Tesser: «Dobbiamo cercare la vittoria con tutte le forze. Servono coraggio e personalità»
L'allenatore della Reggiana torna sullo scivolone di Pineto: «Abbiamo sbagliato in maniera clamorosa, mi assumo le colpe. I tifosi meritano rispetto, con la Torres occorrono tre punti per classifica e morale. Battistini c'è, Henry è convocato»
Obiettivi: rialzare la testa, tornare squadra e riprendere quel discorso abbandonato tre partite fa. In una sola parola: vincere. Per la Reggiana e per la città. Attilio Tesser lo spiega chiaramente, a domanda precisa, scandendo bene le parole in più passaggi e con un tono di voce più deciso rispetto ad altre dichiarazioni prepartita: «Domani sarei soddisfatto se vedessi l’atteggiamento giusto, ma soprattutto se tornassimo a fare i tre punti – precisa – che darebbero classifica e morale, alla squadra ma anche all’ambiente. Non possiamo perdere la fiducia dei nostri tifosi perché a Pineto ci hanno incitato sotto il diluvio universale e meritano rispetto. Dobbiamo essere puliti in coscienza e consapevoli di dare tutto. Il risultato della vittoria dovremo cercarlo con tutte le nostre energie».
Come ha reagito la squadra alla brutta figura di Pineto?
«I ragazzi erano consapevoli di aver fatto qualcosa che non andava fatto. Sono schietto, non trovo mai giustificazioni, quindi mi prendo tutta la responsabilità di quello che abbiamo visto in campo».
E i giocatori non hanno colpe?
«Anche loro sanno di aver sbagliato. Ora è importante trovare fiducia e serenità, senza sprecare energie nervose in tensioni che vanno gestite».
A cosa si appella un allenatore per cercare di riprendere i fili smarriti?
«È necessario leggere con la giusta cattiveria il momento negativo, poi però è giusto dare fiducia al gruppo, perché senza non si può giocare. In queste situazioni, è facile demoralizzarsi. Serve riportare il gruppo sulla strada giusta, dopo aver esaminato gli errori e non ripeterli».
Quindi questa settimana ha usato più la carota, del bastone?
«Bastone e carota si usano entrambi. Per dare la giusta visione di quanto fatto a Pineto, bisogna essere crudi, dire le realtà come stanno».
Nel frattempo Tripaldelli si è fermato…
«Sì (sospira, ndr)… Siamo contati, portiamo pazienza. Ce ne saranno altri che giocheranno. Concentriamoci sulla fiducia, sulla consapevolezza del momento delicato e sul fatto che per due mesi abbiamo dimostrato di essere una squadra con delle qualità, che ha espresso un buon calcio e ha lottato pallone su pallone. Serve riprendere quella strada, farlo in fiducia e serenità. Non parliamo di una vita fa, ma di due settimane».
I gol subiti troppo facilmente dalla Reggiana la inducono a cambiare modulo in difesa e passare a una linea a tre?
«Se ad ogni momento delicato si pensa di cambiare, secondo me si perdono delle certezze che una squadra deve avere. Allo stesso tempo, tuttavia, non è detto che non si debba farlo per necessità o per provare qualcosa di diverso. Questo fa parte del gioco, e anche i calciatori che hai a disposizione possono indurti a fare delle riflessioni più ampie».
In attacco, invece, al fianco di Šipoš non si è ancora trovata la spalla ideale...
«Io cerco di trovargliela, la spalla. Se analizzo seriamente, vedo che Šipoš ha fatto sette gol, anche perché qualche compagno il pallone gliel’ha passato e una squadra ha giocato per farlo segnare. Meriti suoi, ma anche dei compagni, di reparto o meno. Tutte le squadre fanno le rotazioni, noi in tutta sincerità abbiamo utilizzato Girma in seri partite e Rover in tre. Il Ravenna cambia ogni domenica, perché cambiare fa parte delle cose e Šipoš ha segnato sia con Girma che con Rover a fianco. A Pineto siamo stati indecenti, come dopo il Masone quest’estate. Con lo Spezia, invece abbiamo prodotto 6-7 palle gol. Per dire che non importa chi gli gioca a fianco, in una squadra ci sono le rotazioni, e tutti si devono sentire parte del gruppo».
