foto Silvia Casali
foto Silvia Casali

Altro che La pioggia nel pineto, come scriveva D’Annunzio. Quello di sabato pomeriggio è stato un diluvio «del» Pineto, con la lettera maiuscola, che ha spazzato via le certezze che fino a questo momento avevano contraddistinto l’inizio di stagione della Reggiana.


Quarantacinque minuti da film dell’orrore
Quarantacinque minuti presi a pallonate dal club biancazzurro, che ha fatto quello che voleva in campo di fronte a una squadra, quella granata, che avrebbe faticato anche nelle categorie inferiori. Perché il calcio, e lo sport in generale, è tutto qui: o «ce ne dai» oppure vieni umiliato dall’avversario, che avrebbe potuto recriminare per non aver chiuso il primo tempo con un vantaggio ancora più ampio. La totale assenza di idee di gioco spiega solo in parte lo scempio sportivo a cui i tifosi hanno assistito dalle tribune del piccolo «Pavone-Mariani» di Pineto. Gli avversari abruzzesi si sono trovati di fronte una Reggiana dimessa, senza personalità, con l’atteggiamento di una squadra che non ha ancora capito in quale campionato si ritrova a giocare dopo la retrocessione dello scorso anno. La Serie C è un campionato più duro del pane raffermo, ma fose qualcuno non se n'è ancora reso conto. Quella di sabato non è stata una partita, bensì un film dell’orrore, con gli attaccanti biancazzurri che sbucavano da tutte le parti e i difensori granata, che fino al mese scorso aspiravano alla Serie B, immobili a guardare. Un centrocampo senza passo, un attacco con poche idee, ma ben confuse. Come ha fatto il Pineto a segnare «solo» due gol alla Reggiana? Considerando che la pioggia abbondante aveva già reso pesante il campo prima del fischio d’inizio, la risposta è una sola: ha giocato semplice e, soprattutto, si è messo a correre. A correre forte. E alla Reggiana non sono servite a nulla le parole di Attilio Tesser, che nella conferenza stampa di presentazione e, certamente, anche durante la settimana aveva messo in guardia i suoi giocatori sulle difficoltà della partita. In campo, però, non si è visto nulla di quanto predicato dal tecnico granata. Giocatori molli, atteggiamento sbagliato e un’arrendevolezza disarmante dopo il primo gol subito.

Tesser, il problema e il rimedio
È ovvio che, a fine partita, o per meglio dire a sospensione avvenuta, qualche cattivo pensiero sia venuto ai tifosi. E non solo a loro. Questa squadra, che non più tardi di una settimana fa ha rischiato di vincere contro lo Spezia, sta forse giocando contro il proprio allenatore? È bene che ai tifosi venga detto chiaramente: ad oggi la società non intende cambiare Attilio Tesser, per ragioni di bilancio ma anche tecniche. E venga detto loro anche che, se è vero che il primo responsabile di quanto «ammirato» in terra abruzzese è l’allenatore granata, è altrettanto vero che lo stesso Tesser non può che esserne il rimedio. La figuraccia di Pineto non è una questione tecnica, ma caratteriale. Difficile, tuttavia, riuscire a fare altri ragionamenti logici dopo quanto visto in campo. Pioggia o non pioggia. Fari funzionanti o meno.

Il silenzio che i tifosi non si aspettavano
C’è poi un altro aspetto che non può passare sotto silenzio. Se per prassi le interviste si fanno a partita conclusa, è altrettanto vero che quella di Pineto una conclusione non l’ha avuta, essendo stata sospesa. Resta il fatto che, forse, due parole dai dirigenti presenti in tribuna - il presidente Salerno, il vicepresidente Fico e il direttore sportivo Bernardi - oppure dall’allenatore e dal capitano Manolo Portanova, i tifosi rimasti a casa se le sarebbero aspettate. È vero, la società sta attraversando un momento particolare e delicato, ma proprio per questo sarebbe stato importante dare un segnale. Anche poche parole sarebbero bastate. Non necessariamente per trovare spiegazioni a una prestazione indifendibile, ma almeno per ascoltare un’assunzione di responsabilità, un gesto di rispetto verso chi segue la Reggiana anche nei momenti più difficili. A Tesser e Portanova, certamente, va riconosciuto di essere andati, al termine della gara, a chiedere scusa ai 215 reggiani in trasferta. Un gesto apprezzabile, che però non cancella la delusione di chi, da casa, aspettava almeno una parola da parte di chi rappresenta la squadra e la società.

Un terzo di partita per salvare l’onore
Sarebbe facile, ora, chiedere di non giocare i restanti 27 minuti, più recupero. Sarebbe più comodo dire che non si vuole più vedere un’appendice di Pineto-Reggiana. E invece questi giocatori hanno ancora un terzo di partita da giocare, chissà quando, per provare a spazzare via i dubbi e raddrizzare una reputazione che, in terra abruzzese, è finita accartocciata e gettata nel cestino. «Fatti anche quest’anno un po’ d’onor…», dice l’inno. Mah. Almeno è giusto provarci. E bisogna certamente ripartire già da sabato, contro la Torres. La Reggiana lo deve a una città e a 6000 abbonati.

Gli highlights di Pineto-Reggiana

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