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Montagnolo, dalle lauree in storia alla panchina granata: «Con Alvini un rapporto simbiotico. Lavoriamo per migliorare giorno dopo giorno»

Il vice allenatore granata svela alcuni "segreti": «Ci ispiriamo all'Atalanta di Gasperini e alle squadre che fanno del dominio il loro mantra»

Gian Marco Regnani
03.01.2020 16:30

Massimiliano Alvini assieme a Renato Montagnolo

Renato Montagnolo, catanzarese classe ‘90 ma da molti anni trapiantato a Prato, oltre ad essere il vice allenatore della Reggiana è anche un punto di riferimento importante per la squadra e per Massimiliano Alvini che si avvale della sua collaborazione dal 2016.

«Scrivevo alcuni articoli e analisi video di approfondimento per riviste tecniche come Allenatore.net ed è così che è nato il primo contatto con Alvini - racconta Montagnolo - Ci siamo piaciuti a vicenda e il mister mi ha chiesto di seguirlo a Bergamo nella sua avventura all’AlbinoLeffe. All’inizio ero solamente un collaboratore tecnico poi sono diventato il suo vice».

Il rapporto è proseguito anche a Reggio...
«Dopo i 3 anni a Bergamo mi ha fatto piacere seguirlo a Reggio, in una città che avevo già visitato diverse volte quando venivamo in ritiro con l’AlbinoLeffe e della quale ho sempre apprezzato il centro storico».

Nel suo background troviamo due lauree in storia…
«Una triennale e una magistrale. Il mio percorso è strano perché ho sempre desiderato fare l’insegnante di storia nelle scuole superiori: alla fine però posso dire che il lavoro di allenatore in parte ci assomiglia poiché sono una sorta di formatore. Gli studi fatti mi rendono orgoglioso e mi hanno dato una formazione generale, il calcio poi è la mia prima passione e trovo molti punti di contatto con l’insegnamento».

Ha scritto anche due libri…
«Spero di non scriverne più perché l’ultimo è nato dopo l’esonero a Bergamo - sottolinea con un sorriso Montagnolo - Si tratta di volumi che parlano di tecnica e tattica calcistica: il primo (“Linea difensiva: principi organizzativi e organizzazione didattica”, ndr) riguarda la linea difensiva, risale a quattro anni fa ed è stata una pubblicazione che ha riscosso molto interesse. Il secondo libro (“4-2-3-1. Soluzioni tattiche per un calcio posizionale”, ndr) si focalizza invece sul dominio territoriale ed è un argomento che interessa molto alla nostra squadra».

Il prossimo step è quello di diventare capo allenatore?
«In futuro si potrà aprire forse questa porta, ma non è una priorità al momento. Con il mister mi trovo bene, è una persona aperta che dà molta importanza alla comunicazione e al lavoro dei suoi collaboratori: questo aspetto è gratificante».

In campo sembra difficile parlare con lui…
«Alvini è una persona sanguigna quindi in campo viene fuori questo suo essere molto diretto. A volte ci sono contrasti tra di noi ma restano comunque nei binari della sincerità. Insieme abbiamo un buon rapporto».

Alvini la lascia spesso condurre gli allenamenti…
«Viviamo in simbiosi e alcune cose le lascia gestire a me proprio perché c’è un rapporto stretto e una visione del lavoro molto simile. Io mi occupo in particolare della creazione della settimana di allenamento».

Ha un'area specifica di sua competenza?
«Il mio lavoro è più che altro globale ma sostanzialmente mi concentro sulla linea difensiva, mentre il mister pensa di più all’attacco».

C’è una squadra alla quale vi ispirate?
«L’Atalanta di Gasperini ci ha dato molti spunti per quanto riguarda la fase di non possesso. All’inizio avevamo impostato una fase difensiva di reparto e di copertura degli spazi, poi con l’AlbinoLeffe e in seguito con la Reggiana abbiamo intrapreso un percorso diverso concentrandoci maggiormente sull’aggressività da portare sull'uomo e meno nella copertura degli spazi. Per fare un esempio, nel derby di Modena avevamo impostato una marcatura stretta su Sodinha e alla fine questa scelta si è rivelata corretta. Nella fase di possesso invece ci piace occupare gli spazi tra la linea difensiva e il centrocampo avversario in ampiezza: prendiamo spunto dagli allenatori che fanno del dominio il proprio mantra come Guardiola, Sarri o Giampaolo. Anche ai giocatori diamo degli esempi da seguire: agli attaccanti per esempio abbiamo fatto vedere i movimenti dell’Inter di Conte».

Nei quattro anni al fianco di Alvini quali sono i ricordi più importanti ai quali è legato?
«Ricordo con piacere, nel primo anno a Bergamo, una vittoria in rimonta contro il Santarcangelo nell'ultima giornata di campionato che ci permise di agguantare i playoff e la successiva eliminazione del Padova nel primo turno. Nel secondo anno all’AlbinoLeffe l’ultimo filotto di partite fu entusiasmante, soprattutto la partita giocata a Fermo: quest’anno ho rosicato perché dopo un ottimo primo tempo non siamo riusciti a vincere...».

In questa stagione invece?
«Essere trascinati dal pubblico reggiano è bello e riempie sempre di gioia. Io e il mister siamo dei passionali ed avere della gente che ci trascina e trascinarla a nostra volta è veramente un piacere. I match contro il Carpi e la vittoria nel derby a Modena lasciano davvero qualcosa dentro...».

Il lavoro della squadra dopo la sosta è ripreso bene?
«Sì. In questo periodo stiamo lavorando sulla nostra identità senza l’assillo di dover preparare nell’immediato una partita di campionato. La concentrazione è rivolta alla fase di possesso e non possesso riprendendo alcuni concetti già analizzati in ritiro a luglio».

Il recupero di Scappini e Lunetta come procede?
«Stefano (Scappini, ndr) ha già iniziato un lavoro parziale con la squadra e la settimana prossima aumenterà il ritmo. Gabriel (Lunetta, ndr) sta ultimando il recupero e dovrebbe tornare la prossima settimana assieme ai compagni. Speriamo di averli a disposizione entrambi in tempi brevi».

In questa stagione avete superato ogni più rosea aspettativa. Il bello arriva l’anno prossimo?
«Restiamo concentrati sul presente. Abbiamo intrapreso un percorso importante che ci ha portato fino al terzo posto in classifica: nel girone di ritorno vogliamo confermarci e possibilmente migliorarci. La Serie C è una realtà difficile, ma vogliamo crescere costantemente come persone e come gruppo».

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