Il punto di vista

L'analisi tattica - Scelta giusta cambiare modulo in corsa, ma la coperta resta corta

Alcune considerazioni dopo la vittoria dei granata nel 61º derby del Secchia

Lorenzo Chierici
14.09.2017 14:00

Qualcosa si è visto, ma non montiamoci la testa. I granata, contro il Modena, hanno giocato una buona gara, ma a fare la differenza a mio avviso, è stato Leonardo Menichini, che ha gestito i suoi ragazzi in maniera egregia. Il tecnico ha mandato in campo la squadra con un 4-3-3 per poi cambiare in corsa con un 4-2-3-1 e pochi minuti dopo, riequilibrare il tutto con un 4-3-3 estremamente difensivo, com'era giusto fare in quel momento, quindi un 4-5-1, che ha permesso alla Reggiana di chiudere ogni spazio. Personalmente non condivido del tutto le scelte del trainer di Ponsacco, in quanto a mio avviso le caratteristiche degli attuali giocatori granata, soprattutto di quelli davanti, potrebbero essere maggiormente valorizzate con un 4-4-2 o con un 4-3-1-2 che dir si voglia, ma di questo magari ne parleremo in un'altra occasione.

Procediamo comunque per gradi e vediamo di analizzare l'evoluzione tattica nel dettaglio. Il Modena ha affrontato i granata con un 3-5-2, quindi con gli esterni Calapai e Popescu bravi ad attaccare alti i portatori di palla e a creare superiorità in fase di possesso, una situazione che ha certamente messo in difficoltà la Reggiana che si è trovata uomini addosso fin dai primi due passaggi in uscita bassa dall'area di rigore. In seconda battuta i cinque di centrocampo, col 3-5-2, grazie agli esterni più alti, hanno alzato il livello del pressing anche sui portatori di palla di centrocampo. Il problema del Modena era però un altro, ossia che dietro la squadra canarina non ha tre giocatori insuperabili, tant'è che nel momento in cui Cesarini e Carlini hanno giocato più vicini nel 4-2-3-1, hanno creato occasioni e il gol partita. Il tecnico Eziolino Capuano aveva capito tutto questo, proprio pochi istanti prima del gol e aveva ordinato al suo vice di inserire immediatamente Remedi dicendo «Cesarini e Carlini giocano troppo vicini e se continuano così da quella parte ci fanno male». Peccato che il vice di Capuano abbia tergiversato un po' troppo, mandando su tutte le furie il vulcanico timoniere canarino, soprattutto quando, pochi minuti dopo, Cesarini calcia in porta, Manfredini para, la sfera arriva a Carlini che serve al centro un pallone proprio per il "Mago" che mette dentro a porta vuota. Immaginatevi la faccia di Capuano...

Menichini, che ha sempre predicato fin dal suo primo giorno in granata il principio del possesso palla, «... se ce l'abbiamo noi, non ce l'hanno loro e, oltre a non subire nulla, possiamo anche fare male ai nostri avversari», ha chiesto di intensificare l'applicazione dei tale principio e i granata a tratti hanno dato lezione di palleggio, ma a Menichini questo non bastava e poco dopo ha inserito Simone Rosso, malgrado non fosse al top a livello fisico, al posto di Altinier, che là davanti, da solo, continua a fare fatica come si è visto soprattutto nel primo tempo, mantenendo il 4-2-3-1 con Cesarini nell'inedito ruolo di centravanti e Carlini dietro di lui, ma molto vicini l'uno all'altro, con Napoli e Rosso rispettivamente a destra e a sinistra, con compiti difensivi e di contropiede. Nella prima frazione di gioco, infatti, soprattutto a sinistra, Panizzi è andato alcune volte in difficoltà a causa delle scorribande di Calapai supportato da Giorno, grazie ai quali il Modena ha potuto attaccare meglio gli spazi; nel secondo tempo, con l'asse Napoli-Ghiringhelli da una parte e Rosso-Panizzi dall'altra il Modena è arrivato a crossare a centro area soltanto dalla trequarti e solo in un paio di occasioni, una salvata alla grande da una diagonale difensiva di Genevier che poteva essere davvero pericolosa.

Non pago comunque di tale mossa, Menichini ha capito che doveva provare qualcosa di diverso davanti, visto che Cesarini non è un centravanti e anche perché il numero dieci granata va gestito e "difeso", trattandosi del vero valore aggiunto di questa squadra. Ecco perché ha giustamente deciso di inserire Pietro Cianci, un centravanti d'area di rigore, dotato di un gran fisico, che ha combattuto su ogni pallone. A tal proposito devo chiedere scusa ai lettori per aver scritto un'eresia la settimana scorsa, dicendo che Cianci era un'alternativa sugli esterni, ma, forse per la fretta, mi sono espresso male: volevo dire che l'ariete di proprietà del Sassuolo è l'alternativa giusta ad Altinier e oggi, dopo averlo finalmente visto, vorrei aggiungere che, sotto certi aspetti, potrebbe essere anche più utile dello stesso centravanti titolare, almeno in termini di protezione del pallone e di gestione di determinati momenti della gara. Mi auguro però che Altinier, che ha sempre fatto gol importanti, si sblocchi in fretta. Domenica c'è andato vicino in un paio di occasioni, magari col Renate sarà la volta buona. Tornando a Menichini, a 7 minuti dal termine, recupero compreso, dal 4-2-3-1 il tecnico è tornato al 4-3-3 o 4-5-1, allo scopo di non lasciare nulla al caso e di chiudere ogni varco, tant'è che in attacco è rimasto il solo Cianci a fare a sportellate con tutto e tutti, riportando Carlini nel ruolo di mezzala sinistra, con Bovo mezzala destra, Genevier davanti alla difesa, Napoli a destra e Rosso a sinistra, per arginare non solo Calapai e Popescu, ma anche eventuali triangolazioni, "imbucate" e movimenti di vario genere da parte dei canarini. Come se non bastasse, il tecnico granata, sia per perdere un po' di tempo, tanto i 5 minuti di recupero il direttore di gara li avrebbe dati comunque, sia per dare manforte con forze fresche a un centrocampo stanco, ha tolto Carlini per la mezzala Bobb, un giocatore soprattutto di contenimento e Napoli per un'altra mezzala di ruolo, Riverola, che ha invece giocato sull'out di destra. Malgrado questo il Modena ha rischiato ugualmente di pareggiare, ma Genevier, come dicevamo, ha anticipato Momentè saltando altissimo, cancellando dai taccuini anche l'unico vero pericolo provocato dal modena nell'ultimo quarto d'ora di gioco.

Traendo le conclusioni, questa squadra, che continua ad avere la coperta corta, avendo meno cambi di qualità rispetto alle altre (in attesa dell'eventuale tesseramento di Favasuli), se manterrà Menichini al timone, come accadrà, visto che il tecnico non è mai stato in discussione e tantomeno lo è ora, potrà vincere altre gare di questo tipo, ma ci sarà sempre da sudare e non poco e la dimensione della Reggiana, come ha detto l'amico Alberto Colombo, che ho intervistato pochi giorni fa su "La Voce di Reggio", è di seconda fascia, dietro a Vicenza, Pordenone, Padova e Feralpi. Questo non significa non poter sognare di andare in Serie B, magari da outsider, magari ai playoff...

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