Tesser: «Non basta l'esperienza: contro lo Spezia la Reggiana deve essere squadra»
Il tecnico granata alla vigilia della sfida con la capolista: «Hanno vinto sempre con merito, giocando un calcio brillante e di grande intensità. Dobbiamo essere determinati e fare la nostra partita. In mezzo gioca Crisetig. Girma? Non mi ha tradito»
La Reggiana si prepara ad affrontare lo Spezia capolista, reduce da sei vittorie e un pareggio nelle prime sette giornate di campionato. Alla vigilia della sfida del “Città del Tricolore”, mister Attilio Tesser ha fatto il punto sulle condizioni della squadra, sugli assenti e sulle possibili scelte di formazione, analizzando anche le caratteristiche della formazione di Turati. Il tecnico granata è tornato inoltre sulla sconfitta di Perugia e sulla necessità di reagire attraverso il lavoro.
Mister, lo Spezia arriva da sei vittorie e un pareggio. È una squadra che preoccupa o può essere uno stimolo?
«La preoccupazione è quella di trovare una squadra forte: sei vittorie e un pareggio rappresentano un percorso veramente importante. Oltre al percorso, è una squadra che ha vinto meritatamente, giocando un calcio particolarmente brillante, fatto sempre di grande intensità e qualità. Quindi è una partita difficile di suo. Allo stesso tempo, però, dobbiamo trovare lo stimolo con le squadre forti? Direi di no, perché lo stimolo dobbiamo averlo con tutte le squadre».
La sconfitta di Perugia ha lasciato scorie oppure è stata metabolizzata velocemente?
«Spero che sia stata metabolizzata. Abbiamo fatto la nostra analisi per esaminare a fondo la gara: dai video a tutte le situazioni tecnico-tattiche e mentali, fino a capire cosa ha determinato quell'approccio. Poi ci siamo concentrati sulla partita con lo Spezia da mercoledì. In tutta onestà anche oggi abbiamo fatto una buona rifinitura e sarei contento di vedere domani in campo quello che abbiamo provato».
L'infermeria è ancora piena. Questa volta si può dire che pesa?
«Non lo dico ancora. C'è sicuramente il dispiacere di non avere tutta la rosa a disposizione, perché abbiamo dei lungodegenti che sono giocatori importanti e che praticamente non abbiamo mai avuto: Castagnetti e Henry. Però non è su questo che dobbiamo basarci. Ponsi è ancora fuori e purtroppo sta facendo un po' fatica a recuperare: spero di averlo per la prossima settimana. Jónsson non ha praticamente niente, però purtroppo non ci sarà nemmeno lui per questa partita. Abbiamo avuto anche Tripaldelli con delle problematiche, non si è mai allenato. Vedremo domani se potrà essere a disposizione o meno».
Lo Spezia pressa molto alto: sarà necessario giocare palla lunga o provare comunque a superare la prima linea di pressione?
«Direi che è un compromesso. Ci siamo preparati valutando entrambe le opzioni: serve un mix, perché in questi casi non funziona mai una sola soluzione. Loro sono veramente una squadra che pressa alto, gioca a tutto campo, fa una pressione incredibile, sta molto corta e ti dà tanto spazio alle spalle. In tutta onestà bisogna fare i complimenti a Turati per come sono stati preparati e per come stanno giocando in questa prima parte di stagione. Dobbiamo riuscire a fare la partita che abbiamo preparato. Poi devono uscire le nostre qualità, perché anche noi abbiamo le nostre qualità e il nostro modo di tenere il campo. Possiamo esprimerci al meglio. Quando ci esprimiamo al massimo, o vicino al massimo delle nostre possibilità, poi vediamo il risultato. È importante non andare sotto, perché altrimenti diventa tutto più complicato».
Si sente un po' tradito da Girma, dopo la fiducia che gli ha dato?
«No, in totale onestà. Io guardo sempre l'impegno che il calciatore ci mette e, sotto questo aspetto, a nessun ragazzo devo mai dire nulla. Non solo a Girma, ma anche agli altri ragazzi. Abbiamo sbagliato la partita di Perugia come approccio e l'abbiamo pagata, ma direi che sono cose fisiologiche. Una settimana fa eravamo qui e mi avete chiesto della Nazionale, ho detto di non averla vista e sette giorni dopo possiamo dire cose completamente inverse. Questo fa capire quanto in un attimo possa girare una situazione. L'equilibrio deve esserci sempre. Girma si sta impegnando e sta dando il suo contributo. Prima di Perugia avevamo fatto sei risultati utili e Girma era sempre dentro quelle prestazioni. Quindi non mi sento tradito».
L'assenza di Jónsson apre un ballottaggio a centrocampo. Ha già le idee chiare su chi puntare?
