Dopo aver parlato delle cessioni e dei rinforzi invernali, Domenico Fracchiolla si concentra sul presente e sul futuro immediato della squadra. Tra rinnovi già avviati e valutazioni sulla condizione fisica degli ultimi arrivati, il direttore sportivo della Reggiana invita la squadra e l'ambiente a guardare avanti, restare uniti e affrontare le prossime sfide con determinazione, a partire dalla trasferta di Catanzaro.


In precedenza ha parlato del possibile prolungamento di Gondo, ma dovrebbe esserci un’opzione di rinnovo anche nel contratto di Reinhart. Sarà un obiettivo della società sistemarli a breve?
«Con Reinhart abbiamo già parlato in questo mercato di gennaio. Anche lui ha avuto tanti rumors, però Toby è un ragazzo d’oro, eccezionale, legato alla Reggiana. A prescindere da quella che è l’opzione sia per Gondo che per Reinhart, nei prossimi mesi abbiamo già degli accordi con gli agenti per sistemare le loro dinamiche prima di farle scattare. Con Gondo avevamo una cosa da risolvere: ieri abbiamo lavorato col presidente per sistemarla e poi andare avanti sul rinnovo. Con Reinhart abbiamo già parlato con l’agente, siamo in perfetta sintonia».

C’è anche per Portanova questa opzione?
«Portanova ha un contratto più lungo. Ha un anno più un altro anno di opzione, quindi sono praticamente altri due anni. Come anche Girma, ha altri due anni. L’unico che è a scadenza è Paolo (Rozzio, ndr), ma è un’istituzione: è un ragazzo che avrà il contratto automatico fin quando ci sarà questa proprietà».

Ci descrive Paz? Avrà il compito difficile di sostituire Marras…
«È un giocatore di gamba, uno che in quel ruolo ha fatto benissimo a Perugia. È un ragazzo molto motivato, che tendenzialmente fa anche qualche gol. Abbiamo cercato giocatori che nelle loro corde hanno la capacità di tirare in porta. Noi siamo una squadra che, per statistiche, calcia poco nello specchio. Abbiamo preso Paz, Bozhanaj e Fumagalli che hanno capacità di tiro importanti: a parte i gol di Reinhart, dalla distanza non ne sono arrivati. Abbiamo cercato di compensare queste lacune».

Dionigi di solito non mette in campo chi non è al 100%. È d'accordo su questo approccio anche con i nuovi giocatori?
«Secondo me va fatto un discorso singolo, non generico. Belardinelli ha giocato contro il Venezia senza aver fatto mai un allenamento con la squadra: se è pronto, gioca. Non bisogna farsi prendere dall'emotività pensando che il nuovo arrivato sia la panacea di tutti i mali, sennò i ragazzi si bruciano. Fumagalli ha giocato sempre con l’Entella, è in condizione. Paz è stato in panchina col Sassuolo, ma se non te lo danno prima della gara è perché è in condizione di giocare. Solo Lusuardi ha bisogno di una decina di giorni, ma lo sapevamo. Siamo molto attenti: ogni giocatore in Serie B ha un costo importante, se sbagli l'acquisto dal punto di vista fisico crei un danno negli anni futuri alla società».

Vicari, Micai, Paz: molti nuovi non giocano titolari da tempo. È un rischio?
«Se pensiamo che la Reggiana possa prendere Johnsen dalla Cremonese a 3 milioni, si sbaglia. Abbiamo fatto il massimo per le nostre potenzialità senza appesantire il bilancio. Vicari ha avuto dinamiche particolari a Bari, Micai ha avuto problematiche in Romania dove non si è trovato bene, ma sono pronti. Bardi, per esempio, ha parato subito a Mantova dopo essere stato fermo per mesi... I dati dicono che abbiamo preso gente pronta come Fumagalli e Bozhanaj».

Dionigi è soddisfatto del mercato? La sua posizione è a rischio?
«Abbiamo condiviso tutto. Non ci aspettavamo che determinati giocatori, prima di alcune gare, venissero a dirci che avevano fatto altre scelte. In particolare un ragazzo che lui ha valorizzato molto (Marras, ndr). Ma è stato un imprevisto gestito bene dalla società. Quando arrivano i risultati negativi si cercano alibi, si dice che il mercato influenza la testa. I problemi però c’erano già da novembre. Se ho ricevuto telefonate da altri allenatori? Questo è un mondo dove si parla tanto, ma noi non abbiamo parlato con nessuno. Il nostro obiettivo era trovare soluzioni, non scuse».

Perché, secondo lei, la Reggiana è entrata in crisi a dicembre?
«Secondo me si è fatto un errore nel pensarsi "belli", ed è un errore che parte in primis da me. Bisogna essere onesti intellettualmente: dopo grandi vittorie bisogna avere la stessa fame nelle partite successive, invece è venuto a mancare lo spirito di sacrificio e in Serie B tutte le gare sono complicate. Il gruppo è giovane quindi è fisiologico sbagliare, ma abbiamo sbagliato tutti quanti. A gennaio però ho ritrovato una squadra che non molla. Contro la Juve Stabia, dopo il gol subito a freddo, la squadra è rimasta in partita con le unghie e con i denti e avrebbe potuto anche vincere in rimonta. Dobbiamo restare uniti per fare qualcosa di diverso: il tempo c’è per rimediare».

Cosa serve ora per salvarsi?
«Dobbiamo azzerare gli alibi. È corretto che il tifoso dia la colpa a me se i risultati non arrivano, ma alcuni giocatori sono andati via perché non volevano indossare la maglia granata. Questo deve dare forza: la società non si fa prendere per la gola da chi non suda la maglia. Dobbiamo togliere l'aria di negatività. La palla non entra per questione di 10 centimetri, come i pali di Manolo (Portanova, ndr) o la mischia con la Juve Stabia. Bisogna essere positivi. Non ho mai visto nessuno retrocesso il 4 febbraio. Se ci crede il Pescara, dobbiamo crederci noi. L’anno scorso la Reggiana ci ha creduto in una situazione più difficile di questa. Il mercato è finito, ora pensiamo al Catanzaro: non possiamo più permetterci errori».

Fracchiolla: «Chi non voleva la maglia è andato via. Il gruppo ora è più esperto e compatto»

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