Marroccu: «Henry conquistato dal pubblico granata e dal centro sportivo. Girma sarà un nuovo acquisto»
«Non sono qui per vendere la Reggiana, lo ribadisco. Bernardi sul mercato ha dimostrato competenza e abilità, in lui mi rivedo da giovane. Rozzio? Resettiamo tutto e andiamo avanti insieme. Quando Amadei vedrà i conti, ci farà i complimenti»
Francesco Marroccu e Marco Bernardi. Direttore generale dell'area tecnica e direttore sportivo. Da quando il dirigente sardo è sbarcato a Reggio Emilia, li abbiamo sempre visti assieme, a lavorare gomito a gomito per creare la nuova Reggiana. E anche in conferenza stampa, per commentare il calciomercato granata, si sono presentati insieme. Marroccu ha spaziato su vari argomenti, dalla società al mercato, entrando nei dettagli di diverse operazioni.
Direttore Marroccu, molti tifosi pensano che sia alla Reggiana non solo per dare una mano in questa stagione, ma anche per favorirne una cessione nella prossima. Vuole fare ancora chiarezza?
«Ribadisco il concetto espresso nella conferenza stampa di insediamento nella Reggiana: parlare di vendita del club in corrispondenza di uno stato di salute particolare dell’azionista di maggioranza lo trovo non corretto. Non sono venuto per vendere la Reggiana, sono qui per fare il direttore generale e ne approfitto per fare i complimenti al nostro direttore sportivo Marco Bernardi, che ha esattamente vent’anni in meno di me. Vorrei aggiungere altre due parole…».
Prego.
«Credo che Marco, in questo calciomercato, abbia dimostrato tutta la sua competenza e abilità. Rivedo in lui il Marroccu di quarant’anni fa a Cagliari, lui è innamorato di questo club, tifoso della sua squadra e fa questo lavoro con il quid in più, in una campagna acquisti svolta con grande oculatezza e rispetto per la società. Non tutti i ds porgono tanta attenzione alla salute del club, spesso badano alla loro autoaffermazione, Marco è il direttore sportivo perfetto per la Reggiana Calcio».
Ci può dire qualcosa in più sull’operazione Henry?
«La trattativa nasce da un’intuizione di Marco (Bernardi, ndr), perché… La verità è che siamo stati contattati dal giocatore in un pomeriggio in cui eravamo in sede. Siamo stati contattati e abbiamo fatto una videochiamata col giocatore, che è piaciuto subito a Marco dal punto di vista personale. Dopo averlo studiato da un punto di vista tecnico, l’intuizione del nostro direttore sportivo è stata di inviare a Thomas un video di un paio di minuti del prepartita di Reggiana-Ravenna, perché lo spettacolo che produce quello stadio assieme alla nostra tifoseria è da coppa, da alta Serie A».
E poi?
«Abbiamo inviato il video al giocatore, scrivendo “manchi solo tu” e dal giorno dopo la trattativa ha preso un’accelerazione clamorosa, in abbinamento all’inoltro di un altro video, sempre preparato dall’area tecnica, in cui veniva esaltato il centro sportivo. Thomas nell’ultimo periodo si stava allenando su un campo in sintetico e quando ha visto la distesa di erba all’inglese di “Villa Granata”, la crioterapia, la palestra… beh, tutto questo è stato dirimente per la scelta del giocatore. Perché la Reggiana è una società seria, è strutturata per fare altre categorie».
Lui e Šipoš possono coesistere dal punto di vista tecnico?
«Eccome, perché Šipoš è un centravanti non statico, ma dà una grande mano davanti».
Che rapporto si è instaurato col presidente Salerno in queste prime settimane in società?
«È un rapporto professionale, nel quale ho chiesto una mia autonomia perché sono abituato a muovermi utilizzando le mie idee e credo di essere stato scelto perché ne ho abbastanza, vista la mia esperienza. Ho un buon rapporto professionale anche con l’altro socio Giuseppe Fico. Al momento sono gli azionisti che ho avuto il piacere di conoscere».
Patron Amadei non l’ha ancora conosciuto, quindi.
«No, ancora no».
Come ha preso Girma la mancata cessione?
