Leon Šipoš: «Voglio fare meglio dell’anno scorso. E con la Reggiana possiamo crescere ancora»
Il bomber granata è reduce da un avvio di stagione da protagonista con 7 reti in 6 gare: «Avanti così, ma bisogna correggere gli errori commessi finora. Voglio far parte della storia del club granata. La nazionale croata? Punto al massimo livello»

Sette gol nelle prime sei giornate di campionato, una continuità realizzativa che ha portato Leon Šipoš tra i migliori marcatori d’Europa e la voglia di continuare a crescere insieme alla Reggiana. Il centravanti croato classe 2000, a margine della conferenza stampa dello sponsor Righi Foglia Torino che si è tenuta questa mattina presso la sede del club granata, ha raccontato le sue sensazioni dopo un avvio di stagione da protagonista assoluto, soffermandosi anche sul rapporto con i compagni, sugli obiettivi personali e sulla possibilità di vestire un giorno la maglia della Croazia.
Leon, che sensazioni provi dopo un inizio di stagione così positivo?
«Sono molto contento dell’inizio che abbiamo fatto, prima di tutto come squadra e poi anche a livello personale. Abbiamo una squadra molto forte e forse abbiamo lasciato qualche punto per strada, ma secondo me l'inizio è stato positivo. Ora bisogna continuare così, fare anche meglio, correggere gli errori e fare un grande campionato».
In queste settimane sono arrivati tanti complimenti. C’è stato qualcuno che ti ha fatto particolarmente piacere? E pensi anche alla Nazionale maggiore croata?
«Dopo queste partite mi hanno scritto quasi tutti quelli con cui ero molto vicino a Lecco, tante persone dentro il club ed ex giocatori, perché abbiamo un rapporto molto stretto. Certo che le mie ambizioni sono ancora quelle di arrivare al massimo livello, che vuol dire anche la Nazionale. Spero di riuscirci, ma devo continuare a lavorare giorno dopo giorno: questa stagione devo fare bene, crescere, migliorare e poi vedremo cosa porterà».
Hai segnato in tanti modi diversi. Dove pensi di poter ancora migliorare?
«Direi in tutto, perché sono un perfezionista. Per me devi avere tutto e devi migliorare sotto ogni aspetto. Qualcosa mi riesce bene, ma devo migliorare soprattutto nel giocare più vicino ai miei compagni. Siamo insieme da un paio di mese e secondo me c’è ancora molto spazio di crescita per noi come squadra. In campionato, con il tempo, sarà ancora meglio».
Ti riferisci all’intesa con i compagni o anche al modo di legare il gioco?
«Quando guardo e analizzo le partite vedo che ci sono tante occasioni e tante palle che forse non abbiamo ancora capito abbastanza bene. Vedo tanta crescita possibile sotto questo aspetto e anche il mister lo vede».
Hai avuto una crescita importante negli ultimi anni. Cosa pensi ti sia mancato per arrivare prima a questi livelli?
«A 19-20 anni ero in una buona situazione, poi come ogni calciatore ho la mia storia. Sono andato in Lettonia, non mi sono trovato bene, poi ho fatto due o tre prestiti e mi è servito un po’ di tempo. Dopo l'infortunio al crociato che ho subito tre o quattro anni fa, secondo me ora è arrivato il momento giusto. Con il lavoro, perché sono uno che lavora tanto, alla fine qualcosa deve venire».
Sei anche un buon rigorista. Ti candideresti a batterli?
«A Lecco li battevo ed ero rigorista. Penso di calciare bene dal discetto, ma qui mi metto a disposizione della squadra. C’è Manolo (Portanova, ndr) che li tira benissimo e io sono a disposizione. Se serve e bisogna tirarli, ci sono. Metterei sempre prima la squadra rispetto a qualcosa di personale e spero che continuiamo a vincere e a conquistare più punti possibili».
Qual è stato il gol più bello tra quelli segnati finora?
«Direi forse tutti e due quelli segnati a Pesaro. Il primo di testa è un gol da attaccante vero e mi piace quando segno così, su un cross e con un inserimento di testa. Il secondo è forse più bello da vedere, perché è arrivato con un tiro».
In passato hai giocato spesso con una seconda punta al tuo fianco. Con Girma o Rover ti senti più solo come terminale offensivo?
«Ho giocato tanti anni anche nel 4-3-3, dove alla fine sei quasi da solo davanti, ma mi metto sempre a disposizione della squadra. Se gioca Girma, che si sposta un po’ più dentro, io posso restare più davanti, contro due o tre difensori, tenendo alta la linea per creare spazio per loro. Se gioco con Rover, lui attacca di più la profondità ed è più offensivo in quell’aspetto. Mi metto sempre a disposizione della squadra, in base a quello che dice il mister e a quello che vogliamo fare in quella partita. Non mi sento solo, ma cerco sempre le soluzioni migliori per ogni partita».
I tifosi aspettano con curiosità la coppia Šipoš-Henry. Come te la immagini?
«Bene, perché è un giocatore molto forte, che ha giocato in Serie A e in tante piazze importanti. Spero che torni il prima possibile, poi vedremo come giocare insieme».
A chi è dedicata l’esultanza con il binocolo che fai dopo i gol?
«A mia moglie, che si trova in tribuna».
