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Narduzzo: «L'infortunio è alle spalle. Dopo cinque mesi senza calcio non vedo l'ora di ricominciare»

L'estremo difensore granata auspica una ripresa della stagione: «Anche un playoff in forma ridotta andrebbe bene. Mancano lo spogliatoio e il profumo del terreno di gioco»

Redazione TuttoReggiana
29.04.2020 12:45

Dopo essere stato sopposto il 13 gennaio alla sutura della lesione menisco-capsulare al ginocchio sinistro eseguita dal dr. Andrea Pellegrini e il suo staff presso la Casa di Cura Madre Fortunata Toniolo di Bologna, il portiere Davide Narduzzo ha portato avanti e ultimato con successo il proprio percorso di riabilitazione.

«Quando il professor Pellegrini mi ha comunicato che l’intervento era perfettamente riuscito, ho sentito subito un grande sollievo e una voglia incredibile di tornare a giocare; finalmente senza il dolore che nell’ultimo periodo mi accompagnava anche nei gesti della vita quotidiana - racconta il giovane portiere granata - Per me sono ormai cinque i mesi senza calcio, essendomi fermato prima della sospensione del campionato per sottopormi all’operazione: questo aumenta ancora di più la mia voglia di tornare tra i pali. Nella prima settimana dopo l’intervento ho lavorato in casa esercitando i primi piccoli movimenti e, fortunatamente, non avendo più avvertito dolore ho proseguito secondo i tempi dettati dalla mia tabella di recupero arrivando presto a camminare. Ho iniziato a lavorare intensamente fino a due volte al giorno unendo terapie e palestra, fino a raggiungere un buono stato di forma già a fine febbraio prima della sospensione della stagione. In questo momento proseguo ad allenarmi con lavori di forza e mantenimento muscolare in attesa dell’impegno in campo. Mi sento pronto per ricominciare con la squadra non appena questo sarà possibile».

Narduzzo sta trascorrendo questi mesi difficili in famiglia a Reggio. «Ho la fortuna di condividere questo periodo a Reggio Emilia con mia moglie Carmen. Ci facciamo compagnia a casa e abbiamo occasione di condividere tanto tempo insieme. Nel primo periodo dopo l’intervento mi sono dedicato molto intensamente alla rieducazione del ginocchio, era ancora possibile spostarsi e alternavo le sedute di fisioterapia a una parte di lavoro svolto autonomamente. Una buona parte della giornata la impegno leggendo e documentandomi su quello che sta accadendo ora: sicuramente ci si trova in una situazione grave e senza precedenti che sta stravolgendo il mondo e sulla quale c’è ancora troppa poca chiarezza. Serve prudenza e consapevolezza».

Narduzzo auspica il proseguimento del campionato, almeno con dei playoff in forma ridotta. «Anche lo Sport non può non essere condizionato da questa situazione ed è giusto si cerchino soluzioni adatte per ultimare le stagioni: l’opportunità di disputare un playoff, anche ridotto, sarebbe una strada percorribile e che reputo più possibile rispetto al completamento del campionato per intero. Sicuramente c’è la nostra volontà di poter scendere in campo per lottare per i nostri traguardi, senza affidare alla sorte o ad altri metodi la valutazione dei meriti sportivi. Tutto questo, chiaramente, nel rispetto dei protocolli e delle pratiche che devono garantire la sicurezza. Solo in queste condizioni si può pensare di tornare a scendere in campo».

In questo periodo difficile, il portiere classe '94 sente la mancanza dello spogliatoio e anche del profumo del campo. «Manca lo spogliatoio, vivere il gruppo e sentire viva la passione che abbiamo per il calcio. Da portiere posso dire che manca anche il profumo del terreno di gioco: rialzarsi da terra dopo una parata e aver sfiorato l’erba con il viso. Sono sensazioni che dopo tanti giorni lontani dal campo vengono meno, proprio perché il calcio non è solo un lavoro per noi. C’è voglia di rivivere quella quotidianità che in questi momenti si riconosce essere così forte e speciale».

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