Tesser: «La Reggiana deve ancora crescere, ma sono contento della mentalità mostrata»
Il tecnico granata presenta la sfida al Latina: «Affrontiamo una squadra esperta e aggressiva. Alla terza partita, conta più la testa delle gambe. Bertagnoli è a disposizione, Crisetig viene da minuti importanti a Pesaro. Girma? Spero possa segnare»
Nemmeno il tempo di godersi la nutrita vittoria con la Vis Pesaro che per la Reggiana è già tempo di scendere in campo. Lo farà domenica pomeriggio contro il Latina, avversario inedito nella storia del club granata. Mister Attilio Tesser fa le carte al match, a cominciare dall’infermeria che vede l’importante rientro in gruppo di Bertagnoli: «Il giocatore si è allenato ieri per la prima volta con la squadra, quindi lo do recuperato. Crisetig? Ha fatto 55 minuti importanti a Pesaro, per un giocatore che non aveva ritmo partita, mi sembra un buon risultato, son soddisfatto della risposta fisica. Sarà certamente a disposizione».
Sempre parlando di centrocampo, Basili ha esibito una prova incoraggiante a Pesaro.
«Non è una scoperta, è un ragazzo che è con noi dal ritiro e sta migliorando di partita in partita in un ruolo non suo che gli ho impostato e per il quale deve ancora migliorare. Sta prendendo consapevolezza di come esprimersi al meglio da interno di centrocampo».
Tornado a mercoledì, cosa le è piaciuto maggiormente della sua squadra?
«L’atteggiamento prima di tutto. Siamo scesi in campo con umiltà, poi per un pezzo di gara abbiamo sviluppato delle buone trame, costruendo diverse situazioni da gol. Mi è piaciuta meno la gestione del pallone in alcuni momenti, potevamo palleggiare un po’ di più rallentando i ritmi. Siamo consapevoli di avere sempre margini di crescita, individualmente e di squadra».
Questi margini di miglioramento sono ancora ampi?
«Non so quanto ampi, ma devono esserci in entrambe le fasi di gioco. Ci sono giocatori come Crisetig, Cavion, Libutti (dopo l’incidente in allenamento, ndr) stanno trovando adesso la condizione… Ci sono tante situazioni che vanno costruite nel tempo, sia tatticamente che fisicamente. A livello di mentalità, invece, sono molto contento di dove siamo arrivati. L’importante è trovare una propria impronta tecnico-tattica e caratteriale, dobbiamo mostrare il più possibile la nostra identità».
Alla terza partita in una settimana cosa la preoccupa di più? La testa o le gambe dei giocatori?
«Potrei dire le gambe, ma la realtà sta sopra. Il cervello comanda tutto, la capacità di restare concentrati e di avere mentalmente le batterie cariche. Anche il recupero fisico sulla terza partita è importante».
Cosa ci dice del Latina?
«Abbiamo studiato, anche stamattina, le sue partite. Il Latina è una squadra esperta, che gioca un buon calcio e molto aggressivo in avanti. A Ravenna sono andati per fare la partita, andando anche in vantaggio, per esempio. Mi aspetto una squadra molto tonica, con due o tre giocatori molto importanti: Baez lo conoscono tutti per la qualità, ma in generale, l’organico del Latina è da rispettare».
L’aver subìto gol ad ogni partita la preoccupa?
«Non mi preoccupa, però è un aspetto che dobbiamo migliorare. Ne siamo consapevoli tutti, a cominciare dal portiere che vorrebbe chiudere una partita senza prendere gol. Questo aspetto fa parte dei miglioramenti che dicevo prima. Si lavora per migliorare, dobbiamo dare anche la sensazione di solidità, difendendo di squadra».
All’appello del gol manca solo Girma. Come sta vivendo il giocatore questa situazione? Si aspetta che col Latina possa sbloccarsi?
«Io stimolo spesso il ragazzo con la storia del gol, anche se a lui piace di più servire un assist. Deve sentire il piacere di fare gol, nel calcio bisogna essere concreti e ha tutte le qualità lì davanti per essere incisivo. Mercoledì ha colpito un palo, ha avuto un paio di occasioni simili anche a Guidonia, ma ha tirato piano, col “piattone” quando dovrebbe spaccare la porta, avere più cattiveria. Non è un bomber, ma spero che domenica possa dare una mano in fase realizzativa».
Cosa rappresenta, secondo lei, il calcio di Serie C, per un club come il Latina?
«Il Latina è una società che in questi anni è sempre stata nelle zone medio-alte. L'abbiamo trovata in Serie B per anni, con una buona continuità e facendo anche buone cose. È una città abituata al calcio. I fallimenti? Ci sono stati, ma purtroppo oggi, se guardate, ci sono realtà di alto livello che hanno vissuto queste situazioni e hanno saputo rialzarsi. Oggi stanno proponendo decisamente un buon calcio. Per il territorio è una cosa molto importante. Quest'anno hanno iniziato giocando bene e costruito una squadra che, secondo me, è molto buona per la categoria».
Quanto è importante una figura come il team manager Michele Malpeli, reggiano, per conoscere il mondo granata e per centrare l’obiettivo finale?
«Io sono un po' un illuso, ma l'ho sempre detto: i punti li portiamo tutti, da voi della critica a tutti gli ambienti. Chi vuol bene alla Reggiana, chi vuol bene alla maglia, chi vuol bene a questa società: tutti, in termini costruttivi, possono portare qualcosa. Michele è qui da tanti anni, ci sta vicino, e tutte le cose in cui può darci una mano ce le sta dando a 360 gradi. È un aiuto importante anche per noi, proprio per conoscere ed entrare nel mondo Reggiana. E poi è uno che vedi che vive per la maglia».
Nel suo passato ci sono state Mantova, Cremona, Modena e ora Reggiana: c'è un filo rosso che lega queste esperienze, tra società, città e magari una certa affinità con il suo Nord-Est?
«Non c'è nessun filo rosso. Penso che siano solo casualità, perché poi sono stato ad allenare tanto in giro per l'Italia. Ho giocato da Bolzano a Catania, quindi le ho fatte un po' tutte, sia da calciatore sia da allenatore. Quelle che ha citato sono zone dove si vive bene, dove si sta bene, dove la gente è molto cordiale e ti fa sentire a casa. Sono fattori molto importanti per chi viene a lavorare. E poi spero che l'Italia sia tutta produttiva, che sia Nord-Est, Centro o Sud. L'importante è ritrovare i valori dello sport, e in questa zona ce ne sono tanti».


