Bernardi: «Sono soddisfatto. Abbiamo costruito una Reggiana competitiva senza pagare cartellini»
Il ds promuove il mercato: «Abbiamo lavorato giorno e notte rispettando il budget. Rozzio sarà con noi fino al 2028, vuole riportarci in B. Cavion c'è, Crisetig è più indietro, Henry farà una pulizia del ginocchio e sarà pronto tra qualche settimana»
«Un giudizio sul nostro operato lo daremo a maggio, mi limito a dire che abbiamo cercato di costruire una squadra competitiva cercando di ottimizzare le risorse, cercando di costruire una squadra ambiziosa, come aveva chiesto il patron Amadei». Parole e musica del direttore sportivo Marco Bernardi, che assieme a Francesco Marroccu, dg della Reggiana, ha tenuto la consueta conferenza stampa di fine calciomercato. Dalla conferenza sono emersi argomenti molto interessanti, che spaziano dalla campagna acquisti ai rinnovi di contratto, imminenti e potenziali, di alcuni giocatori chiave dell’organico.
Sarà un campionato difficile…
«Dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere questa cosa, ma siamo anche convinti della bontà dei nostri mezzi. Siamo consapevoli di aver fatto una rosa competitiva. Teniamo però il focus sul fatto che sarà una stagione difficile e tosta».
Cosa può aggiungere a quanto detto dal direttore Marroccu rispetto ad Henry?
«Oltre al calciatore, è una persona dallo spessore umano importante. Da questo punto di vista, dalle prime videocall mi ha trasmesso sensazioni positive. Francesco (Marroccu, ndr) lo conosceva già, umanamente, e l’unico aspetto che mancava era convincerlo a scendere in Serie C. L’effetto luci del “Città del Tricolore” e i nostri tifosi hanno sbloccato la trattativa».
Quest’anno è decaduto il diktat societario di non fare contratti pluriennali ai giocatori over 30?
«È una linea che quest’anno non è stata adottata, perché non è stata richiesta. È stato chiesto dal patron di fare una squadra competitiva e per farlo abbiamo cercato di prendere giocatori importanti per la categoria, abituati a vincere – ne abbiamo 9 che hanno già vinto la Serie C – e abbiamo abbinato qualche giovane che avevamo in rosa, dal 2004 al 2007, per farli crescere e patrimonializzarli».
Per quanto riguarda Girma, avete rifiutato delle offerte concrete o non ce ne sono state?
«Non abbiamo rifiutato nessuna offerta».
Eserciterete l’opzione per allungare il contratto a Girma?
«Lo valuteremo, è a nostro favore unilaterale, quindi possiamo farlo quando vogliamo».
Rozzio è un valore per la Reggiana?
«Paolo l’abbiamo incontrato più volte e abbiamo cercato di capire la strada giusta. Rozzio è un innamorato della Reggiana e ha voglia di riscattarsi con questa maglia, mettendosi a disposizione della società, in questo momento di difficoltà, spalmando il contratto. Certamente farà parte della rosa, la prossima settimana finisce la riabilitazione all’Isokinetic».
Quindi Rozzio rinnoverà presto il contratto?
«Sì, allungato e quindi spalmato su due anni. Un segno tangibile del suo amore per la Reggiana. È molto motivato a riportare la Reggiana in Serie B».
Due mesi fa si parlava dello stesso monte ingaggi dell’anno scorso (6 milioni circa). Potete confermare che è così?
«Io conosco il budget di quest’anno e posso dire che è stato rispettato. Anche le operazioni di allungamento del contratto sono funzionali a questo aspetto. Siamo anche a posto con la scadenza di settembre, l’ultima fidejussione della società ha messo a posto le cose».
È rimasto qualche colpo in canna? Il riferimento va ai terzini: ad esempio, su Marcon mister Tesser aveva detto che avreste fatto una valutazione…
«Sono state valutazioni in corso, ma noi siamo soddisfatti. Marcon è un giocatore giovane, un 2005, quindi mi aggancio al discorso di prima: abbiamo calciatori forti, esperti, che hanno già vinto, ma abbiamo mantenuto calciatori da far crescere. Anche in quest’ottica è stata fatta questa valutazione. Rimpianti? Non ce ne sono. Abbiamo cercato di fare il massimo, il campo darà il suo responso. Noi abbiamo lavorato giorno e notte per fare una squadra competitiva rispettando il budget».
