In una giornata inevitabilmente segnata dalle possibili dimissioni di Doriano Tosi e Ivano Vacondio, vicenda legata a dinamiche interne e non a una frattura tra i due, la conferenza stampa alla vigilia del ritiro è passata quasi in secondo piano. L'incontro con i giornalisti, al quale ha preso parte anche il ds Marco Bernardi, è stato però l'occasione per ascoltare le prime riflessioni di Attilio Tesser, che lunedì ha diretto il primo allenamento della squadra e avviato i colloqui con i calciatori attualmente in organico. Il tecnico granata ha affrontato numerosi temi.


Mister Tesser, in fase di presentazione si parlava chiaramente di Serie B, qualche giorno fa il direttore generale ha predicato più cautela. È deluso?
«No, assolutamente. Il fatto di avere aspirazioni importanti credo rimanga, per il blasone della Reggiana e ancora oggi sono molto contento e convinto di questa scelta e ringrazio la società per l’opportunità che mi hanno dato. La Reggiana ha voglia di essere una squadra competitiva, l’idea di vincere deve essere un pensiero costante e siamo consapevoli che questo pensiero lo fanno altre realtà importanti. Non può esistere presunzione, bensì un bel bagno di umiltà senza essere remissivi, ma coscienti che gli obiettivi si raggiungono con i fatti e non con le parole».

A fianco a lei c’è Marco Bernardi: come lo giudica?
«Non lo conoscevo, ma avendo giocato contro il Fiorenzuola e avendo visto la Spal contro il Carpi, gli ho fatto anche i complimenti quando ci siamo conosciuti».

Quanto pesa non avere già un organico pronto per il campionato?
«Tutti vorrebbero una rosa pronta e che il mercato fosse chiuso quando finisce il ritiro, o almeno quando inizia il campionato. Il ritiro è un momento molto importante, delicato, dove si va a creare il gruppo in cui io credo ciecamente e dove si vanno a creare le conoscenze reciproche, in cui si passa più tempo assieme. Credo molto nello spogliatoio e nel lavoro di gruppo, avere più giocatori possibili vicino a quella che è l’idea di rosa definita, penso sia la cosa migliore. Oggi ci adeguiamo ai tempi, aspettiamo, l’importante è che ci sia comunque massimo impegno e professionalità. Tutti indossiamo questa maglia e dobbiamo rispettarla al massimo. Anche se un giocatore dovesse partire, dovrà farlo consentendo a tutti di lavorare al meglio».

Le piacerebbe avere Reinhart a disposizione?
«Ma ce l’ho… È qua con noi e si sta allenando (sorride, ndr)».

Quali sono le caratteristiche degli attaccanti di cui lei ha bisogno?
«Si cerca di abbinare una coppia con caratteristiche diverse. Ne prenderemo uno un po’ più importante, che faccia gol è la cosa più semplice e concreta, ma poi dovranno essere complementari uno con l’altro. Devono essere giocatori dinamici, di movimento, che sappiamo giocare di squadra e con la squadra, non solo finalizzatori, poi il mercato dirà quello che potremo operare».

In quale posizione vedrebbe meglio un giocatore come Rover, che l’anno scorso ha vissuto tante ambiguità tattiche?
«Non conosco i problemi dell’anno scorso. Matteo ho avuto il piacere di allenarlo a Pordenone e aveva quasi sempre giocato a cinque o da seconda punta. Io quell’anno, quando abbiamo vinto il campionato, l’ho fatto giocare da secondo attaccante. Stiamo parlando anche con lui e sarebbe felice di fare la seconda punta, senza porsi alcun tipo di problema».

Qual è il numero giusto di giocatori all’interno di una rosa, per lei?
«Penso sia giusto averne 23 con 3-4 ragazzi del gruppo Primavera. Avere i classici doppioni, in un centrocampo averne quattro di un certo valore e altri due giovani interessanti, profili che stiamo cercando».

A 68 anni la possiamo immaginare “infinito” come Mircea Lucescu che anche a 80 anni era ct della Romania?
«No, no assolutamente. È un paragone irriverente verso questo grande uomo di calcio. Mi fa piacere aver lavorato tutti questi anni, questo sì, ma ora voglio esprimere  la soddisfazione di essere qui alla Reggiana».

Avrebbe mai accettato una Serie D?
«Ho allenato in Serie A e l’anno dopo sono andato in Lega Pro. Vado dove penso si possa lavorare bene, il calcio è bello in tutte le categorie, l’importante è farlo nel migliore modo possibile e dove si è richiesti. Mai dire no a nessuno, non è il problema della categoria, ma il fare il proprio lavoro con professionalità ed entusiasmo».

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