«Non so che idea abbiate all’esterno del ragazzo o non so quale messaggio lanci il suo linguaggio del corpo. Girma è un calciatore di talento, con atteggiamenti non codificati, perché non gli è stato spiegato che bisogna essere più strategici nel modo di comportarsi. Come ha preso la mancata cessione? Benissimo, nel senso che con Marco abbiamo costruito assieme a lui un buonissimo rapporto interpersonale e si è messo totalmente a disposizione. Sarà uno dei nuovi acquisti della Reggiana: non conta essere bravi a comprarli, i calciatori, ma conta saperli gestire. E una buona gestione favorirà la conferma delle qualità di Girma, che sicuramente ha, ma che non è riuscito a mostrare con continuità. Siamo molto contenti che sia rimasto in granata, ora il suo valore non sarebbe stato riconosciuto come quello reale».
Qual è la situazione legata a Paolo Rozzio?
«Rozzio è il mio caso personale (sorride, ndr)… Io e Marco siamo arrivati in questa stagione, ci siamo informati di tutta la situazione e non sono abituato a prendere decisioni sul sentito dire. Noi sul passato abbiamo deciso di tirare una riga. Ho prima ascoltato Marco (Bernardi, ndr), poi mi sono fatto un’idea ascoltando Paolo (Rozzio, ndr). Il giocatore è tesserato in granata dal 2016, dieci anni, e si aspetta di giocare anche l’undicesima stagione. È sotto contratto con la Reggiana, ha fatto tre promozioni, ha più di 200 presenze… Ho gestito il fine carriera di tanti calciatori e so che cosa significa avere un giocatore di questo tipo».
Quindi il suo futuro è alla Reggiana…
«La nostra idea, e spero sia anche quella di chi l’ha criticato per interviste, dichiarazioni e atteggiamenti avuti in passato, è che bisogna resettare tutto, altrimenti ci sarebbe stato da mandare via chiunque. Invece il comportamento di alcuni giocatori, anche spalmando i contratti venendo incontro alla società, è sinonimo di consapevolezza di aver fatto un campionato fallimentare. Nel gruppo squadra c’è grande voglia di rivalsa rispetto all’anno scorso».
Anche in Rozzio, sembra di capire.
«Posso citare la frase che ha pronunciato a noi: ha appoggiato il contratto sul tavolo e ha detto “fate di me quello che volete, il mio desiderio è quello di non staccarmi dalla Reggiana”. Da un giocatore non avevo mai sentito una cosa di questo tipo».
Il patron Romano Amadei in un’intervista rilasciata mesi fa si era detto sorpreso e all’oscuro del rinnovo di Rozzio. Si ripropone la faccenda?
«Quando il patron vedrà i numeri, applaudirà l’area tecnica».
Marroccu, lei ha avuto esperienze di sei mesi in Inghilterra e sei in Giappone. Che ricordi conserva di quelle esperienze?
«Sono state due esperienze molto belle, anche se ho fatto solo sei mesi da una parte e sei dall’altra. I sei mesi inglesi sono stati fatti a Leeds, dove dovevamo vendere il club. Siamo arrivati che eravamo ultimi e abbiamo venduto il club ai playoff. La grande gioia è stata aver conseguito un risultato sportivo che poi ha consentito al presidente, che aveva questa esigenza, di cedere il club».
E il Giappone?
«Quella è stata un’esperienza entusiasmante perché mi sono ritrovato ad avere a che fare con persone che hanno una cultura molto diversa dalla nostra. La squadra era il Sagan Tosu, nell’area di Fukuoka. È stato molto affascinante. Il rispetto è l’aspetto che mi ha colpito più di tutti. La cosa più divertente è stata la trattativa della mia assunzione. Dovevo spiegare le mie strategie, perché ero responsabile del mercato estero in entrata e in uscita. Dovevo mandare via due giocatori che avevano un contratto molto alto e loro mi dicevano che mandarli via significava pagare tutto, come si deve fare. Io cercavo, da italiano, di dire che si poteva risparmiare con qualche stratagemma, ma questo non mi fu concesso. Ricordo quindi regole molto rigide e il rispetto anche per chi, in quel momento, non rientrava più nei programmi».