«Giocherà Crisetig: è il giocatore predisposto per quel ruolo, mentre Jónsson sarebbe l'alternativa in questo momento. Oltre chiaramente a Castagnetti, che era quello che avrebbe dovuto essere il motore lì in mezzo. Poi, per il suo infortunio, abbiamo ripiegato su Crisetig. Lorenzo era un po' indietro di condizione perché non si era mai allenato con nessuna squadra, era a casa, quindi ha fatto un po' fatica. Adesso ha giocato un po' di più. In settimana ho anche provato delle alternative, perché non so ancora quale sarà la tenuta di Lorenzo. Jónsson, invece, è naturale in mezzo perché tutta la stagione scorsa a Trieste l'ha giocata in quel ruolo».
Rover può avere una chance dal primo minuto?
«Sì. Girma è stato fermo tre-quattro giorni all'inizio della settimana, ma ieri e oggi ha fatto due bei allenamenti, allenandosi bene e con una buona partecipazione. Matteo può avere la sua chance, perché è giusto ogni tanto dare opportunità anche ad altri ragazzi, facendo inoltre delle valutazioni sull'avversario».
Che tipo di squadra è lo Spezia? Che modulo utilizza e quali sono i suoi protagonisti?
«È una squadra con un mix di giovani e giocatori esperti, ma soprattutto con giovani di grande intensità. Fanno un 4-2-3-1 molto intenso e dinamico, con continui cambi di posizione. Puoi trovarti un centrale oppure un esterno a fare il centravanti, c'è un cambio di posizione continuo. È una squadra che ti aggredisce costantemente e con continuità per tutta la gara. L'intensità è una delle loro armi principali, quindi per affrontarla dovremo stare molto corti e tenere bene il campo. Poi hanno anche tre-quattro giocatori con qualità tecniche importanti».
La differenza tra Reggiana e Spezia potrebbe essere rappresentata dalla maggiore esperienza e dal carisma dei giocatori granata?
«L'esperienza da sola non basta. Bisogna essere squadra, intensi, mentalmente sereni, determinati e cattivi nel voler fare una partita importante. L'esperienza può essere un'arma in determinati momenti, ma la freschezza può andare sopra all'esperienza quando quest'ultima ti fa rallentare un po', quindi può essere un'arma anche quella. Diciamo che anche loro hanno giocatori di esperienza importanti e anche noi abbiamo tanti ragazzi che non hanno fatto solamente campionati importanti. Secondo me il contesto delle due squadre è abbastanza in equilibrio».
Vista la classifica, è una partita che sarebbe importante non perdere, oltre che provare a vincere?
«Quando si muove la classifica io dico sempre che va bene, perché dare continuità ai risultati è importante. Poi ogni partita, secondo me, deve nascere con l'obiettivo di vincerla. Se non puoi vincerla, non perderla è altrettanto importante».
Al “Città del Tricolore” mancheranno i tifosi dello Spezia. Che riflessione le suscita una partita senza entrambe le tifoserie?
«A me piace il calcio con tutte e due le tifoserie. Sarei ben felice e contento di vedere gli stadi con la correttezza, con gli sfottò e con la giusta rivalità sugli spalti. Poi le decisioni non spettano a me, io sono un uomo di sport e quindi per me è un piacere vedere gli stadi con tanta gente di entrambe le tifoserie. Non conosco i motivi specifici di questa decisione, ma penso che sia qualcosa che purtroppo succede sempre più spesso».
Lei come vive una sconfitta? Rimane dentro anche a distanza di giorni?
«Ti resta l'amarezza e la rabbia per non aver fatto le cose per bene. Purtroppo certe situazioni te le porti anche in famiglia. Dico purtroppo perché bisognerebbe scindere le due cose, ma è tutto insieme, soprattutto quando le cose vanno male».
Come si riesce poi a voltare pagina?
«Bisogna essere consapevoli che te lo devi portare dentro, cercare di capire dove hai sbagliato e poi preparare la partita successiva. Altrimenti la testa non può essere impegnata troppo tempo su quello che non è andato. Bisogna evitare che ricapiti, cercare di non ripetere gli stessi errori e guardare avanti con positività, trovando nel lavoro e nel rapporto con i giocatori la parte migliore per preparare la gara successiva».
Dopo l'addio di Tosi ha mai vacillato o pensato di cambiare strada?
«No. Mi è stata data l'opportunità di allenare in una società importante e sono rimasto concentrato sul mio gruppo di lavoro. Ero in ritiro, ho lavorato lì. È stata una scelta personale di Doriano, quindi siamo andati avanti pensando solamente a lavorare bene e con professionalità».


