Una conferenza stampa lunga, sentita e priva di filtri. All'indomani della chiusura delle trattative, il direttore sportivo Domenico Fracchiolla ha risposto punto su punto alle domande della stampa, spiegando la metamorfosi della Reggiana in questo mercato di gennaio.

QUI la seconda parte dell'intervista


«Vorrei ringraziare Fracchiolla, il suo staff e tutte le persone che hanno collaborato in questo mese molto impegnativo, a partire da Nicola Simonelli - ha sottolineato in apertura il vicepresidente Vittorio Cattani, presente al fianco del ds durante la presentazione dello sponsor I Love My Kitchen - Abbiamo dovuto sostituire diversi calciatori che, per vari motivi, hanno scelto di andare via. Allo stesso tempo abbiamo dato la possibilità a un giovane portiere di intraprendere un percorso ancora più importante di quello che avrebbe potuto fare a Reggio Emilia. Credo sia giusto ringraziare la società e la proprietà per aver dato a Domenico l’opportunità di intervenire sul mercato in modo proficuo. Sono certo che chi è arrivato metterà tutta la voglia possibile, insieme a chi è rimasto, per raggiungere il nostro obiettivo principale: la permanenza in Serie B. Mi sono reso conto che questo è stato un calciomercato ancora più impegnativo rispetto agli anni precedenti: un mercato povero, in cui spesso gli obiettivi sfumavano. I giocatori che abbiamo portato sono calciatori voluti e sono convinto che faranno il bene della Reggiana. Concludo con una riflessione più ampia: il mondo del calcio dovrebbe fermarsi e riflettere, perché i costi stanno diventando insostenibili. Per chi governa una proprietà è sempre più difficile andare avanti anno dopo anno rimettendo cifre importanti. È un sistema che così non può reggere a lungo».


Direttore, in estate si era parlato di una richiesta della società di risparmiare un milione e mezzo sul budget generale. Durante questo calciomercato invece?
«Mi erano state date delle linee guida, non cifre precise. Non bisogna fare paragoni con gli anni passati perché non sta a me farli. La società, come ha detto il direttore e chiaramente la proprietà del club, detta le linee e noi abbiamo fatto quello che ci è stato chiesto. Abbiamo fatto un lavoro, quest'estate, di patrimonializzazione importante, valorizzando tanti giovani».

La cessione di Motta ha sorpreso tutti. Cosa c'è dietro questa scelta?
«Per la società è una vittoria, tra virgolette "mutilata", perché se avessimo guardato solo il lato prettamente economico l'avremmo potuto vendere a luglio a cifre molto più alte. Invece abbiamo capito che, per una serie di motivi interni, era il momento di farlo andare e mettere più esperienza in porta, reinvestendo quella somma che abbiamo ricavato dalla plusvalenza».

Si è parlato di possibili distrazioni dei giocatori durante il mercato. Quanto ha influito?
«Certamente chi era distratto è andato via. Chi non aveva voglia di indossare questa maglia per motivi economici e ha chiesto di non giocare all'allenatore durante il calciomercato, è partito. Altri invece, pur ricercati, sono stati encomiabili. Vanno fatti i complimenti a tre giocatori: Gondo, Novakovich e Mendicino. I nostri attaccanti sono stati richiesti da tutti, anche se a Reggio vengono spesso criticati. Già prima della gara del Cesena ci avevano chiesto i due giocatori e noi abbiamo detto che erano incedibili. Fino a ieri sera una squadra di Serie B ha chiesto Novakovich, ma i ragazzi non sono mai venuti a bussare alla porta della società per chiedere di andare via».

Il mercato ha contribuito nella lunga serie di risultati negativi?
«Parlare della dinamica del mercato come influenza negativa quando i problemi sono iniziati da novembre e dicembre è sbagliato. Questo alibi va tolto. Siccome noi non tratteniamo chi non ha voglia di indossare la maglia granata: nel momento in cui abbiamo trovato il “match” del recupero a livello economico, li abbiamo lasciati andare. È stata un'idea condivisa con l'allenatore di metterli fuori prima di alcune gare perché forse già da prima avevano in testa altre situazioni. I problemi dei risultati nascono da prima, non dal mercato che è diventato un alibi troppo semplice».

A livello economico, qual è il bilancio finale di questa sessione?
«Non voglio fare paragoni con altri club perché alla fine non ha senso. Siamo un’azienda e ieri mattina abbiamo fatto una riunione prima dell'ultimo giorno per capire se determinati acquisti, a prescindere dal discorso tecnico, diventassero impegni per gli anni futuri. La Reggiana guarda al futuro con sostenibilità: salvarsi indebitando il club non ha senso. Quello che abbiamo recuperato dalle varie cessioni è stato reinvestito, e questo fa capire perché sono arrivati più giocatori rispetto a quelli che abbiamo sostituito».