Dal punto di vista economico, come giudica questa campagna acquisti? Si aspettava di vendere qualche giocatore in più?
«Sono molto soddisfatto, perché abbiamo fatto una squadra competitiva spendendo zero per i cartellini dei giocatori. I nostri competitor hanno acquistato e speso certe cifre, si legge su tutti i giornali».
Non aver incassato per le mancate vendite di certi giocatori è una delusione?
«Non eravamo obbligati a vendere. Quando sono arrivate offerte che ritenevamo giuste per le casse della Reggiana, abbiamo venduto: vedi Bozzolan, Reinhart, Banse… Abbiamo fatto plusvalenze importanti in questi casi».
Per Bonetti avete rifiutato delle offerte reali?
«Bonetti è un calciatore giovane, di prospettiva e reggiano. Noi vogliamo costruire il futuro con lui, ma anche in questo caso non sono arrivate offerte che abbiamo rifiutato».
L’arrivo di Crisetig è legato alle condizioni di salute di Castagnetti?
«Sì, purtroppo Michele Castagnetti ha avuto un problema di salute che esula dall’attività sportiva. Temiamo che per un qualche tempo non sarà a disposizione, poi i medici ci diranno. Quindi abbiamo pensato che fosse necessario intervenire immediatamente».
Qual è lo stato di forma di Cavion e Crisetig?
«Cavion si è sempre allenato col Vicenza, pur senza mai giocare un’amichevole. Non rientrava nel progetto, ma lui è abbastanza pronto. Crisetig ha fatto un percorso individuale con un suo preparatore atletico, ci vorrà un po’ per vederlo in campo».
Henry?
«Siccome anche lui avrebbe bisogno di tempo per entrare in condizione, strategicamente abbiamo pensato di fargli fare una piccola pulizia del ginocchio in modo che sia abile e arruolato nel giro di qualche settimana».
Il mancato ingaggio in Grecia di Henry è legato a questa situazione?
«Non c’entra niente».
Qual è l’operazione che le ha dato più soddisfazione?
«Non saprei, è difficile. Potrei dire Castagnetti, da reggiano e da innamorato della Reggiana. Io e Michele ci siamo incrociati per la prima volta vent’anni fa: io facevo il dirigente e Castagnetti giocava come esterno, entrambi nel Casina al Torneo della Montagna. Ci ritroviamo dopo vent’anni: uno ha vinto quattro campionati di Serie B e io sono diventato direttore sportivo della Reggiana. È una storia un po' di colore, affascinante».
Direttore, qual è la soddisfazione da reggiano, originario del Bocco di Casina, di sedere su quella sedia?
«L’ho detto anche in fase di presentazione: per me è un grande orgoglio, inutile nasconderlo. Sono nato da bambino in curva alla Reggiana, ho iniziato una carriera da dirigente in Prima Categoria e trovarmi direttore sportivo della Reggiana in Serie C per me è un orgoglio e una grande responsabilità. Ho realizzato un sogno che avevo e cerco di dare il massimo. Cercherò di farlo finché mi sarà concesso, per la Reggiana e per fare al meglio il mio lavoro».
E quanto è stressante il lavoro del direttore sportivo in estate?
«È ovvio che sia la fase più stressante per un direttore sportivo: o sei al telefono o hai la testa impegnata a pensare alle trattative e a quello che succede. Ma è limitativo pensare che il lavoro del direttore sportivo sia soltanto il calciomercato. È una parte, poi c’è la gestione della quotidianità, della settimana e delle dinamiche che ti tengono comunque sempre impegnato. È ovvio che il calciomercato, avendo anche il gong finale, sia la parte più stressante. Però non vado in ferie adesso (sorride, ndr)».


