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Fausto Rossi: «Siamo un gruppo veramente unito, questo è il nostro segreto»

«Campionato livellato, abbiamo ancora delle chances per puntare alla vetta. Mercato? Spero arrivino atleti forti e di qualità»

Gian Marco Regnani
19.12.2019 19:35

Fausto Rossi in azione contro il Padova. © Silvia Casali

I punti di forza della squadra di Max Alvini, capace di chiudere il girone d'andata con una media punti da promozione diretta, sono tanti e uno di questi è certamente Fausto Rossi. L'ex juventino è arrivato a Reggio in estate per rilanciarsi nel calcio italiano dopo una parentesi all'estero ripartendo dalla Serie C: avere puntato sul mediano classe '90 finora si è rivelata una scommessa vinta per la Reggiana.

Fausto, che emozioni ha regalato la partita con il Padova?
«È stata una serata speciale condita da una grande vittoria come è già capitato altre volte in questo girone d'andata. Il match con il Carpi resterà nei nostri ricordi perché abbiamo festeggiato il centenario nel migliore dei modi, la partita col Padova la ricorderemo anche per la bellissima maglia indossata davanti al nostro pubblico».

Il Padova sembrava irresistibile, oppure siete stati voi a metterlo in grande difficoltà?
«Quasi tutti i giocatori del Padova venivano dalla Serie B ed erano dotati di una presenza fisica importante. Avevamo preparato bene in settimana la partita a livello tattico e mentale studiando tutte le alternative per non farci cogliere impreparati dal loro modo camalenotico di disporsi in campo. Credo che lunedì sera sia emersa la maturità che abbiamo raggiunto in queste ultime settimane».

Avete curato alla perfezione ogni dettaglio, comprese le rimesse laterali...
«Lo avevamo fatto anche a Verona per sfruttare il campo stretto. Bisogna sempre tenere alto il ritmo per mettere in difficoltà gli avversari, specialmente quando questi sono molto fisici».

L'intesa tecnica con Radrezza è arrivata nel momento ideale per fare il salto di qualità?
«Probabilmente sì. Igor è un giocatore bravo nel palleggio e con lui in campo riusciamo a ruotare di più liberando gli inserimenti di Varone e liberando anche me dalle marcature asfissianti di certi avversari. È normale quindi che ci sia intesa tra di noi perché spesso ci scambiamo la posizione e la palla».

In campo mister Alvini spesso si confronta con te. Questo ruolo da leader te lo sei ritagliato con il passare delle partite o ti è stato attribuito dai compagni?
«È una situazione che si è creata da sola: personalmente prendermi delle responsabilità mi è sempre piaciuto e lo faccio volentieri. Se il mister mi chiama spesso per dare le direttive a tutta la squadra non mi tiro indietro. La nostra squadra è composta da un gruppo portante di giocatori che fa da traino a tutti gli altri: quando sai che i tuoi compagni ti danno fiducia e ascoltano i tuoi suggerimenti certamente fa piacere».

La Reggiana è in Serie C, ma chi viene allo stadio spesso non se ne accorge...
«Il nostro è un girone competitivo con una decina di squadre dal livello individuale e collettivo molto alto. Si può vincere o perdere contro tutti, le difficoltà della Triestina lo dimostrano. Da parte nostra il rammarico è quello di avere pareggiato troppe partite con le piccole e quindi non avere portato a casa quei punti in più che adesso farebbero comodo. Guardando al bicchiere mezzo pieno però un campionato così livellato ci fa ben sperare per il girone di ritorno. Magari il Vicenza perderà qualche punto in giro...».

In questa stagione la Reggiana non ha quasi mai sbagliato le partite più importanti, dando prova di grande maturità...
«Miglioriamo a livello mentale e di preparazione partita dopo partita. Il gruppo è nato praticamente da zero in estate ma siamo stati bravi a trovare subito l'amalgama giusta all'interno di un collettivo formato da ragazzi eccezionali. Personalmente non ho mai fatto parte di una squadra così unità: abbiamo il piacere di passare insieme il tempo anche con le nostre famiglie e i figli. Questa condivisione reciproca è una delle componenti che aiuta a fare la differenza anche in campo. Alla Juve ho capito che i successi partono dalla testa: è quella a fare la differenza...».

C'è il rischio che questo equilibrio possa essere rotto dall'arrivo di nuove personalità forti nel mercato di gennaio?
«La cosa più importante da fare è capire chi si ha di fronte e cercare di adattarsi in base alla personalità. Chiunque arriverà sarà il benvenuto: spero siano giocatori forti e di qualità perché il campionato lo esige e le nostre avversarie sicuramente punteranno a rinforzarsi. Spero anche che arrivino uomini veri ma comunque vada difficilmente il gruppo ne risentirà perché è molto unito».

In molti si chiedono come potrebbe reagire la squadra se dovesse malauguratamente arrivare una serie di risultati negativi...
«In certe situazioni non si sa mai come reagire ma l'importante è pensare sempre in positivo. Il k.o. di Vicenza lo abbiamo superato in maniera brillante: quando la squadra e il gruppo hanno lo stesso obiettivo e la stessa mentalità è difficile andare in difficoltà. Poi può capitare che arrivino delle partite storte però non ho questa sensazione e non credo sia un problema da porci. Il problema nasce se iniziamo a pensare che le cose potrebbero peggiorare».

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