Sono state scelte condivise con l’allenatore?
«Certamente. Anche il fatto di togliere Marras e Tavsan prima della gara con il Venezia perché avevano la testa da un’altra parte. Secondo me il mercato ha compattato il gruppo: chi è rimasto nonostante le tante offerte ha dimostrato di avere un senso di appartenenza incredibile e con chi è andato via siamo stati molto chiari e precisi».

Non avete cercato delle alternative a Bozzolan e Reinhart?
«Credo che abbiamo tenuto in naftalina un giocatore come Tripaldelli che nelle ultime due gare è entrato molto bene e siamo soddisfatti. In più, avendo preso Paz, abbiamo quattro esterni e l'opzione Libutti, quindi ci sentiamo tranquilli. Sotto Reinhart abbiamo sia Belardinelli che Mendicino, un ragazzo che stimiamo molto. Abbiamo anche chiesto all'Atalanta di poter prolungare il suo prestito. A centrocampo abbiamo sostituito Stulac con Belardinelli e abbiamo preferito tenere Vallarelli per non privarci di un altro giocatore visto il problema di pubalgia di Bertagnoli e cercare di non andare sul mercato degli svincolati. L’attaccante in più è stato preso per dare un’ulteriore opzione all’allenatore».

Pensa davvero che la sostituzione di Reinhart sia nelle corde di Belardinelli o Mendicino?
«Si deve tenere presente che noi non abbiamo mai giocato a tre, ma sempre a due a centrocampo. Quando si gioca a due è necessario utilizzare giocatori di corsa, che si devono dividere 68 metri di campo. Avere un tipico "play" non è un profilo che si adatta alla nostra squadra, perché noi andiamo a prendere gli avversari uno contro uno, spesso alti. C’è quindi bisogno di giocatori muscolari. L’ultima vittoria in casa l’abbiamo fatta con Charlys e Bertagnoli in mezzo. Manca un po’ di palleggio? Forse, ma questa squadra è costruita con grandissima gamba per ribaltare l’azione velocemente».

Da cosa nasce la grande fiducia in Mendicino? Lo si è visto poco in campo.
«Nasce da quello che vediamo nel quotidiano. In campo c’è Reinhart che ha tanto minutaggio, ma Mendicino è migliorato, è cresciuto, lavora in una certa maniera. Vale anche per Vallarelli. Massacrare questi ragazzi per una partita sbagliata è ingeneroso: vengono buttati in campo "scongelati dal freezer" e non è facile per nessuno. Abbiamo un giocatore come Lambourde che è un po' in calo, dobbiamo essere bravi a dargli fiducia. All'inizio era una sorpresa, ora non può essere un brocco. Farsi prendere dallo stomaco e dire "è entrato male 10 minuti, lo cambio" non ha logica. Dobbiamo fargli capire che quei 15 minuti che l'allenatore gli ritaglia sono i 15 minuti della vita, che possono cambiare la loro stagione e quella della Reggiana».

Qual è stata la situazione più complicata da gestire in questo mese?
«Sull’uscita di Magnani posso dire che siamo felici del suo ritorno a Palermo poiché ha risolto le sue dinamiche personali; essendo un ragazzo del territorio, siamo stati contenti di aiutarlo. Su Marras e Tavsan abbiamo preso una linea coerente. Motta invece era una dinamica che iniziava già da dicembre. Gli altri - Basili, Stulac, Urso e Saro - non hanno mai visto il campo, quindi le uscite non sono state complicate. Abbiamo scelto una linea chiara a inizio mercato dopo le tre sconfitte di dicembre, altrimenti avremmo avuto dinamiche peggiori».

C'è rammarico per non aver chiuso i colpi all'inizio di gennaio?
«È paradossale pensare che i giocatori arrivino subito in un mercato dove il Palermo prende Johnsen a 24 ore dalla fine. Pensare di fare acquisti il primo giorno è follia, non si conoscerebbero le regole del calcio: si vende meglio all'inizio e si compra meglio alla fine. Crearsi un alibi sul fatto che i giocatori non siano arrivati subito è una scusa. Sono arrivati subito Belardinelli e Bozhanaj. Sul portiere eravamo sereni con Seculin, ma la scelta di Micai è determinante e innalzerà il livello dell'esperienza per aiutare la difesa dopo il trend negativo di gol subiti a novembre e dicembre».

