, abbiamo avuto una caduta nel primo tempo per poi riprenderci nel secondo. Dobbiamo tornare sui nostri standard alti perché ci aspetta una partita importante».
Cavaliere ha ripagato la sua fiducia con un gol e una prestazione tutto cuore.
«Sì, Edoardo è generoso da morire. Ha fatto vedere che in fase di finalizzazione, dentro l'area, si fa rispettare. Anche lui ci sta dando una mano, pur essendo consapevole che, soprattutto nel primo tempo in cui la squadra ha fatto più fatica, ha faticato anche lui, da solo, a fare reparto. Questo momento è anche suo ed è giusto sfruttarlo. È un ragazzo mentalmente presente e ha fatto vedere di lottare pallone su pallone».
Una difficoltà in più potrebbe venire dal fatto che non ci saranno i gruppi organizzati della curva?
«Mi dispiace, ma li rispetto tantissimo. È tutto rispettabile quando si esprimono dei valori. C'è un grande dispiacere, cercheremo di regalare una soddisfazione anche se a distanza. Ne abbiamo bisogno noi e ne hanno bisogno loro. Li ringrazio per il tifo che hanno fatto sempre in tutta questa parte di stagione».
Arrivati alla 13ª giornata, qual è l'aspetto di continuità e quello di discontinuità che si aspetta di vedere sabato? C'è uno step in più che la Reggiana deve fare?
«La risposta sta negli alti e bassi che stiamo avendo. Dobbiamo riprendere la strada di fare risultati e di fare punti in trasferta, visto che veniamo da gare esterne in cui non abbiamo portato a casa niente. E poi insistere sulla prestazione, che è la strada che ti porta ad avere più possibilità di fare risultato».
La settimana scorsa, per sua stessa ammissione, la squadra è arrivata alla partita carica di tensione. Questa settimana c'è stata più serenità?
«Abbiamo fatto finalmente una settimana normale di lavoro. I ragazzi si sono allenati davvero bene dal primo giorno con grande intensità e applicazione, spero si veda in campo. La continuità la lego alla mentalità».
L’impianto di Caravaggio, senza grande pubblico e senza tifosi granata, può essere una trappola per una squadra che è apparsa discontinua?
«Lo abbiamo detto per altri campi dove magari non ci sono le realtà a cui si è abituati con grande pubblico. Ci saranno sicuramente meno persone, ma bisogna calarsi nella parte, perché la differenza la fa anche giocare su quei campi, pur essendoci un valore tecnico primario. Dipenderà sempre da quello che facciamo noi: al di là del merito degli avversari, se scendiamo sotto il nostro potenziale soffriamo con tutti».
Un luogo comune dice che le squadre Under 23 sono tecnicamente molto valide, ma possono pagare sull'esperienza e sulle motivazioni. È così?
«Vediamo che molti ragazzi, pensate all'Under 23 della Juventus di qualche anno fa, hanno fatto uscire una qualità elevatissima. Oggi ci sono giocatori come Vavassori o Vlahović che giocano in Serie B con rendimenti altissimi, dopo aver fatto l'Under 23 dell’Atalanta. Allenandosi con la prima squadra e venendo attenzionati dai massimi dirigenti, anche se non hanno l'assillo della classifica, hanno uno stimolo enorme perché sanno di essere costantemente in considerazione per la prima squadra. E credetemi, quando si scende in campo, quello che tutti vogliamo è battere l'avversario. Le motivazioni saranno altissime per questi ragazzi bravi, che un domani sentiremo nominare, quindi ci sarà da battagliare molto».
Lei cosa ne pensa delle seconde squadre?
«La cosa migliore è che tanti ragazzi non si perdono in giro e li puoi recuperare lì. È chiaro che vai a togliere qualcosa ad altre realtà che magari vorrebbero partecipare a questo campionato».
Le piace questo calcio con cinque sostituzioni? Ha impiegato tanto ad adeguarsi o le è piaciuta subito la strategia?
«Si parla spesso di moduli, ma penso che il cambiamento radicale siano proprio le cinque sostituzioni. Cambiare il 50% dei calciatori di movimento significa non solo incidere sull'aspetto tattico, ma soprattutto mantenere l'intensità alta. Con rose ampie è una novità molto rilevante e si tiene alta la qualità durante la partita con gente fresca».
Ultimamente si vedono tanti gol nel calcio italiano: cosa è cambiato rispetto a quando giocava lei, dove c'erano molti 0-0?
«Al di là del 9-1 clamoroso del Como di ieri sera, che rappresenta un record e quindi non è una consuetudine, qualche settimana fa ci chiedevamo se non sappiamo più difendere visto che si assiste a partite da 4-4 o 3-3. È un mix: si gioca molto di più per vincere la partita, si dà molto più spazio alla ricerca dei tre punti rispetto al punticino di una volta. Giocano tutti in modo molto più offensivo, e secondo me si fa anche un po' meno bene nella fase difensiva perché ci sono meno equilibri rispetto al passato. È un calcio apparentemente più piacevole; io quando subisco gol mi arrabbio e vorrei subirne pochi o nessuno, però bisogna adattarsi a questo cambio di mentalità».


