Carmelo Salerno: «Cambiare allenatore era inevitabile. Rubinacci scelta condivisa e convinta»
Il presidente granata sull'esonero di Dionigi: «Numeri impietosi ci hanno costretto a intervenire. Abbiamo atteso troppo per riconoscenza, un errore come detto dai tifosi. Ma il ds non ha colpe. Rubinacci ha esperienza, passione e conosce la squadra»

La Reggiana ha scelto di cambiare guida tecnica e affidarsi a Rubinacci. Il presidente Carmelo Salerno, presente al fianco del nuovo allenatore in conferenza stampa, spiega i motivi della decisione, la fiducia riposta nella nuova figura e risponde alle domande su mercato, gestione del gruppo e sui momenti difficili della stagione.
«Quando si cambia un allenatore è sempre una sconfitta, perché significa che le cose non sono andate come programmato o sperato - ha sottolineato con amarezza il presidente in apertura - Ringrazio Dionigi e il suo staff per il lavoro svolto in questi mesi e nella scorsa stagione. Alla Reggiana non siamo abituati a cambiare in corsa: l’anno scorso è stata la prima volta, quest’anno i numeri impietosi degli ultimi mesi ci hanno costretto a farlo. La scelta di puntare su Rubinacci è stata convinta e decisa, senza esitazioni: lo conosciamo da due anni e sappiamo quanta passione, dedizione e competenza metta nel suo lavoro. Avevamo provato a prenderlo all'inizio della passata stagione, ma aveva già deciso di andare in Serie A al Monza».
Rubinacci è stata una scelta condivisa fin da subito?
«Sì, la scelta è stata condivisa dalla società sin dal primo momento, non ci sono stati altri candidati per la panchina della Reggiana. Il mister, per vicinanza geografica e affettiva, ha seguito quasi tutte le nostre partite, molte dal vivo, quindi conosce bene la squadra e i movimenti dei giocatori. Inoltre porta con sé una grande esperienza nazionale e internazionale: il numero di panchine che ha in carriera è superiore a quello dei mister avuti negli ultimi sette anni».
Avete parlato con i giocatori prima di cambiare?
«Ho parlato con loro a inizio gennaio e ho ripetuto quanto avevo detto ai giornali a fine 2025. Alcuni non avevano capito le mie parole e si erano sentiti offesi: spiegavo che le cose stavano andando male per motivi oggettivi visti in campo e al centro sportivo. Il messaggio “vi siete imborghesiti” era rivolto a tutto il gruppo squadra. Da quel momento e nei tre mesi successivi non abbiamo vinto in casa».
I giocatori si erano lamentati con la società per gli allenamenti duri di Dionigi?
«Con me e con la proprietà non si sono mai lamentati. L’allenamento serve per vincere le partite, era così anche l’anno scorso. Non credo che i giocatori possano usare questo come alibi per i risultati negativi».
Perché avete dato una sola chance a Dionigi dopo la fine del mercato?
«Secondo noi la squadra era la più forte degli ultimi tre anni, rinforzata a gennaio. Abbiamo concesso più di quanto avrebbero fatto altre società, per gratitudine verso Dionigi e il lavoro svolto l’anno scorso. Ma il trend degli ultimi tre mesi era impietoso: più del 50% delle partite perse, sei sconfitte consecutive. Non si poteva più continuare. L’errore è stato forse non intervenire prima, ma il trend era evidente e le sconfitte erano senza alibi».
Avevate iniziato a parlare con Rubinacci già da tempo?
«Quando le cose non vanno bene, un dirigente di calcio deve essere pronto a qualsiasi evenienza».
Il mercato è stato gestito insieme a Dionigi?
«Sì, dal direttore sportivo in sintonia con l’allenatore. Ma le sconfitte arrivate a novembre e dicembre contro dirette concorrenti con la rosa al completo dimostrano che i problemi non sono nati a gennaio».
Cosa risponde ai tifosi che dubitano della scelta di un allenatore che spesso è stato vice?
«Se c’è passione e competenza, bisogna avere il coraggio di lanciarli e credere nelle proprie scelte. Guardando altri esempi, il Modena con Paolo Bianco, Possanzini al Mantova e anche la Sampdoria con Foti, hanno ottenuto risultati importanti. Rubinacci ha tutte le qualità per farlo».
Come si spiegano i 15 punti nelle prime 10 giornate e i 6 nelle successive 13?
«Non so dare una risposta precisa. Allenare non significa solo preparare le partite, ma anche gestire quotidianità, sconfitte e vittorie, motivazioni e aspirazioni dei giocatori. Qualcosa potrebbe essere successo in questo senso. La gestione del gruppo è più importante della preparazione della partita».
Non sarebbe stato meglio intervenire a mercato aperto?
«Sono d’accordo con i tifosi: i tempi non sono stati ideali. Ma abbiamo sperato che potesse scattare la scintilla. La decisione è stata rimandata di 2-3 settimane per gratitudine verso Dionigi. Noi non siamo abituati a cambiare in corsa, ma i numeri impietosi ci hanno costretto a farlo».
Ci sono stati errori di gestione imputati all’allenatore? Perché non cambiare anche direttore sportivo o direttore tecnico?
«No, non vedo motivo di cambiare ds o dt: hanno fatto un lavoro eccellente finora. Non si tratta di errori di gestione dello spogliatoio, ma della difficoltà di gestire sconfitte, vittorie e momenti di euforia, valorizzando 22-23 giocatori. Una rosa ristretta è più facile da gestire: se i giocatori non si sentono considerati, possono mollare».
Il problema dei risultati negativi secondo lei non riguarda in modo particolare i nuovi giocatori?
«I giocatori che più hanno lasciato il segno, come Bonetti e Bozzolan, sono ragazzi nuovi di nostra proprietà. I risultati negativi sono arrivati dopo il 28 ottobre, quando c’era il gruppo al completo».
A distanza di un anno, la Reggiana sembra soffrire di un male cronico…
«Succede a tutte le squadre in fondo alla classifica. Guardando i numeri, sono impietosi. Dietro i numeri ci può essere qualcosa tra i giocatori o nella gestione del gruppo. Se avessimo avuto la soluzione, l’avremmo messa in atto già da novembre. Non credo che la partenza di tre giocatori a gennaio come Magnani, Marras e Tavsan abbia influito».