Quali sono stati i tuoi idoli da giovane? Hai mai guardato a Bruno Petković?
«Guardavo quasi tutti gli attaccanti più forti del mondo. Bruno Petković, quando ero giovane, giocava alla Dinamo Zagabria e lo guardavo perché anche per caratteristiche è strutturato, tiene benissimo la palla e quindi osservavo questo aspetto. Come ho già detto in altre interviste, vorrei essere un giocatore moderno, uno che ha tutto e deve solo scegliere cosa serve in quel momento alla squadra e a lui: un attaccante che abbia cuore, sappia giocare con la palla, attaccare la profondità e fare gol. Guardo tutti gli attaccanti completi, come Haaland e Kane, ma anche Dembélé, che fa tanta fase difensiva. Cerco di trovare in ognuno qualcosa che possa servire a me».
Essere alto quasi due metri per un attaccante è un valore aggiunto?
«Sono circa 194 centimetri. Ho detto che mi piace Dembélé perché difende e negli ultimi anni correvo tanto anch’io, difendevo assieme ai compagni. La sua capacità di correre tanto e aiutare in fase difensiva è un aspetto che vorrei prendere proprio da lui, perché secondo me ora è uno dei migliori in questo aspetto».
A Perugia si è parlato di un tuo possibile arrivo in biancorosso prima della Reggiana. Tu hai mai sentito questa voce?
«Sinceramente non ho mai sentito parlare del Perugia. Non so se sia una voce o qualcosa di vero, ma a me non è mai arrivata».
Perché hai scelto la Reggiana lasciando Lecco, dove avevi fatto molto bene ed eri molto apprezzato?
«Sicuramente perché la Reggiana è una squadra molto importante e gioca in una città importanti. Negli ultimi anni ha fatto sempre la Serie B o ha vinto la Serie C e io vorrei fare parte di questa storia. Vorrei fare le cose bene, spero che si continui così».
Di solito a un attaccante si chiede quanti gol vuole segnare. Hai un obiettivo?
«Io dico sempre che vorrei fare meglio dell’anno scorso, perché bisogna migliorare, e spero di continuare così. Come dicevo prima, vorrei che la squadra facesse il suo passo: quando la squadra fa bene, faccio bene anch’io. Questo è il discorso».
Ora, se non segni per due partite, si parlerà subito di Šipoš che si è fermato...
«Spero di fare gol già a Perugia».
Fuori dal calcio, invece, come trascorri il tempo libero?
«Sono un ragazzo molto tranquillo. Nel tempo libero faccio tutto con mia moglie: usciamo per qualche passeggiata, beviamo un caffè, guardiamo qualche show oppure giochiamo a qualche gioco da tavolo con gli amici o anche da soli. Non sono uno che fa tante cose fuori dal campo, mi concentro soprattutto sul calcio e su come posso migliorare più velocemente».
Pratichi altri sport?
«In estate mi piace giocare a basket. Mi piacciono anche sport come il bowling quando usciamo, ma non sono uno che pratica ogni settimana un altro sport».
Quanto c’è di naturale nel talento dei calciatori croati e quanto invece è frutto dell’allenamento?
«Direi che è più naturale. Quando vedi da dove vengono tutti questi giocatori e dove si sono allenati, non ci sono grandi cose. Per questo direi che è più naturale. Noi croati siamo più atletici in quasi tutti gli sport».
Quando è nata la tua passione per il calcio?
«È venuta da bambino. Avevo cinque anni e sono arrivato primo o terzo in un torneo, non ricordo bene, ma penso di aver vinto e sono tornato a casa con un piccolo trofeo. Ho detto: “No, questo è troppo bello, vorrei continuare”. Non sapevo neanche cosa dovevo fare o dove dovevo attaccare. A sei anni, nel giorno del mio compleanno, ho iniziato ad allenarmi e da lì è cominciata questa passione».
C’è qualcuno che ti ha accompagnato in questo percorso e ti ha portato fino alla Dinamo Zagabria?
«Sono stati soprattutto i miei genitori, che erano sempre vicini a me: mi portavano agli allenamenti e facevano tutto questo per me. Non c’è stata una persona in particolare che mi ha aperto al mondo del calcio».
Quale squadra tifi in Croazia? E in Italia hai una simpatia particolare? Prima di arrivare qui conoscevi Reggio Emilia e la Reggiana?
«Dico la verità: non avevo seguito tanto il calcio italiano, perché mi piaceva di più l’Inghilterra. Guardavo la Premier League. In Croazia tifo assolutamente Dinamo Zagabria, perché sono stato lì otto anni, tra settore giovanile e tutto il resto. In Italia la squadra che sentivo più vicina era il Milan, perché mio padre era milanista e forse anche per questo ci siamo avvicinati. Per quanto riguarda la Reggiana e Reggio Emilia, invece, prima di arrivare non ne avevo sentito parlare».
Hai già giocato in piazze molto calde come Catania e Fidelis Andria. Che differenze hai trovato rispetto a Reggio?
«Direi che sono piazze forse molto simili, perché sono molto calde. Catania era una piazza calda e una società che prima era in Serie A, come qui. Direi che queste due cose sono molto simili. Anche qui si sente la passione dei tifosi e di tutti, e questo dà anche a noi la spinta per giocare meglio».