Portanova lo abbasserà a centrocampo per dargli nuovi stimoli o, magari, per esigenze tattiche?
«Oggi ho parlato con Manolo, che mi ha confidato che giocherebbe anche in porta. Come fa a non essere stimolato? Se un giocatore sta a pensare al ruolo, alla zona di campo, allora siamo di fronte a scuse, alibi e sciocchezze. Nelle prime sei partite, nessuno parlava di questi temi. Ora è normale fare queste considerazioni, ma la verità è che tutta la squadra sta facendo meno bene rispetto a prima».
Battistini sta bene?
«Sì, è uno dei giocatori che ha fatto più presenze e quando lavori tanto si va in affaticamento. Ha ripreso normalmente e sarà a disposizione».
Henry è pronto per essere convocato?
«Il giocatore è rientrato, ha svolto una parte tattica ieri e oggi ha fatto l’allenamento con anche la partitella. Domani verrà convocato. È fermo da una vita, va chiarito questo aspetto, ma sta bene».
Capello diceva di riuscire a capire già dal riscaldamento che tipo di partita avrebbe disputato la sua squadra. A Pineto aveva avuto qualche avvisaglia?
«Dopo l'ultima rifinitura avevo percepito qualcosa. Non era stata brillante, a differenza di quella precedente alla partita con lo Spezia, quando avevo visto una squadra in buone condizioni. A Pineto, invece, i giocatori mi erano sembrati un po' stanchi e fisicamente meno brillanti. È capitato anche in altre occasioni, ma domani mi aspetto un atteggiamento diverso fin dall'inizio: dobbiamo avere coraggio, giocare subito con forza, decisione e personalità».
La Reggiana ha attraversato un avvio di stagione complicato. Ha capito quale sia il problema della squadra?
«Se avessi la sfera di cristallo, potrei dirvi che cosa succederà domani, ma non ce l'ho. Ho le mie idee e le mie sensazioni, però due partite giocate male su nove non mi bastano per stabilire se ci sia qualcosa che non va. Ho un gruppo che lavora bene durante la settimana e, sotto questo aspetto, nessuno può dire nulla alla squadra: per impegno, serietà e applicazione quotidiana i giocatori stanno dando tutto. Non sono né ottimista né pessimista, sono realista. Il realismo significa guardare ciò che succede in campo. Abbiamo lavorato bene durante la settimana, con grande partecipazione e applicazione da parte di tutti, anche nella rifinitura di oggi. Mi auguro di ritrovare domani ciò che ho visto in allenamento».
Parliamo della Torres, che potrebbe schierarsi con il 3-4-2-1, il 3-4-1-2 o il 3-5-2. La Reggiana sta soffrendo tatticamente le squadre che utilizzano questo sistema?
«È il modulo che ha utilizzato il Vado nei primi venti minuti, quando abbiamo segnato tre gol. Punto. La risposta è questa: conta l'interpretazione. Non esistono moduli che garantiscono la vittoria, altrimenti tutte le squadre giocherebbero con lo stesso sistema. Si può anche giocare a specchio: poi conta chi vince più duelli, chi è più in giornata e chi sfrutta meglio le occasioni. Abbiamo affrontato e battuto diverse squadre che giocavano con il 3-5-2 o il 3-4-1-2. Non è una questione di modulo in sé».
La Torres ha il vicecapocannoniere del campionato e diversi giocatori esperti, come Giorico. Che avversario si aspetta?
«È una squadra solida, esperta e di categoria, che non ha tanti giovani in organico. È costruita per essere competitiva: se non ricordo male, due anni fa era arrivata ai playoff e anche quest'anno sta dimostrando di voler fare bene. Ha una difesa solida e un centrocampo esperto. Mastinu è un regista di grande qualità tecnica, ma può giocare anche Giorico. Ci sono poi elementi come Liviero sulla sinistra, Corsinelli, Zecca sulla destra, un giocatore che da anni percorre la fascia, e Bunino, che ha giocato in tutte le categorie. Davanti c'è Di Stefano, un ragazzo giovane, brillante e dotato di buona qualità tecnica. Scotto pare sia infortunato. Nel complesso, la Torres è una squadra compatta ed esperta, che sa gestire le situazioni e leggere bene le partite».