Che voto si dà per questo mercato? E chi potrà scendere in campo già a Catanzaro?
«I voti non si danno ora ma a fine stagione. Abbiamo utilizzato la testa e la razionalità, togliendo l'emotività che fa perdere la lucidità. I ragazzi scelti sono allenati: Fumagalli ha giocato sabato con l'Entella, Paz andava in panchina con il Sassuolo. L'unico è Lusuardi, che ha bisogno di una decina di giorni per rientrare in gruppo, ma l'avevamo messo in preventivo».

È convinto che questa nuova Reggiana sia più forte di quella di inizio stagione?
«Penso che abbia più opzioni, grazie anche alla cessione di Motta. Oltre ai quattro sostituiti di chi è partito sono arrivati Lusuardi, Belardinelli e Fumagalli. Però non abbiamo smesso il percorso di patrimonializzazione per prendere solo trentenni. Abbiamo preso tre giocatori in più che danno sostanza immediata. Altri, come Suarez, Marcon o il portiere olandese sono stati presi in prospettiva e potranno crescere partendo dalla Primavera».

Il presidente Salerno in precedenza aveva detto che questa è la squadra più forte degli ultimi tre anni. È d'accordo?
«Mi fa piacere e orgoglio che un presidente parli così, è un attestato di stima per chi ha lavorato. Io non giudico il mio lavoro. Ho cercato di capire come migliorare ancora la squadra, inserendo più esperienza in alcuni ruoli. Il cambio Motta-Micai è stato fisiologico per affrontare il girone di ritorno, che è un altro campionato, con maggiore esperienza».

È soddisfatto della permanenza di Novakovich? È un giocatore voluto da lei, ma finora ha fatto molta fatica.
«Sono contento dell’approccio di questi ragazzi al calciomercato da professionisti veri. Se Novakovich lo richiedono tutti, vuol dire che qualcosa avrà. In questo momento è oggettivo che, a livello di minutaggio, il mister abbia preferito Gondo e lui si deve ritagliare i suoi spazi: non è facile incidere in dieci minuti o un quarto d’ora. Però sono una bella coppia di attaccanti e sono molto affiatati tra di loro. So cosa hanno passato in un mese di mercato: spesso i calciatori quando hanno l'accordo altrove si inventano mille storie, dal mal di testa alla caviglia, per non giocare. Loro invece sono stati grandi professionisti».

Al netto della classifica negativa, ritiene di aver sostituito adeguatamente i quattro partenti?
«Sì, penso di sì. Abbiamo messo più esperienza nel cambio tra Motta e Micai e abbiamo aggiunto ulteriori tasselli: un difensore in più come Lusuardi, un centrocampista come Belardinelli e un attaccante extra. Oltre a sostituire Motta, Magnani, Tavsan e Marras, abbiamo inserito altri tre giocatori, uno per reparto. A gennaio, se vuoi un titolare di un'altra squadra, devi avere una forza economica enorme; noi abbiamo cercato il giocatore più funzionale e con lo stato di forma giusto. Non è semplice avere lucidità a mercato in corso, ma credo che le scelte siano state corrette».

C'è stata una netta inversione di tendenza: più esperti e meno giovani rispetto alla scorsa estate.
«È stata una scelta. Abbiamo iniziato un percorso di patrimonializzazione che ha dato frutti, ma a gennaio abbiamo mandato Basili a giocare perché volevamo trovasse spazio. Vallarelli invece è rimasto per l'infortunio di Bertagnoli. Non abbiamo "abortito" il progetto giovani, abbiamo solo aggiunto l'esperienza necessaria per raggiungere l'obiettivo salvezza. Abbiamo iniziato a lavorare sui doppi passaporti, come Suarez e Marcon, seguendo il percorso iniziato a suo tempo da Goretti con Reinhart. Il progetto cammina di pari passo con la necessità di restare in categoria».

Sul finale di mercato è uscita la notizia di un interesse per Maric del Monza. Cosa c’era di vero?
«Aveva un senso perché cercavamo un attaccante in più, non per sostituire i nostri che sono incedibili. Maric era un’opportunità, ma quando abbiamo valutato l’incidenza economica futura abbiamo cambiato obiettivo. Se fosse arrivato lui, non sarebbe arrivato Fumagalli. Però avere una terza punta a cifre importanti non ci sembrava il caso: Gondo ha un’opzione di rinnovo, Novakovich è già nostro. Siamo una società solida e seria. Da quando sono arrivato sento voci di gente che vuole comprare la Reggiana, ma poi alla fine i soldi bisogna metterli. I nostri soci vogliono rinforzare la squadra con oculatezza, senza fare errori che possano mettere in sofferenza il club negli anni a venire».

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